L’Università ha senso solo se il territorio attrae
di Franco Pisanu

19 Aprile 2021

5' di lettura

La dottoressa Maria Del Zompo lascia la guida dell’Università di Cagliari nell’anno in cui l’ateneo celebra i suoi 400 anni di vita. Un bilancio del suo rettorato. «Domanda difficile, abbiamo fatto tante cose, abbiamo portato avanti lauree magistrali che sono quelle che aiutano e preparano per le professioni e le abbiamo aumentate in qualità è anche come numero. Questo vuol dire più laureati che rimangono in Sardegna. Abbiamo messo lo studente al centro dell’attenzione e delle attività del nostro Ateneo, migliorato la qualità della ricerca, siamo andati e stiamo andando in maniera molto decisa verso tutti i parametri dello sviluppo sostenibile e della agenda ONU 2030 ottenendo già molti risultati. Abbiamo aumentato i parametri di valutazione, siamo tra le prime 10 Università in Italia per la qualità della didattica e dei servizi e delle strutture. Abbiamo aumentato il numero delle borse siamo riusciti a non aumentare le tasse. L’Ateneo che è cresciuto, è migliorato ed è molto più responsabile dal punto di vista dei principi etici, dell’uguaglianza, delle pari opportunità». L’emergenza sanitaria in corso ha acuito la carenza in Sardegna di medici specializzati. Cosa può fare l’università per offrire soluzioni a questo problema che sta svuotando gli ospedali sardi? «Mi permetto di contraddirla, il problema non è solo dell’Università ma è di decisioni politiche nazionali e regionali, l’Università fa quello che può. Noi abbiamo un massimo di studenti che possono essere iscritti e li riempiamo tutti, abbiamo il massimo di borse di studio ministeriali per le scuole specializzazione e le riempiamotutte. Dopodiché siamo rimasti un anno senza borse di studio regionali e quell’anno sono mancate qualcosa come 50-60 opportunità di iscriversi perché non ci si può iscrivere ad una scuola di specializzazione se non ci sono le borse. Abbiamo avuto per due anni di seguito la chiusura di una scuola di specializzazione come quella di chirurgia. Perché? perché non eravamo bravi? No, siamo bravi, ma ci mancano i numeri di interventi che a livello nazionale sono richiesti per aprire una scuola. L’azienda ospedalierouniversitaria non è grandissima, si può fare quello che abbiamo chiesto, per esempio una fusione con l’oncologico, ma si tratta di decisioni politiche». In ultimo parliamo dei corsi universitari di Nuoro. Due anni fa, a margine dell’intervista che le feci durante il festival delle storie di Gavoi, lei mi disse che il consorzio universitario di Nuoro era molto“distratto”,uso le sue parole, nei confronti dell’Università di Cagliari. Cosa può fare l’ateneo cagliaritano per Nuoro e per l’Università diffusa in genere? «La domanda è molto pertinente, nel senso che l’Università ha un senso nel momento in cui è una Università generalista, ha tutte le facoltà, tutte le discipline, ed è quello che poi richiedono il mondo del lavoro e il mondo delle imprese. Delle figure specializzate, certo, ma con conoscenze trasversali che servono proprio per migliorare la qualità della professione che uno andrà a svolgere e questo lo si può fare solo dove si hanno delle realtà legate a una Università generalista. L’altro concetto importante è legato alla ricerca, e per questo ci vogliono laboratori e ci vuole soprattutto una tradizione, un’esperienza. Qual è il percorso che dovrebbe fare a mio parere una Università come quella di Nuoro? Le lauree professionalizzanti un po’ quello che noi abbiamo fatto con infermieristica. Adesso non ci sono solo quelle sanitarie ma anche nel mondo dell’ingegneria, dell’economia, dell’informatica. Le lauree professionalizzanti sono triennali e non hanno la necessità assoluta di avere intorno chissà quante altre discipline. I ragazzi e le ragazze Nuoresi tendono a iscriversi a Pisa, a Firenze, a Cagliari perché voglio anche un po’ uscire, vogliono conoscere un mondo diverso avere altre opportunità. È allora importante che se io apro una una laurea professionalizzante a Nuoro voi portate avanti un percorso di qualità della vita di offerte culturali, enogastronomiche, di alloggi, di attrazione dell’ambiente che voi potete benissimo sfruttare. Avete ottime opportunità per convincere i non nuoresi a iscriversi a Nuoro, per convincere i continentali a iscriversi a Nuoro, e Cagliari ci può mettere quella parte che ha di docenti e di figure specializzate per far crescere un corso qualitativamente di livello. Solo così si può costruire un’Università diffusa vincente ed efficiente». © riproduzione riservata

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