L’amore e la vita
Commento al Vangelo di domenica 5 maggio 2024 - VI Domenica di Pasqua - Anno B
di Andrea Biancu
James Tissot, L’ultimo sermone di Nostro Signore (1894 ca), Brooklyn Museum
3' di lettura
4 Maggio 2024

La pagina evangelica di questa domenica si lega all’immagine che ci è stata proposta la scorsa domenica (quella dei tralci e della vite) e ne costituisce un’esplicitazione. Possiamo evidenziare in particolare due aspetti di questi versetti tratti dal lungo discorso di Gesù con gli apostoli nel cenacolo.

Dimorare/rimanere nell’amore. Per vivere appieno una vera e significativa relazione d’amore occorre “rimanere”: non è possibile amare “a intermittenza” o “a tempo determinato”. Ai suoi apostoli Gesù offre non solo un modello o un esempio ma una realtà già presente che sono chiamati a scoprire attorno a quel tavolo e ogni volta che si riuniscono insieme: «Rimanete nel mio amore» (Gv 15, 9). Una delle prime domande dei discepoli a Gesù nel vangelo di Giovanni è: «Dove dimori?» Gesù risponde: «Venite e vedrete» (Gv 1, 38-39). L’amore non è qualcosa di statico bensì di dinamico che attraversa diverse fasi, spesso sembra affievolirsi con il passare del tempo e il sopraggiungere delle difficoltà: quante volte abbiamo sentito l’espressione “Non sento più quello che sentivo prima”? Un amore in crisi è un amore ancora “perfettibile” se si accetta di non voler perdere l’altro e continuare, nonostante tutto, ad accettarlo per ciò che è, non per quello che vorremmo che fosse.

Il comandamento del Signore. Si può comandare di amare? In realtà non è una regola ma una necessità. Occorre però fare una distinzione tra amore e bisogno affettivo: quest’ultimo si caratterizza soprattutto per la ricerca di amore che possa completarci o colmare i nostri vuoti. L’amore invece è relazione piena tra due individui che iniziano a condividere ciò che sono nella totale libertà di accettarsi. «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15, 12). Nel termine “come” del Vangelo è presente anche l’avverbio “perché”: l’amore che Gesù dona è la fonte di ogni amore, un “amore motivato”, un “amore generativo” per sempre. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici […] Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15, 13.15). Non c’è amore che non sia in grado di generare vita, non soltanto in senso biologico o cronologico: amore e vita sono uniti in maniera inscindibile e quasi indistinguibile, sono l’essenza di una persona. L’amore ha bisogno della vita, ma la vita senza amore è vuota, senza gioia: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 11).


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