Gesù e Zaccheo: un incontro che cambia la vita
Commento al Vangelo di domenica 30 ottobre 2022 - XXXI domenica del Tempo ordinario - Anno C
di Michele Casula
Gesù e Zaccheo, da "Il nuovo albero delle meraviglie", Giunti scuola (particolare)
5' di lettura
27 Ottobre 2022

Mi piace pensare a Gesù attorniato dalla folla che non permette ad un peccatore pubblico di avvicinarsi anche solo per vedere Gesù, spinto anche solo dalla curiosità. Zaccheo non si scoraggia, fa di tutto perché il suo sguardo possa incontrare lo sguardo di Gesù: sale su un albero, perché, sottolinea il brano, Gesù doveva passare di là. Da questa ricerca affannosa di Zaccheo, superando tutti gli impedimenti nasce una storia nuova, che cambierà totalmente la sua vita. Quale bellissimo insegnamento per noi! Dobbiamo superare tutti gli ostacoli che incontriamo o che ci poniamo per un vero incontro col Signore.

Salire in alto significa avere lo sguardo e il cuore libero per un incontro vero col Signore: togliere ciò che ci impedisce di vedere Gesù. Sono tanti gli impedimenti che possiamo incontrare sia dall’esterno, sia dento di noi. Dall’esterno: esperienze negative vissute nel passato, provare un senso di estraneità dentro la propria comunità, una società che sta sempre più indebolendo l’aspetto spirituale dalla vita delle persone, gli esempi negativi. Dentro di noi: l’attaccamento alle nostre sicurezze e la fatica ad un vero cammino di conversione, la difficoltà a capire il peccato a causa da una pratica sempre più labile, gli idoli che riempiono la nostra esistenza. Come Zaccheo dobbiamo “salire in alto” perché l’incontro con Dio possa davvero trasformare la nostra esistenza. Zaccheo per vedere ha bisogno di salire, di staccarsi dalla folla, dai luoghi comuni, dal modo massificato di vedere. È un invito alla nostra vita, una esigenza interiore di non accontentarci, il bisogno di elevare il nostro sguardo sul senso profondo dell’esistere. Mentre Zaccheo cercava di vedere Gesù, è Lui che in mezzo alla folla «alza lo sguardo» verso Zaccheo nascosto tra le foglie del sicomoro e lo chiama per nome. Dio gioca d’anticipo, ci ama incondizionatamente e ci chiama: allora o accettiamo di andare all’incontro, con i nostri limiti, oppure rischiamo di mancare all’incontro, ripiombando nella quotidianità.

«Scendi subito, devo fermarmi a casa tua»: è un imperativo e nello steso tempo un invito, che rompe ancora una volta con gli schemi sbagliati del suo tempo e anche con i nostri schemi mentali. L’uomo ha necessità di chiarezza nel messaggio che trasmettiamo, ma anche di amore nell’essere accolto. Specialmente quando sbaglia deve vedere nella comunità cristiana il luogo dell’accoglienza senza pregiudizi. Chi si accosta al sacerdote deve sperimentare sempre la luce della verità rivelata, ma anche la gioia dell’abbraccio della comunità, la condanna del peccato ma specialmente il dono della misericordia. Zaccheo è trasformato da questo incontro che ha cercato ma che lo ha preceduto, che è entrato con tutta la sua forza nella sua vita. Si alza, cioè si rimette in piedi. 

«Scese in fretta» perché diventato persona nuova. Dice:«Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Desiderava tanto vedere Gesù, posare gli occhi su di lui e improvvisamente “vede” i poveri che prima non aveva mai visto. Gesù non tarda a darne conferma: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza».È l’iniziativa di amore di Dio che opera la conversione e la salvezza nell’uomo. È lui che chiama, a noi spetta offrire la disponibilità a cogliere i segni dell’amore di Dio e camminare in un costante pellegrinaggio di ricerca, sapendo che Gesù passa per la strada che noi percorriamo e non si vergogna di accostarsi all’uomo peccatore che ha nel cuore il desiderio di incontrarlo. Scandalo dei “benpensanti”: «Riceve i peccatori e mangia con loro» (Lc 15,2).

Devo fermarmi a casa tua. «A casa tua – scriveva il cardinal Lercaro – è una grande parola di cui noi forse non comprendiamo tutto il significato: vengo a casa tua, nella casa del capo dei pubblicani, vengo ospite: tra tutte le case di Gerico ho scelto la tua, la casa più odiata, più malvista, ho scelto la casa tua». Il cristiano possiede un’unica certezza: Dio, paziente ed innamorato delle sue creature, cioè di ognuno di noi in qualunque condizione morale ci troviamo, allunga la sua mano perché ogni uomo l’afferri. Alza lo sguardo sul sicomoro in cui ci siamo rifugiati per volgere il suo sguardo d’amore verso di noi e invitarci a “scendere” dalle nostre paure per fare un nuovo cammino di vita.

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