Scendere dal monte
Commento al Vangelo di domenica 25 febbraio 2024 - II Domenica di Quaresima - Anno B
di Andrea Biancu
Francesco Zuccarelli, Trasfigurazione di Cristo (1788)
3' di lettura
24 Febbraio 2024

La II domenica di Quaresima ci propone ogni anno il racconto della Trasfigurazione sul monte Tabor, nel quale il gruppo degli apostoli conosce, eccezionalmente, una drastica riduzione da dodici a tre: Pietro, Giacomo e Giovanni. Sono gli stessi che più tardi saranno chiamati a condividere l’esperienza dell’agonia nell’orto degli Ulivi: c’è un legame tra questo momento di gloria e l’altro di sofferenza, vedranno lo stesso volto del Maestro che «cominciò a sentire paura e angoscia» (Mc 14,33).

La Trasfigurazione possiamo definirla come la presentazione del Gesù profondo, più vero: è lo spazio dell’intima confidenza, dove si svelano le cose più personali e segrete, l’aprirsi agli amici. 

È significativa l’interpretazione che ci ha lasciato Sant’Agostino in suo discorso riguardo la luce e le vesti bianchissime: «Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è lui per gli occhi del cuore; ciò che è il sole per i corpi, lo è lui per i cuori. I suoi vestiti sono la sua Chiesa. Orbene, in un vestito l’orlo è la parte estrema e più piccola. Che c’è di strano se mediante il vestito bianchissimo viene simboleggiata la Chiesa, dal momento che sentite dire dal profeta Isaia: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, li farò diventare bianchi come neve?» (Sermone 78,2). Nell’orlo di quella veste ci sono i discepoli di ogni tempo, chiamati a far risplendere la loro “veste interiore” alla luce di Cristo, in quella trama di tessuto che ci lega gli uni agli altri: quella veste poi sarà divisa in un altro monte, il Calvario, per significare la divisione tra gli uomini, anche nella Chiesa (cfr. Mc 15,24).

Tra gli apostoli emerge la figura di Pietro, l’unico che prende la parola e che non vuole scendere dal monte: «Maestro, è bello per noi essere qui» (Mc 9,5). Le sue sono parole spontanee: è la reazione di chi pensa di fare qualcosa per gli altri (costruire le tre capanne) ma in realtà pensa egoisticamente a sé stesso. Tutti sentiamo la necessità di dimenticare un passato di difficoltà e abbiamo timore di affrontare un futuro carico di incognite: meglio rimanere nel presente che ci gratifica.

Perché ritornare nella pianura dove gli uomini devono combattere la loro battaglia nell’esistenza quotidiana? Il desiderio di Pietro è umanamente comprensibile e giustificabile, ma non rientra nel progetto di Gesù: la Trasfigurazione è solo una sosta, un anticipo di speranza, ma occorre scendere a valle e riprendere a camminare. «Scendi, Pietro; desideravi riposare sul monte: scendi […] lavora, affaticati molto, accetta anche sofferenze e supplizi affinché, mediante il candore e la bellezza delle buone opere, tu possegga nella carità ciò che è simboleggiato nel candore delle vesti del Signore» (Sant’Agostino, Sermone 78,6).


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