Sos chent’annos de tziu Pietrinu Flore
di Luca Monne

29 Maggio 2021

3' di lettura

Tziu Pietrinu Flore, classe 1921, nato a Irgoli il 25 maggio 1921, è arrivato alla fatidica soglia dei cento anni. Tziu Pietrinu, “galu andalusu”, mi accoglie nella sua casa di via Funtana Manna a Irgoli e con voce ancora stentorea, mi invita ad accomodarmi nel suo piccolo ufficio, dove campeggia la mitica Olivetti M 40, con la quale trasferisce le sue impressioni e comunicazioni verso l’esterno. Con mente lucida e memoria impressionante per la sua età, tziu Pietrinu mi racconta le sue varie vicissitudini avvenutegli nei suoi lunghissimi anni, mi parla soprattutto del suo matrimonio, avvenuto il 29 dicembre 1946, con tzia Petronilla Luche, nata a Irgoli il 25 novembre 1924. Un matrimonio lungo 75 anni – e pertanto si può dire siano la coppia più longeva o la seconda della Sardegna – che ha portato alla nascita di 12 figli di cui 6 maschi e 6 femmine, tutti in vita e, come tende a sottolineare, discretamente sistemati, in più nessuno di loro fuma. Tziu Pietrinu, racconta di quando faceva “su massaju” assieme a suo padre; il periodo del servizio militare durante la guerra, 20 mesi in Sicilia e il resto in Sardegna. Da diversi anni riveste il ruolo di presidente dell’associazione combattenti e reduci della guerra, sezione di Irgoli. Dopo la guerra, ha svolto l’attività di muratore presso una impresa di costruzioni. Il 25 settembre 1959, nella costruzione del ponte di Santa Maria a Irgoli, causa le scarse condizioni di sicurezza, durante la posa di un trave, è caduto dal ponte da un’altezza di sei metri ma nonostante la brutta caduta si è ristabilito. In seguito tziu Pietrinu ha fatto l’operatore scolastico ed il sindacalista. Nell’ottobre 2020, all’età di 99 anni, è stato operato alla cateratta dell’occhio destro, operazione affrontata e voluta perché non stava vedendo troppo bene, ora, infatti, va molto meglio. Tziu Pietrinu, è un amante delle tradizioni ed in particolare del canto a chitarra e a tenore,nonché “balladore”, attività che metteva in pratica fino all’avvento del covid-19, infatti durante le feste paesane amava intervenire nei balli in piazza “chin su ballu brincu e su dillu” e, nelle varie manifestazioni folcloristiche e processioni partecipava indossando il costume tradizionale di Irgoli. Dopo un oretta di piacevole conversazione, al commiato, dico a tzia Petronilla: “Bè, nois issimus e non che andamus a tzilleri”, e lei, raccomandandosi al marito, dice: “Pietrì, mi non buffese mì”. Un caloroso augurio a tziu Pietrinu, “A metas annos chin salute”. © riproduzione riservata

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