Storie di donne celebri
di Lucia Becchere

8 Marzo 2023

3' di lettura

Confidenze di figure celebri, testimoni e protagoniste del cambiamento, che hanno influenzato la storia politica, artistica e letteraria del Novecento raccontate da Enzo Biagi (1920/2007), giornalista scrittore conduttore televisivo, nel suo libro Quante donne (1996). Con sottile ironia l’autore mette in luce amori, delusioni, conquiste e tragedie vissuti ora alla ribalta del palcoscenico, ora consumati nell’ombra.

Camilla Cederna (1911/1997), scrittrice giornalista, per le sue sorprendenti cronache mondane all’Europeo, fu definita la regina dell’esplosivo, l’avvocato di tutti. «Faccio soltanto quello che considero il dovere di un giornalista», affermava. La sua vocazione: sfidare il potere. Dal ‘69 si occupava soprattutto di politica italiana, pubblicò un’inchiesta sull’anarchico Pinelli, scrisse su Calabresi, il presidente delle Repubblica Leone e Enzo Tortora.

Rada Chrusceva (1929/2016) figlia prediletta di Nikita Chruscev, l’uomo dalle mezze verità, per il quale il comunismo significava avere la pancia piena e i piedi caldi. Nel 1963 l’incontro in Vaticano con Giovanni XXIII, «fautore di rinnovamento nella sua istituzione e di pace nel mondo. Una mano tesa contro la logica dei blocchi contrapposti», segnò il disgelo col Cremlino.

Anna Frank (1929/1945) Di lei è rimasta una cartina dove venivano indicati i progressi degli alleati e il Diario dove si legge «Eppure gli uomini non sono cattivi». Parole che contemplano il valore della bontà nonostante la barbarie nazista. A soli sedici anni, la morte per tifo e privazioni spegneva sogni e percezioni di una adolescente diventata anzitempo adulta.

Natalia Ginzburg (1916/1991). «Sono contenta – affermava – quando vengo compresa e non quando mi attribuiscono qualità che non possiedo». Timida e impacciata, in lei tanta forza d’animo e tanto pudore ma anche paura di non potere essere più libera, paura del fascismo, delle vigliaccherie e delle torture fisiche. Vicina a Pavese, ha conosciuto Turati e i fratelli Rosselli.

Pina Maisano Grassi (1928/2016). Senatrice della Repubblica. Sguardo intenso e parola misurata, nessuno mai l’ha vista piangere. Raccontava la mattina in cui morì il marito Libero Grassi, l’imprenditore ucciso perché aveva respinto i ricatti e perché solo. Protagonista della crescita del movimento antiracket in Italia, come il marito, Pina Maisano Grassi non voleva essere considerata un simbolo.

Katia Pringsheim (1883/1980) moglie del Nobel Thomas Mann. Una comunione di mezzo secolo fra due persone improntata sul rispetto e sulla comprensione. Visse sempre vicina a lui consacrato da diciotto lauree ad honorem, ammirato da Croce, Freud, Gide e Hermann Hesse e odiato nemico del Reich.

Milena Jesenska (1896/1944) giornalista e scrittrice ceca. A 24 anni aveva incontrato Kafka, già malato di tubercolosi. Libera e coraggiosa, andava oltre le convenzioni. Nel 1930 è stata tratta in arresto dalla Gestapo perché scriveva su un giornale illegale, per essersi battuta contro l’occupazione e aver aiutato parecchi ebrei a fuggire. Morì dopo lunga agonia nel campo di Ravensbruck.

Galina Visnevskaja (1926/2012), famoso soprano russo, moglie del grande violoncellista Rostropovic. Aveva 12 anni quando la Russia fu invasa. Testimone dei 900 giorni dell’assedio di Leningrado, quando la nonna che la ospitava morì di fame, sopravvisse sorretta dal sogno di diventare una grande artista. Per sempre le era rimasto impresso il quadro di Grazunov La fame: un tavolo vuoto su cui poggiano gli occhi di un bambino.

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