Chi o cosa stiamo cercando?
Commento al Vangelo di domenica 14 gennaio 2024 - II Domenica del Tempo ordinario - Anno B
di Andrea Biancu
Domenichino, Giovanni Battista indica Gesù Cristo come l’Agnello di Dio a San Pietro e Sant’Andrea (1623-1628), Basilica di Sant’Andrea della Valle, Roma
3' di lettura
11 Gennaio 2024

In questa domenica la liturgia ci presenta un episodio dell’inizio della vita pubblica di Gesù dopo il Battesimo e il brano evangelico è tratto dal primo capitolo del Vangelo di Giovanni.

Giovanni Battista «stava» con i suoi discepoli: anche lui aspetta la manifestazione del Messia, della Parola che viene nel mondo (i versetti odierni sono preceduti da quelli poetici del Prologo) e questa attesa non la vive da solo, ma con due discepoli, che saranno i primi a seguire Gesù.

«Fissando lo sguardo»: tutti e tre fanno convergere la loro attenzione su Gesù che passa, ma solo Giovanni ci consegna un’immagine della sua identità. «Ecco l’Agnello di Dio»: è lui che prende le nostre colpe, i nostri pesi, se li carica sulle spalle, si sacrifica come agnello innocente per l’uomo di ogni tempo.

I discepoli lo seguono, ma stavolta è Gesù a voltarsi e a fissarli: in ogni chiamata c’è sempre un incrocio di sguardi che precedono e completano quella domanda cruciale: «che cosa cercate?». A questo interrogativo rispondono con un’altra domanda: «Rabbì, dove dimori?». Quando siamo in difficoltà abbiamo bisogno di risposte, di certezze sulla via da percorrere, per questo moltiplichiamo le domande.

In fin dei conti è questo ciò che dobbiamo chiederci: chi o che cosa stiamo cercando veramente? Cosa stiamo cercando dalla vita stessa, nei nostri dubbi e inquietudini? Per capire il senso dell’esistenza si può partire anche da una domanda che non ci poniamo noi, ma riceviamo dagli altri e che facciamo risuonare dentro di noi.

Gesù risponde con due verbi «venite» e «vedrete»: occorre iniziare un percorso nuovo facendo un atto di fiducia in Lui e insieme avere uno sguardo più attento. Se i due discepoli fino a quel momento lo hanno seguito e lo hanno guardato in un modo, ora devono fare le stesse cose ma con una consapevolezza diversa, quella della sua presenza e della sua guida.

«Abbiamo trovato il Messia»: è l’affermazione inconfutabile di chi ha fatto esperienza e non la può tenere con sé ma sente la necessità di condividerla, ricordandone anche i minimi dettagli. 

Tra le righe di questa pagina colpisce l’annotazione: «erano circa le quattro del pomeriggio». I due discepoli inseriscono questo incontro nel tempo cronologico ma l’esperienza con il Maestro può solo iniziare in un determinato momento e continuare con la fiducia che gradualmente germoglia nel cuore come buon seme.

L’episodio si conclude con la chiamata del primo degli apostoli al quale Gesù cambia il nome, da Simone a Cefa (Pietro). Per lui il cammino inizia “rimodellando” la sua identità ma non la sua fragilità: avrà ancora tanta strada da fare prima di diventare veramente “pietra” solida capace di confermare nella fede (cfr Lc 22,33).


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