Note stonate, c’era una volta la Scuola civica di Musica

Quella della scuola civica di Musica di Nuoro è una storia iniziata nel 1981, da allora ha formato generazioni di allievi, molti dei quali fanno oggi parte del corpo docente. È stata nel tempo un punto di riferimento per famiglie e allievi – oggi sono circa duecento – che a costo di importanti sacrifici inseguono un sogno nel mondo della musica. Ora tutto questo rischia di venire cancellato.
L’istituzione intitolata ad Antonietta Chironi ha appena conosciuto il passaggio a una nuova società di gestione, la Synesis srl di Cagliari, ma nonostante i rassicuranti comunicati dell’amministrazione comunale circa il “buon esito del confronto” tra società e docenti questi hanno visto ridurre in maniera significativa il proprio compenso ad anno scolastico in corso. «Il problema – hanno sottolineato gli insegnanti – è nel bando della gara d’appalto che, premiando l’offerta con il maggior ribasso, non ha previsto la tutela economica di chi da decenni lavora per la scuola, senza alcuna garanzia delle posizioni stipendiali, previdenziali ed assistenziali vigenti». Mentre questo giornale va in stampa si tiene un incontro tra i docenti (in 24 su 28 avevano firmato un documento denunciando l’attuale situazione) il direttore Andrea Ivaldi e l’assessore alla pubblica istruzione Fausta Moroni ed è prevista la visita alla nuova sede di via Tolmino. Anche gli allievi, intanto, manifestano il proprio disagio.

«Dopo tanti anni di iscrizione alla scuola mi ritrovo con grandissimo dispiacere davanti alla scelta se proseguire o interrompere il percorso di studio», dice Maria Laura. «La frequenza ha rappresentato e rappresenta concretamente la possibilità di coltivare nel tempo una grande passione spontanea verso la musica, con continuità e con grande piacere anche per le persone che abbiamo avuto modo di incontrare fossero esse allievi o insegnanti. Anche i costi, sempre elevati, sono stati sostenuti per la consapevolezza di frequentare un contesto altamente professionale, parallelo ai percorsi accademici del conservatorio dove si è andati per sostenere gli esami di livello. Un impegno economico importante ma ripagato da una esperienza considerata fondamentale e fondante in quanto a ricchezza e valore esperienziale e culturale; una dimensione per la mia famiglia quotidiana e irrinunciabile. Gli ultimi anni, però – continua Maria Laura – si sono rivelati complicati a causa di una precarietà che si è manifestata per esempio con la posticipazione dell’inizio dell’anno scolastico, o con interruzioni per problemi logistici, poi la pandemia, ragionevolmente gestita con la didattica a distanza. Far parte della scuola – conclude Laura – ci ha consentito di partecipare, con entusiasmo e gratitudine verso la direzione artistica e i nostri maestri, ad attività personali e collettive importanti e di valore artistico oggettivo, dal saggio di strumento alla messa in scena, per esempio, dell’opera Cinderella che ha visto coinvolti in orchestra molti di noi allievi, o i concerti alla città. Ci si augura che un’istituzione storica come la scuola venga gestita con un senso prospettico di sviluppo verso l’idea di un centro di studio e di produzione artistica stabile»
«Si pone anche il problema – sottolinea Liliana – di come poter fruire di tutte le 32 lezioni in programma, generalmente distribuite fra ottobre e giugno. Non si capisce come faremo a recuperare le lezioni non fruite se non immaginando un poco condivisibile prolungamento dell’attività scolastica fino ad estate inoltrata o, addirittura, recuperi che, fino a giungo, ci sottoporrebbero ad un numero insostenibile di lezioni settimanali. Impegni difficili da gestire soprattutto per gli allievi dei corsi ordinari che, oltre alle lezioni di strumento, prevedono quelle di teoria musicale».
La chiusura «mi ha un po’ destabilizzato – afferma Francesco –, essendo un maturando che prova ad accedere al Conservatorio il blocco delle lezioni mi ha preoccupato molto perché una buona parte della mia preparazione all’esame di ammissione dipende proprio dalle ore in cui frequento la scuola civica, dove vengo tra l’altro seguito da un’insegnante a me cara e che conosce il mio percorso di studi, le mie abilità e può realmente aiutarmi. La scuola civica – ricorda una insegnante, Antonella – ha fatto sì che a Nuoro si potesse studiare musica quando questa veniva vista come un’arte elitaria riservata a pochi. Ha rappresentato negli anni un luogo di incontro, in cui docenti provenienti da varie parti della Sardegna hanno sempre trovato un bacino d’utenza di ragazzi curiosi e pronti ad affrontare un percorso piacevole fatto talvolta anche di sacrifici e rinunce. C’è chi, come me, in quella scuola ha iniziato sin da piccola gli studi di strumento e piano piano ha fatto di un semplice hobby una professione e la propria ragione di vita. Ecco, oggi l’amarezza – conclude – è tanta perché una realtà così preziosa non viene tenuta in considerazione come meriterebbe».

