Quando le merci impongono anche il linguaggio comune

Il mercato globale non è affatto un congegno democratico. Conosce la legge del più forte e la insinua dove meno te lo aspetti, facendoti credere che tu sei un protagonista. Ti cambia il modo di parlare prima ancora di quello di pensare. Il tutto in nome della libertà. Ricordate le “lenzuolate” di liberalizzazioni volute dal ministro Bersani sotto il governo Prodi? Erano nate da un nobile intento: favorire la concorrenza e far risparmiare i consumatori, inserirci in un contesto europeo e mondiale. In realtà hanno fornito il carro del trionfo ai grandissimi investitori stranieri e messo la fune al collo dei medi e piccoli operatori nostrani. Hanno scalfito ma non eliminato i privilegi di alcuni, proteggendo i protetti e aggravando le condizioni degli altri. Non sempre le buone intenzioni si traducono in buoni risultati. Ultimo allarme è quello legato alle concessioni demaniali lungo le coste sarde: stavolta si rischia una nuova colonizzazione da potentati stranieri e non solo italici. I sardi sono ancora destinati ad essere depredati per legge.
Il mercato globale ha una sola regola: l’omologazione. Gli servono consumatori uno uguale e preciso all’altro, tutti fratelli siamesi,cittadini desideranti le stesse cose, in ogniqualsivoglia modo, da soddisfare in produzioneseriale, con proficue economie di scala. Nelnuovo mondo, non quello della scoperta delle Americhe ma del Nuovissimo Principe, non c’è spazio per differenze, né tradizionali o religiose,né sessuali. Pier Paolo Pasolini lo aveva intuitogià negli anni ’70: «Per il nuovo capitalismo, che si creda in Dio, nella Patria o nella Famiglia, è indifferente. Esso ha infatti creato il suo nuovo mito autonomo: il Benessere. E il suo tipoumano non è l’uomo religioso o il galantuomo, ma il consumatore felice d’esser tale». Conseguenza vuole che gli individui sembrinouna massa indistinta, “corpi” tutti uguali e senza differenze. In questo clima di omologazione, c’è posto solo per il perbenismo consumistico e l’idolatria della merce. Tutti si è uguali nello stesso modo di vivere e pensare “borghese”, supposto che questo termine abbia ancora aderenza alla realtà. Non c’è spazio per la tanto cara al cristianesimo “persona”. Ogni reale differenza viene cancellata, in nome e con la scusa della magnificata tolleranza. Il mercato confonde e fonde necessità e desideri, realtà ed illusioni, evidenze e sogni nella necessità di essere veloci e connessi. Esempio ormai insopportabile è che lo stesso parlare e scrivere siano diventati ardui.
Manco ai tempi del Fascismo che dettava un dire e scrivere unico. Guai se si sbaglia aggettivo o sostantivo non rispettando la costumanza gender. Fortunatamente abbiamo La Crusca che, tempo fa, a proposito del dilagare dell’uso dell’asterisco a fine dell’aggettivo o sostantivo, scriveva di non forzare la lingua «al servizio di un’ideologia, per quanto buona questa ci possa apparire. L’italiano ha due generi grammaticali, il maschile e il femminile, ma non il neutro, così come, nella categoria grammaticale del numero, distingue il singolare dal plurale, ma non ha il duale, presente in altre lingue, tra cui il greco antico. Dobbiamo serenamente prenderne atto, consci del fatto che sesso biologico e identità di genere sono cose diverse dal genere grammaticale».
Io vorrei scendere da questo mondo globale. Tutte le civiltà sono cadute per eccesso di bizantinismi e di regole opportunistiche per minoranze e dannose per i più. Chi ama Nuoro e la Sardegna non può permetterlo ulteriormente a costo di essere accusati di essere anti italiani e diffidenti europei.

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