La parola Natale verso la censura
Uno strano compleanno senza l’interessato
di Francesco Mariani

7 Dicembre 2023

4' di lettura

Iniziamo l’Avvento, come da tanti anni a questa parte, con una clamorosa ed accettata censura. Il nostro calendario, il computo del nostro tempo, è basato su un compleanno, su una nascita. Ma tutto cospira a tacere e dimenticare chi è nato e di chi è il compleanno. Mi spiego terra terra. 

Immaginate che al Campo Scuola di piazza Veneto atterri un disco volante con a bordo un marziano. Lui scende e va in giro per la città. E meno male che è a Nuoro, se fosse a Bologna o Milano sarebbe ancor più frastornato. Vede pupazzi vestiti di rosso, immagini di renne, disegni di cristalli dipinti di neve, una moltitudine di luci e di stelle, rami di abete sintetico e colori sgargianti. E il marziano si chiede: chi stanno festeggiando? La nascita di qualcuno, una ricorrenza particolare, la vittoria elettorale di un personaggio, la conquista di uno scudetto di calcio di serie A? Manca il nome del festeggiato.

Il marziano intuisce che c’è una festa il 25 dicembre, ma non riesce a capire perché. Resta ancor più confuso quando legge volantini e calendari in cui ci si limita a promettere sconti a partire dal primo dicembre fino al 24.

Il marziano entra in un supermercato dove ci sono tanti cartelli con su scritto “Buone feste”, montagne di panettoni e dolci, alberelli ricoperti di palline colorate ed un po’ di statuine che raffigurano pastori, zampognari, pecore, artigiani ecc. E continua a chiedersi il perché di questi festeggiamenti, di questi auguri generici e fumosi. È la festa della neve, dell’inverno, delle renne, dei pupazzi vestiti di rosso e bordati di bianco? Il marziano non sa che i supermercati e i luoghi di ritrovo ritengono inopportuno ricordare apertamente che è Natale.

Il buon senso dice che non vi è, non vi può essere, offesa alcuna nell’augurarsi buon Natale. «Cosa è, infatti, il Natale se non la festa di un Dio che si fa uomo? E cosa può esserci di più straordinario per un uomo sapere che c’è un Dio che ci ama a tal punto da assumere il nostro stesso corpo e condividere la nostra umanità? Cosa c’è di più rivoluzionario del sapere che d’ora in poi la nostra vita non finisce qui ma che siamo chiamati a quell’eternità che avvertiamo pulsare dentro il nostro cuore? E come può tutto ciò offendere qualcuno? E rappresentare un’offesa talmente grande dall’essere annoverata tra le cose impronunziabili in società, quasi si trattasse di una bestemmia?» (Domenico Airoma).

Il marziano tutte queste cose non le sa. Finisce per pensare che si faccia festa tanto per festeggiare, per divertirsi, comprare, mangiare e ballare. Una festa senza un quid, senza contenuto. Risalito sul disco volante continua ad interrogarsi su cosa e chi sia un festeggiato di cui non si può pronunciare il nome. Si convince che gli uomini sono davvero strani e non vale la pena rimanere tra loro.

Gli sfugge che la società dei consumi, più che mettere espressamente fuori legge il Natale, preferisce inglobarlo annichilendolo, trasformandolo appunto in una festa valida per tutti indistintamente, perché svuotata del proprio contenuto. La sostituzione del presepe, simbolo della Natività di Cristo, con l’albero di Natale sfavillante di luci consumistiche, ci riporta alla logica mercantile, ed è emblema dell’unico dio universalmente riconosciuto: il denaro.

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