Le cortes di Grassia e la festa delle Grazie

Cosa succederebbe se ad Orgosolo il giorno dell’Assunta venisse allestita la sagra del pistiddu? O ad Orune se il giorno della festa del Carmelo si organizzasse la fiera della pecora? Cosa succederebbe se a Bitti per la festa del Miracolo si mettesse su una fiera-mercato della salciccia? Sono convinto che almeno una buona parte della popolazione quantomeno resterebbe irritata. Non così a Nuoro dove l’amministrazione comunale, con la sua assessora alle attività produttive, ha programmato per il 20 ed il 21 novembre, giorno della festa delle Grazie, l’edizione delle Cortes Apertas in omaggio a Grassia, di cognome Deledda. Niente in contrario alle Cortes, anzi! Ben vengano tutte le iniziative per omaggiare la premio Nobel. Ma davvero non si poteva scegliere altra data? Almeno per salvare il buon gusto. Da un lato infatti si fa di tutto per salvare tradizione ed identità, religiosità popolare e convivenza sociale. Dall’altro si impernia tutto sul mercato. Il giorno della festa delle Grazie il sindaco e l’amministrazione comunale, con i quartieri della città, sciolgono il voto del 1812 alla Vergine per aver liberato Nuoro dalla peste. L’allora sindaco Alessandro Bianchi, nel 2013, scriveva una nobilissima lettera alla popolazione: «È un appuntamento importante per la nostra comunità, carico di sentimenti religiosi e identitari, occasione di riflessione e di festa con i suoi riti consolidati negli anni». E annunciava che non si sarebbe tenuto il consueto incontro conviviale, seppur sobrio, nelle sale del comune vista la situazione del bilancio.
Per le manifestazioni deleddiane comune e provincia hanno a disposizione tanti di quei finanziamenti che possono dichiarare bisestile l’anno in corso, in modo da trovare data più consona per le Cortes. Custa non est Grassia ma disgrassia, ha commentato qualcuno che per tale giorno invoca pioggia abbondante. Lasciando da parte le ironie c’è una seria preoccupazione per quanto di pernicioso potrebbe accadere in futuro. Un qualcosa di già visto con la festa del Redentore. La Diocesi decise che la processione per le vie cittadine venisse abolita perché stava diventando una sfilata di costumi. Ed infatti si arrivò ad una netta separazione tra la festa religiosa e la sagra. Per Le Grazie non ci sono manifestazioni civili, lo stesso scioglimento del voto ha una connotazione fortemente religiosa. Ebbene, se l’amministrazione comunale per quello stesso giorno organizza altri eventi proponga coerentemente di sciogliere il voto in altra data.
La parrocchia dal canto suo valuterà l’opportunità o meno di tenere la processione lungo vie allestite per le Cortes. L’attuale sindaco di Nuoro, chiamato telefonicamente per segnalargli questo increscioso intreccio, ha detto “non so nulla”. Ora lo sa bene. Sa che dopo la figuraccia rimediata con le Cortes di Lollove rischia di creare il presupposto non per ripicche più o meno giuste ma per lo stravolgimento di una festa e tradizione tanto cara ai nuoresi e agli abitanti dei paesi vicini. Altri tempi quando l’assessore Giovanni Cucca disse basta ai carri di carnevale raccattati dai paesi vicini per sfilare la prima domenica di quaresima. Sindaco ed assessora non vadano in giro a dire che non avevano possibilità di scegliere altra data, o che la Camera di Commercio gliela aveva imposta: hanno scelto loro con scienza e coscienza. Complimenti!

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