Primo maggio ai tempi del virus

La lettera di una commessa stressata dalla paura del contagio e costretta a pagare per i clienti che violano le regole

Mi chiamo Maria, sono una lavoratrice pendolare che ogni giorno, da un paese del circondario, viaggia da quasi 30 anni a Nuoro dove svolgo il lavoro di commessa. In queste lunghe settimane di emergenza nonostante il nostro costante impegno a rispettare le ordinanze, ci siamo inizialmente ritrovati in situazione di difficoltà e paura perché, almeno all’inizio, la popolazione e nessuno di noi era pronta o ben cosciente di quel che Covid sarebbe potuto divenire da lì a breve. Questo ha creato un forte disagio e preoccupazione anche perché non si trovavano inizialmente mascherine e igienizzanti mettendo tutti noi, e non solo la clientela, sotto un grande rischio.
Nella attuale fase ci ritroviamo invece a dover abbinare al nostro lavoro anche il mestiere di sorveglianti visto che non tutti si ricordano di rispettare le misure di sicurezza; inutile sottolineare quanto questo implichi uno sforzo mentale oltre che fisico che porta ad arrivare stremate a fine giornata.
Come per la categoria dei medici, che son in prima linea e attuano un lavoro da martiri, a cui vanno i nostri primi pensieri, anche nel nostro settore ci sono stati svariati casi di contagio: anche noi commesse, come loro, ci sentiamo in trincea: lavorare indossando sempre la mascherina ci manda in iperventilazione e il cambio dei guanti va fatto di continuo. Il problema più grave però che vorrei segnalare è causato dall’iniziale mala-informazione le persone si sono attrezzate con mascherine ffp3/ffp2 – quelle per capirci dotate di valvola – che proteggono solo chi le indossa e non gli altri, che vengono utilizzate anche ora e, quindi, dobbiamo continuamente vigilare anche su questo, mettendo noi stessi e gli altri a rischio.
Il punto è che ad ora negli ospedali c’è fortunatamente un controllo adeguato, ma chi controlla che queste regole vengano rispettate nei negozi? Noi!… Noi siamo responsabili per la nostra incolumità e quella dei nostri clienti e non possiamo abbassare la guardia, anche perché se i clienti non rispettano le regole siamo noi a rischiare pesanti sanzioni e addirittura la chiusura dell’attività. Credo invece che la responsabilità debba essere personale e non di chi come noi lavora e rende un servizio in condizioni già precarie. Ecco perché si arriva stremati a fine giornata.
Siamo esposti ad un grosso rischio costantemente. Viviamo il lavoro in una condizione di stress e disagio, per la paura di essere contagiati e ancora di più per il timore di essere a nostra volta veicolo di infezione per i familiari, soprattutto per i più anziani. Nel mio caso specifico mi ritrovo a vivere ad un passo da mia madre 95enne e non poterle stare accanto quanto dovrei. Mio marito si è dovuto allontanare temporaneamente da casa e da me per evitare il contagio. I miei tre figli vivono in zone ad alto rischio di contagio come Milano e Londra: da madre e moglie i pensieri e le preoccupazioni sono tante, la tristezza di dover tornar a casa dopo una giornata di lavoro e non poter aver la mia famiglia accanto e aver la costante paura che possano essere i prossimi ad essere contagiati.
Sento dire da più parti che la cosa positiva del Covid è per tanti la riscoperta della famiglia, ma non per tutti, purtroppo, è così. Spero che questo tempo risvegli qualche animo, che questo periodo di incertezza e dolore porti a capire l’importanza della domenica che realmente contribuirebbe a rimettere al centro la famiglia: spero si disponga nuovamente la chiusura dei negozi di generi alimentari o almeno proporre una turnazione in base alla necessità pubblica. Quest’attenzione permetterebbe, anche, a chi vorrebbe “nutrire non solo il corpo ma anche l’Anima” di vivere secondo la propria spiritualità. Ad esempio: per chi è cattolica come me, partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale.
Vorrei concludere dicendo che tutti dobbiamo essere diligenti e rispettosi nei confronti del prossimo, seguendo le regole imposte dallo Stato e dalle aziende in servizio. Le persone devono avere il buonsenso di rispettare questa come tutte le altre restrizioni, solo così possiamo realmente aiutare il sistema e la nostra amata popolazione a venirne fuori nel più breve tempo possibile da questa emergenza. Spero che chi ha il dovere e il compito gravoso di fare le scelte più giuste per la nostra incolumità prenda visione di questo problema e intervenga. Grazie.
“Solo stando uniti ce la faremo”

Maria

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