Resta con noi Signore!
Commento al Vangelo di domenica 23 aprile 2023 - III Domenica di Pasqua - Anno A
di Michele Pittalis
Caravaggio, Cena in Emmaus (1601 ca), National Gallery, Londra
4' di lettura
23 Aprile 2023

Dopo il tempo di Quaresima, l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, l’intimità dell’Ultima Cena in cui Gesù ha anticipato la totale offerta di sé sulla Croce nell’Eucaristia e nel servizio, dopo la tenebra del Venerdì Santo e il silenzio del sabato, dopo il grande “giorno che ha fatto il Signore” – l’ottava di Pasqua – si aprono dinanzi a noi i giorni del tempo pasquale, che ci sono donati per assaporare ancora di più la gioia della Risurrezione, mostrandoci l’importanza che questo evento di salvezza ha nella vita concreta di ciascuno di noi.

Il libro degli Atti ci racconta l’effetto che la Risurrezione e il dono dello Spirito hanno nel cuore e nella vita degli Apostoli. Da discepoli paurosi, chiusi nel cenacolo per timore dei Giudei, diventano annunciatori coraggiosi e convincenti proprio della Risurrezione di Gesù. Loro che erano scappati di fronte alla Croce, sono ora i testimoni della Risurrezione. Il discorso di Pietro a Pentecoste è un inno alla potenza dello Spirito, ma è tutto costruito sull’annuncio pasquale della Risurrezione di Gesù. Rifiutato dal popolo e dai capi, è stato consegnato in mano ai pagani perché fosse crocifisso. Ma il Padre lo ha preservato dalla corruzione della morte.

Nella seconda lettura, lo stesso Pietro ci ricorda che siamo stati liberati dalla nostra «vuota condotta», cioè dal non-senso, proprio attraverso il Sangue di Cristo, che il Padre ha risuscitato perché la nostra speranza e la nostra fede siano rivolte a Dio.

Il Vangelo dei discepoli di Emmaus è una delle pagine più belle del Nuovo Testamento. Non solo siamo dinanzi ad un vero e proprio paradigma per l’annuncio nel mondo di oggi, ma è soprattutto la testimonianza palpabile della vicinanza di Gesù al cuore ferito e deluso dei suoi discepoli. Con la Parola, quindi, pazientemente, li conduce a riconoscere che tutta la Scrittura si riferisce a Lui. La condivisione della mensa, in cui Gesù ripete perfettamente i gesti Ultima Cena, e che i verbi usati riferiscono direttamente all’Eucaristia, diventa il punto di arrivo di un percorso vissuto insieme, che culmina nel riconoscimento del Signore vivo e risorto «nello spezzare il pane».

L’esperienza dei discepoli di Emmaus ci dice anche un’altra cosa importante. Non è così scontato accogliere la realtà della Risurrezione del Signore. Si corre il rischio, che tocca anche noi evidentemente, di considerare il sepolcro e quella pietra rotolata sopra, come la fine di tutto. È grande la loro delusione: «noi speravamo». È come se il sogno di liberazione e di vita nuove si fosse infranto contro il legno duro e crudele della Croce. Anche l’annuncio delle donne, che «affermano che egli è vivo», viene accolto con ritrosia, con incredulità, dubbiosamente.

Anzitutto Gesù si fa compagno di strada, si avvicina e cammina con loro, si fa carico dei loro dubbi e della loro paura, condivide la loro esperienza, si interessa a loro, ascolta il loro racconto, questo avvenimento che loro non riescono ad interpretare. Il “rimprovero” di Gesù per la loro “lentezza di cuore” deve interpellare anche noi. Dobbiamo anche noi, allora, metterci alla scuola della Parola, lasciarci guidare dal Maestro e Signore nei prati della Scrittura e riscoprire che tutto ci riconduce a Gesù.

«Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto»: è anche la nostra preghiera. Guidati da Gesù e dalla Parola, entriamo in relazione viva con Lui. La Sua presenza diventa fonte di pace e di serenità, dissipa le nubi all’orizzonte e apre alla speranza e alla gioia. Nell’Eucaristia riconosciamo Gesù, che spezza il pane per noi, e si spessa come pane, per farsi nutrimento per il nostro cammino. Quando i loro occhi si aprono e riconoscono Gesù, il “fuoco” acceso in loro dalla Parola e dall’Eucaristia, spinge alla missione e all’annuncio. Abbiamo bisogno anche noi di essere nuovamente invitati a credere in quelle parole che hanno cambiato il corso della storia e possono cambiare la nostra vita: «Davvero il Signore è risorto».

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