Il comiziante che prometteva il mare a Nuoro
I magnifici sette. Personaggi immaginari presi dalla realtà/ 4
di Natalino Piras
5' di lettura
10 Dicembre 2023

Ci sono sempre una piazza, uno slargo, un contenitore di molta gente, a volte folla, e un comiziante. L’avvocato Marche o Marchi o Merche è uno di questi propagandisti politici rimasto più nell’immaginario collettivo che nei libri di storia. Il cognome varia a seconda di dove si fa racconto.  L’avvocato Marchi, qui lasciamo il primo in ordine alfabetico, era oggetto di narrazione in frailes e messonzos, in vinnennas e in tempo di ammazzamento del maiale, in fraicos, cantiere forestali, persino nelle fabbriche della nostra industrializzazione fallita. L’avvocato Marche dei comizi era nome da pronunciare con sarcasmo e ironia ma pure con quella solennità esagerata che sosteneva nella società rustica la lettura di certi titoli e notizie di giornale, il lettore unico alfabeta davanti a un popolo che non sapeva né leggere né scrivere però capace di ascoltare e interpretare. Cose come: «L’imputato è comparso dinnanzi al pretorio della corte d’assise!», «Eh, lampuTorrala a leghere». 

L’avvocato Marche come personaggio della narrazione stava dentro questo pretorio dove esercitava il mestiere di legale, avvocato di fiducia, d’ufficio o sostenitore de sa parte tirana, la parte civile. L’enfasi era un elemento indispensabile, così come il ricorso, se necessario, a cercare di rendere vero il falso. Così in tribunale. In un comizio il falso spacciato come vero non poteva per un avvocato non diventare promessa elettorale. «Porteremo il mare a Nuoro!» Ma potevano essere Orune, Bitti, Luvula, Alta Baronia, Barbagia e dintorni. 

Oltre la tradizione orale ci sono diversi libri e libelli che danno una più precisa collocazione al fatto e pure una fisicità al personaggio. Eravamo a ridosso del secondo dopoguerra. Dopo il referendum del 1946 per scegliere re o Repubblica, la guerra fredda stava alle porte. Due i blocchi contrapposti, il Patto Atlantico, la Nato, cui l’Italia aderiva, e quello che faceva riferimento a tutto il sistema satellitare imposto dall’Unione Sovietica. Il comunismo e i comunisti sotto anatema, i compagni del Partito Comunista Italiano, palas a Deus e iscuminicatos, demonizzati soprattutto dalla Chiesa cattolica che aveva come partito di riferimento la Democrazia Cristiana.  

Chi sa in quale partito militava l’avvocato Merche, per conto di chi prometteva il mare a Nuoro. A piazza San Giovanni del capoluogo ma potevano essere piazza Latino Lanfranco a Orune, piazza Nova o piatzedda ‘e Leone a Bitti, diverse altre piazze, la postura del comiziante era quella de s’abocau per antonomasia, Bustianu Satta: veste di panno, gorpette con la catenina dell’orologio fuoriuscente dal taschino e soprattutto su capeddu a larga tesa de sos segnores. Gesticolava ampio, puntando il dito verso la folla ora qua ora là. «E io vi dico, bor giuro solennemente che porteremo il mare Nuoro!» Tutti quanti hanno promesso e continuano in diretta tv a promettere il ponte sullo Stretto di Messina sono niente al confronto. 

Chi sa quale era l’appartenenza politica dell’avvocato Merche. Se Dc, Pci, Psi, Pri, Pli, Stella e Corona dei monarchici, la fiamma del Msi. Forse aveva militato, per un tempo più o meno lungo, in tutti i partiti dell’allora arco costituzionale. Dipendeva dalle possibilità che il momento offriva, magari un posto in consiglio regionale o in parlamento, soprattutto la fama, se non altro di grande oratore. 

C’è un particolare non trascurabile: chi sa se l’avvocato Marche si convinceva lui stesso di quanto prometteva. Se fosse consapevole. Oppure stesse allo scherzo, più che scherzo il teatro che allora erano i comizi elettorali. Specie quando, come nelle gare poetiche, c’era contradditorio. Famose le dispute tra il democristiano don Salvatore Fiori che poi si spretò e i comunisti Renzo Laconi e Velio Spano. Ha scritto Francesco Masala che don Fiori di Pozzomaggiore usava il linguaggio di Savonarola contro il linguaggio staliniano di Laconi e Spano, uno di Sant’Antioco l’altro di Teulada. In queste dispute che richiamavano folto pubbliche, con tanto di tifo fanatico per l’uno o per l’altro dei contendenti, l’avvocato Marche era sempre il convitato di pietra, inamovibile la sua promessa di far arrivare il mare a Nuoro, a pedes de su Monte, l’Ortobene.  

C’è chi dice ancora che Marche avesse a che fare con il Partito Sardo d’Azione di quel tempo dove iniziava a venir meno il carisma di Emilio Lussu. 

A qualsiasi idea politica appartenesse, l’avvocato Marche resta unico, come in un partito a sé stante. Le cronache che lo riguardano sono a pieno titolo di un mondo alla rovescia dove verità e menzogna si identificano. Meglio allora di adesso. Oggi viviamo un paese lontano dalla passione politica, di indifferenti al bene e al male. È assente il tempo umano.

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--