Cultura e politica per rilanciare Nuoro
di Francesco Mariani

8 Gennaio 2023

3' di lettura

Non capisco se sia maturo, a Nuoro, il momento di una riflessione politica e culturale che vada oltre il civismo, ossia le liste civiche alla guida dell’Amministrazione e del consenso elettorale ottenuto, ma si sente comunque il dovere di riporre il problema, avendolo fatto, da parte nostra, altre volte. 

In molti, tra i nuorsi, teorizzano l’inutilità di una visione del mondo, della persona, della società e dell’ambiente per bene amministrare una città. Ragioniamo per un attimo: assumere come stella cometa questo orientamento, ci porterebbe al risultato che, se anche si ritenesse sufficiente per amministrare una città, un bellissimo programma e un buon patto elettorale, entrambi non basterebbero per animarla culturalmente. Il pragmatismo è buona pratica della gestione dell’esistente, ma non genera da sé il mutamento e il miglioramento della realtà. Questo modo di pensare, chiediamo venia, non ci piace.  

Non è questa la sede dei bilanci politici delle Amministrazioni Soddu, ma è tempo opportuno per rilevare che si avverte in città una sorta di stagnazione, di immobilità, di assenza di orizzonti. Noi pensiamo sia l’effetto di una politica succube della realtà piuttosto che essere animata dalla volontà di governarla. Intendiamo dire che manca l’ermeneutica, la grammatica e la sintassi, della nostra comunità, l’impegno a rendere esplicito il senso storico della sua esistenza grazie a una visione rivolta al presente, con un compito per il futuro. Non basta asfaltare strade o non farlo per privilegiare altre emergenze; tutto deve essere fatto non perché esiste, ma perché trova un senso in un disegno. Nuoro, ancora, non ha un disegno che la riguardi.

A fare un po’ di storia, forse, si riesce a comprendere qualche radice di questa fase di impasse. Nuoro è passata dall’essere luogo del confronto tra comunisti e cattolici democratici, a essere terreno di scontro tra gruppi culturalmente informi impegnati nel tentativo di un amministrare, governare l’immediato. Quando si indaga sulla visione del mondo di queste elites si scopre un vuoto imbarazzante e drammatico. È il frutto tardivo di ciò che la Chiesa predica dai tempi di papa Woityla: il relativismo come alibi per la fuga dalla responsabilità, del dover capire, del dover rischiare per la verità. Alla fine si fa risaltare come ottimale ciò che non prende partito e media tra le posizioni in campo, senza analizzarne la fondatezza del contenuto. Il risultato è un’azione di governo episodica, disorganica, con l’unico collante della strategia del gruppo momentaneamente maggioritario per continuare a esercitare la funzione di governo.

Le liste civiche, con i loro meriti e demeriti, hanno inevitabilmente una visuale ristretta perché prive di respiro politico. Nuoro non è solo una città ma anche un capoluogo di provincia: la sua crisi va ben oltre la cinta daziaria. Non se ne esce con un commissario da un lato (Provincia) e con liste civiche dall’altro (Comune). Forse serve riprendere un sincero confronto culturale dal quale poi la politica nasce e si nutre.

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