Proposte per una scuola rivolta al futuro

Non posso non partire dalle parole del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronunciate alla cerimonia nazionale di inaugurazione del nuovo anno scolastico 2021/2022: “A scuola si cresce come persone. Approfondendo il sapere, scoprendo competenze e talenti, imparando a vivere con gli altri. Ancora troppi studenti lasciano precocemente la scuola senza completare il ciclo di studi. E’ questa una grave menomazione della vita sociale, che penalizza soprattutto il Mezzogiorno. Il tasso di abbandono scolastico è alto – anche rispetto agli standard europei – e va decisamente ridotto: è, questo, un impegno prioritario. Deve crescere, invece, il numero degli studenti che conseguono il titolo di scuole superiore, di qualificazione professionale, dei laureati”. Aggiungo alle parole del Presidente che la scuola deve, ovunque, tornare ad essere spazio di confronto professionale fra docenti, luogo di formazione e di ricerca didattica per supportare organicamente l’azione educativa, luogo di dialogo e scambio sui nostri bisogni, sulle perplessità, sul “come fare”, al fine di allontanare dalla sempre più delicata e fondamentale categoria il senso di solitudine e di demotivazione che talvolta ha il sopravvento durante il lavoro d’aula. Altro indicatore allarmante denunciato dall’Unicef è rappresentato dai Neet dove il 23% dei giovani (platea di oltre 2 milioni di giovani inattivi) non studiano e non lavorano. La percentuale sale nel Mezzogiorno fino al 34% che risulta essere in armonia con la Sardegna, mentre la Sicilia risulta al primo gradino in Italia con un 38,6%, a seguire la Calabria (36,2%) e la Campania (35,9%). La media Europea si attesta al 12,9% e l’Italia si posiziona purtroppo al primo posto. Questo fenomeno si può arginare nel medio e lungo termine con progetti organici e lungimiranti elaborati con il concorso di tutte le Istituzioni preposte alla formazione e con il concorso finanziario e professionale del mondo produttivo.   Fatta questa importante e delicata premessa voglio semplicemente ricordare alla platea che il diritto all’istruzione e il diritto alla conoscenza sono diritti costituzionali. Art. 34 della Carta: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Per rendere attuale quel dispositivo servono indiscutibilmente investimenti nella scuola pubblica, stipendi più dignitosi per gli insegnanti, una valutazione “per merito” di docenti e studenti, un rapporto più stringente tra scuola e mondo del lavoro. Bisogna in sostanza lavorare per elaborare un “manifesto” dedicato alla scuola e all’educazione per cogliere e interpretare pienamente il momento particolare attraversato dai sistemi formativi nel nostro paese. L’utenza scolastica sollecita e chiede di poter ricevere dalla Istituzione scolastica non solo nozioni, ma anche, e soprattutto, orientamenti, insegnamenti fondamentali, criteri per interpretare l’esistenza e il delicato passaggio al mondo del lavoro. La scuola spesso, negli ultimi anni, si trova nel banco degli imputati, non solo a causa degli scarsi risultati, ma anche per fenomeni non strettamente e direttamente correlati alla sfera di sua competenza istituzionale. Cito solo un episodio denunciato dal prefetto di Nuoro: “allarme eroina” “a 12 anni la prima dose” “Negli ultimi mesi 10 ragazzi finiti in ospedale in overdose”.
La battaglia culturale da mettere in campo è sicuramente l’educazione come risposta decisiva alle istanze per affrontare la situazione attuale molto complessa e estremamente delicata. Il sistema pubblico di istruzione, ma anche quello privato,  devono costantemente offrire opportunità di contatto con la cultura con percorsi personalizzati così come sollecitati dalle famiglie, dal mondo giovanile, dal mondo del lavoro e dall’Europa. Bisogna lavorare ad un modello nuovo, innovativo, dinamico e di qualità iniziando dalla condivisione, dalla consapevolezza e dalla responsabilità degli operatori,educatori, famiglie, istituzioni e mondo del lavoro. Serve sostanzialmente uno sforzo da parte di tutti per concretizzare un percorso innovativo formativo per i nostri giovani dove aggiornamento, costruzione di rapporti tra mondo della scuola ed espressioni della realtà civile interessate alla educazione trovino momenti di confronto per lavorare in modo sinergico a obiettivi comuni con finalità costruttive. Gli investimenti effettuati finora dai progetti strategici “La buona scuola” a livello nazionale e “Progetto Iscol@” a livello regionale, non hanno dato risposte adeguate poiché permangono ancora anomalie sull’edilizia scolastica e sulla dispersione scolastica. La Sardegna risulta al sesto posto in Italia per “povertà educativa” e altro dato allarmante che è catalogato come record,  il 33% dei ragazzi lascia precocemente la scuola. Ancora in Sardegna il 58% di studenti frequenta scuole dotate di infrastrutture insufficienti a garantire l’approfondimento. Anche la condizione economica difficile sarda in cui vivono molte famiglie contribuisce a peggiorare le performance scolastiche di bambini e ragazzi, molti dei quali si sentono sconfitti e abbandonano precocemente la scuola. Questi indicatori, che rappresentano per la scuola sarda un preoccupante fenomeno sociale, vanno urgentemente affrontati e rimossi perché hanno condizionato pesantemente  il ruolo istituzionale e,quindi, quello socio-culturale dei cittadini. La società affida alla scuola la responsabilità di fornire ai giovani gli strumenti conoscitivi necessari per potersi orientare nell’universo mondo. La comunità civile chiede e sollecita di assumere due nuovi compiti a 360 gradi: la valorizzazione delle attitudini e l’orientamento al lavoro e all’università. Cosicché risulta fondamentale il dialogo tra mondo della scuola, quello dell’istruzione superiore, della formazione e dell’impresa che deve adoperarsi affinché le parti lavorino per il bene di ogni singola persona. La scuola oggi è chiamata ad una grande sfida che viene rappresentata dall’armonizzazione e integrazione tra istruzione ed educazione per rispondere pienamente alle attese dei giovani, delle famiglie e della società civile. Il “manifesto” deve contenere le proposte che scaturiscono dalle premesse e preoccupazioni evidenziate che devono essere sostenute e sviluppate. La politica deve sollecitare con la massima urgenza il Governo nazionale e quello regionale ad impegni precisi per definire un percorso nuovo per assegnare  alle istituzioni scolastiche tutti gli strumenti per affrontare, con le comunità locali, le sfide e la programmazione della scuola del futuro con radicale innovazione.