  • Le testimonianze

Il docente. Pensavamo, come docenti, di aver vissuto il nostro periodo peggiore esattamente un anno fa, con l’arrivo della Pandemia. Un tempo di grande crisi che abbiamo superato con l’impegno e la determinazione che ci contraddistingue, incoraggiati dall’affetto e dalla dedizione deinostri allievi. Non è stato facile trovarsi da un giorno all’altro catapultati in un modo nuovo di fare lezione, davanti a una telecamera e a un monitor che ci impediva di sistemare le piccole mani che da poco avevano iniziato a suonare o di sentire le importanti e sottili sfumature espressive e di colore che questo strumento magico può produrre. Nonostante le difficoltà abbiamo continuato a dare speranza ai nostriallievi, ad occupare con la musica e un po’di allegria le loro giornate buie. E quando questo sembrava superato, un’altra Pandemia blocca la nostra attività. Quella che ha colpito per troppo tempo la nostra amministrazione e una parte dei nostri cittadini. Il male che affligge la “Città della Cultura” è l’indifferenza verso la cultura e la musica in particolare. Non è infatti solo oggi chela Scuola ha dovuto attraversare periodi difficili, di chiusure forzate e rallentamenti delle attività. Dalle sue origini la scuola ha dato la possibilità a tanti giovani di accostarsi al mondo della musica,di dar loro una preparazione amatoriale o professionale spesa nella loro vita come mestiere o come ricchezza personale. In un tempo di spaesamento per i nostri giovani sarebbe opportuno convogliare le forze dell’intera comunità verso qualcosa che forma la persona nella sua interezza come uomo e come cittadino. E di valorizzare, non solo dal punto di vista economico, il ruolo di docenti che spendono la loro vita per creare una società migliore.

I genitori. Siano molto amareggiati per il cattivo funzionamento della scuola. Le lezioni sono iniziate con molto ritardo e hanno subito un’ulteriore interruzione qualche settimana fa, disturbando lo studio sereno dello strumento da parte di nostro figlio che, essendo un bambino, ha bisogno di figure stabili e tempi certi. Inoltre è forte la preoccupazione per l’annunciato trasferimento della sede dove la scuola si trova ormai da più di 10 anni. La protesta dei docenti è ulteriore motivo di allarme perché è evidente il rischio che molti di essi possano lasciare l’incarico con grave pregiudizio per la continuità e la qualità della didattica. Ci disturba e ci rattrista pensare che la scuola civica, come altre istituzioni culturali, non siano in cima alle preoccupazioni dell’amministrazione e come, negli ultimi anni, si stia sciupando un gioiello che ha accolto e istruito piccoli e grandi talenti della nostra città. Questo in un momento in cui l’emergenza sanitaria ha tolto ai nostri ragazzi la possibilità di frequentare altri luoghi ricreativi sani e positivi.

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