L’eroismo quotidiano di due maestre, entrambe si chiamavano Margherita Sanna
Una di Orune, l’altra di Nuoro. Fedeltà all’Ac e militanza politica hanno segnato la loro vita
di Natalino Piras
Margherita Sanna di fronte al Comune (ph Carlo Levi)
6' di lettura
18 Aprile 2021

Nel paese portatile ci sono due Margherita Sanna, entrambe maestre elementari, una di Orune (13 febbraio 1904-19 marzo 1974), l’altra di Nuoro (8 febbraio 1925-31 gennaio 2011).

Entrambe appartenevano a famiglie di pastori. Entrambe ebbero presenza significativa nell’Azione Cattolica e nella vita politica come continua spendita di sé, un eroismo quotidiano in tempi duri e difficili.

La sindachessa

Margherita Sanna di Orune fu sindaco del suo paese, eletta nelle file della Democrazia Cristiana, dal 1947 al 1956 e dal 1964 al 1966 quando dovette dimettersi per motivi di salute. Dal 1956 fu consigliere provinciale per due legislature, in entrambe assessore all’assistenza, forte e lungimirante la sua opera per l’emancipazione femminile. Da sindaco, tra le sue opere, ci sono il lavatoio comunale e un ambulatorio pediatrico. Insieme a dottor Ennio Delogu, sardista, fu tra le fondatrici della “Cooperativa pastori orunese”, una delle prime in Sardegna. Era lei sindaco quando impiantarono la pineta sopra il paese e venne realizzato il primo lotto del caseggiato scolastico di Cuccuru ’e Teti.

La sindachessa molti la chiamavano “signorina Sanna”. Nel suo libro di viaggio Tutto il miele è finito, il grande Carlo Levi ne rende una efficace descrizione: «Dal municipio», siamo nel 1952, «uscì una donna dai capelli grigi, avvolta in uno scialle da contadina: era il sindaco di Orune».

Nel febbraio del 1943, Margherita Sanna stava in una cella del carcere cagliaritano di Buoncammino. Sotto i bombardamenti degli aerei alleati anglo-americani che costarono migliaia di morti lei pregava. Si trovava in carcere da più di un mese. Il suo nome era stato trovato in un elenco di antifascisti che si portava appresso Salvatore Serra uno dei due agenti del controspionaggio inglese catturati dai carabinieri dopo lo sbarco a Sarrala, nella marina di Tertenia, un depistaggio dall’invasione alleata che poi avvenne il 6 giugno 1944 in Normandia. Tra gli arrestatati c’erano anche Ennio Delogu e Salvatore Mannironi che poi vissero un’altra lunga odissea. «Non si è mai capito la ragione per la quale Margherita Sanna fosse stata coinvolta», scrive Salvatore Mannironi in un suo promemoria. «Può darsi che qualche sospetto nei suoi confronti fosse perché collaborava con me nell’Azione Cattolica, soprattutto durante il vescovado di monsignor Giuseppe Cogoni, strenuo difensore delle libertà religiose».

Margherita Sanna pensava sempre ai bambini cui insegnava. «Voglio che imparino a leggere e a scrivere, voglio che trovino lavoro onesto, voglio che vivano la loro vita al servizio di Cristo nel servizio della comunità ».

Il romanzo della scuola

Anche l’altra maestra Margherita Sanna ebbe ruolo attivo nella scuola, nell’Azione Cattolica, nella politica cittadina, assessore nella giunta di Gonario Gianoglio dal 1964 al 1969. Era una colonna portante de L’Ortobene.

Margherita Sanna (nella seconda fila dal basso con il cappotto a rombi scuro) a Roma con le donne nuoresi di Azione Cattolica nel 1960

«Da quando ha iniziato a scriverci, dal 1950», disse don Giovanni Carta nell’omelia in cattedrale al funerale di Margherita, «non ha mancato un solo numero, sempre una voce critica, anche quando si trattava di criticare noi preti». Il giornalismo fu per Margherita Sanna testimonianza del suo coraggioso cattolicesimo. «Sempre democristiana. Forze Nuove. Duramente contestata dai comunisti. La guerra fredda l’ho vissuta con molta sofferenza. Ero anticomunista di ferro». Così mi diceva per una pagina di giornale che lei poi non volle venisse pubblicata, per estremo pudore, perché le era sembrato di essersi messa troppo in mostra. In quell’intervista, Margherita Sanna mi raccontava della sua vita scolastica, come un romanzo.

«Fu un’esperienza tragica fare la maestra in quei tempi. Pensa tu a quante dovevano andare da Nuoro in Ogliastra, quelle sì che hanno patito. Allora non c’erano mezzi. Ignazia Nieddu e Marianna Melis le lasciavano a Urzulei. Da lì dovevano proseguire per altre destinazioni, tutto affidato alla buona sorte». Prima nomina per Margherita fu Ottana, 19431944. «Uno choc. Ottana non esisteva nella carta geografica. Erano le 5 del mattino. “Preparati ca devimus partire” ha detto mio padre, lui, mio babbo, in cappottone d’orbace, io in cappottino.

Viaggiammo in trenino, sa caffettera, sa littorina Nuoro-Macomer, sedili in legno, traballanti. Arriviamo alla stazione di Orotelli e a un certo punto sento gridare: Othana! Vedo un carretto tirato da un mulo. È il procaccia che viene a prenderci, tziu Zene, che durante il viaggio da Orotelli a Ottana non c’è luogo che lui non racconti: “In cussu ponte ana mortu su Tale po nche li vurare pantalones e zanchetta”. La prima casa che ho abitato era una camera a pianterreno, le finestre sconnesse, materasso di foglie di granturco, sopra il tavolato. A scuola dovevo andarci col maestro coadiutore. L’aula era una stanzetta dietro una stalla pro sas crapas mannalitas. A Ottana c’era un piccolo caseificio e la gente faceva la fila per il siero. Non c’era acqua, non c’era luce. Andavamo a prendere l’acqua a un fiume».

Dopo Ottana, Margherita insegnò a Limpiddu e Berruiles. «C’erano ruscelli che quando pioveva straripavano ». Poi un’altra sede. «Per Ortueri si andava da Nuoro ad Abbasanta in treno. Da Abbasanta a Ortueri in pullman». Poi Ollolai, Orotelli, Olzai, Tonara. «Neve e freddo. Non c’era caseggiato scolastico, si faceva scuola a Teliseri, a casa dell’ingegner Zucca». Poi Orani, Bitti, Mamoiada. Nuoro dal 1955 al 1982. A San Pietro sino al 1967. Al Podda dal 1967 al 1982. Una vita intensa. «Non mi sono annoiata, la solitudine è il male moderno. Ciascuno di noi deve guardarsi addosso. Ho girato molto l’Italia e la Sardegna. L’Azione Cattolica ha preceduto ogni cosa. Ho lavorato con canonico Menne a Bitti e con Salvatore Mannironi a Nuoro».

Una parte di questa storia la raccontai una volta a Roberto Napoletano, allora direttore de Il Sole 24 Ore e lui ne fece cronaca, il 23 marzo 2014, nella rubrica Memorandum, nella prima pagina del Domenicale, inserto culturale del quotidiano della Confindustria.

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--