Le proposte
1) Legge regionale sul diritto allo studio. La Sardegna da troppi anni paga pegno per l’assenza di un intervento normativo organico, capace di disegnare un serio progetto integrato fra istruzione e la formazione professionale. Pertanto questa legge risulta di vitale importanza per le sorti correlate alle politiche scolastiche nel territorio sardo senza dimenticare le prerogative derivanti dalla specificità statutaria. La legge consentirebbe una migliore organizzazione della scuola e della didattica poiché possono favorire la realizzazione di una ”strategia del cambiamento” di sostanza e non di facciata.  La legge dovrebbe intervenire sulla individuazione di nuovi parametri dimensionali che devono necessariamente rispondere a criteri di funzionalità didattica e organizzativa delle scuole, superando quelle rigidità di criteri prettamente numerici e rispettando le specificità territoriali. Le nostre scuole hanno già subito un dimensionamento talora forzato e decisamente improduttivo. Non possiamo più permetterci “il lusso” di continuare a definire la programmazione del sistema educativo regionale con il supporto di linee guida come è avvenuto finora;
2) Combattere la dispersione scolastica e l’analfabetismo funzionale anche attraverso l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni creando, quindi, le condizioni ideali per interrompere questa emorragia di studenti;
3) Estendere a tutte le scuole primarie il tempo pieno e contestualmente per la secondaria di primo grado il tempo prolungato;
4) Piena autonomia degli istituti scolastici e libertà di scelta per le famiglie. Autonomia significa assumere decisioni, anche economiche, nei limiti del quadro normativo dell’istruzione.
5) Docenti e dirigenti come veri professionisti. L’insegnante, nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria, nella scuola secondaria di I e II grado, dopo aver superato il concorso, deve essere libero di proporre la propria ipotesi educativa/formativa e di praticarla nella concreta attività di insegnamento nel rispetto degli alunni,  del mandato educativo dell’istituzione scolastica e delle famiglie;
6) Percorsi di studio flessibili e personalizzati. Interpretare compiutamente le raccomandazioni segnalate dal Parlamento europeo che hanno sollecitato gli stati membri a sviluppare l’offerta di competenze chiave, definite come una “combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto”. Nello specifico è necessario che i contenuti trasmessi non siano la somma di nozioni oppure procedimenti puramente formali, bensì obiettivi che favoriscono l’apprendimento e l’accrescimento culturale e critico della persona.
7) Formazione professionale.I nostri sedicenni, finito l’obbligo formativo, devono avere a disposizione un ventaglio ampio di opportunità offerte dalla istruzione e formazione professionale con percorsi interessanti capaci di soddisfare le esigenze correlate alla dignità formativa. L’impegno dell’istituzione scolastica in questa filiera è rappresentato dall’obiettivo della valorizzazione della cultura del lavoro per la formazione della persona e lo sviluppo della sua vocazione;
8) Concorsi periodici per Dirigenti scolastici, professori e DSGA per evitare situazioni anomale nella gestione della scuola, della didattica e in quella amministrativa e finanziaria.
Per concludere auspichiamo che questi spunti ci impegnino tutti ad attivare un dialogo di serio confronto partendo dalla condivisione del delicato problema e  consapevoli che le scelte che verranno maturate nelle sedi opportune siano orientate a vantaggio dei più giovani.

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