Due proposte ai nostri politici
di Francesco Mariani

19 Dicembre 2023

3' di lettura

A tutti i partiti e le coalizioni in campo per le elezioni regionali, vorrei chiedere due piccole cose, o se preferite, un miracolo. La prima è di inserire nei loro programmi il solenne impegno che i candidati agli incarichi pubblici vengano selezionati non per le loro affiliazioni politiche ma per le loro competenze. Si tratta di un vezzo diventato tradizione consolidata fino a oggi, senza soluzione di continuità. Il merito è diventato l’ultimo requisito da prendere in considerazione. Capita certo di trovare persone giuste al posto giusto ma, anche in questo caso la scelta avviene con criteri di appartenenza politica. Un criterio patologico che riguarda tutti i partiti.  

Fino a Tangentopoli si parlava di partitocrazia. Mani Pulite ha spazzato via i partiti, che sono diventati comitati elettorali più che centri di rappresentanza delle idee. Il temine partitocrazia, è stato sostituito con il più brutale lottizzazione, per indicare le spartizioni di posti di potere che governo e opposizioni concordano o impongono.

A chi vince le elezioni va la fetta più importante della torta ma, in nome del pluralismo e del rispetto delle minoranze, anche chi perde spetta qualcosa di non poco conto. In ogni caso si tratta comunque di designazioni su base di militanza o consonanza politica. Con effetti collaterali per nulla marginali: la stessa persona con cumuli di incarichi; personaggi che cambiando cavallo e collocazione prendono incarichi da tutte le parti; soggetti poliedrici che bulimicamente passano da un incarico ad un altro con la medesima incompetenza. Di fronte a questa degenerazione morale e politica nessuno può scagliare la prima pietra perché nessuno è senza peccato o è esente da un’occupazione “selvaggia” di tutti i posti di responsabilità ad ogni livello. Capita anche che un bravo assessore si ritrovi con una struttura assessoriale impegnata a remargli contro perché espressione di una appartenenza politica diversa.

La seconda cosa modesta che vorrei chiedere è che si ponga fine ai commissariamenti di ogni tipo e grado. Abbiamo commissari e sub-commissari ovunque, in enti e province, consorzi e fondazioni, emergenze ed urgenze, nominati a tempo e divenuti spesso sempiterni, lautamente retribuiti. Nuoro eccelle in questo campo. Se questi commissari, designati anche loro con criteri parapolitici, facessero un partito rischierebbero di vincere le elezioni. In Italia se ne stimano almeno diecimila. 

Un’amministrazione parallela con procedure accelerate e corsie preferenziali, deroghe e proroghe, molta discrezionalità. L’intenzione alla base delle loro nomine è quella di gestire meglio e velocizzare situazioni che rischiano di bloccarsi. Il risultato, però, non è quasi mai quello sperato. La nomina continua di queste figure è l’ammissione che la pubblica amministrazione non funziona. Quando si chiama un commissario bisognerebbe chiedersi perché c’è bisogno di lui e perché quelle mansioni non possano essere svolte dagli uffici ordinari e dagli alti dirigenti. Ma da noi è tutto straordinario, dal rinnovo della carta d’identità o del passaporto al recapito di una lettera dell’Agenzia delle Entrate che per questo ritardo nella consegna ti annulla la rottamazione concordata. 

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