L’appuntamento della misericordia

Col capo segnato dalla cenere entriamo nella meravigliosa architettura della Quaresima sul cui frontone sta scritta la bella notizia: «Il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,14). Dal Giordano lo Spirito Santo conduce Gesù nel deserto, non in un luogo super protetto che svuota di intensità la drammatica lotta tra Satana e Gesù, in tutto simile agli uomini eccetto il peccato.
Quella di Gesù è una vera vittoria sul male e una sicura speranza per coloro che nella lotta quotidiana si abbandonano a lui nella fede, associandosi alla sua vittoria. Il deserto evoca mille suggestioni da Vecchio e Nuovo Testamento. Le sue piste permettono a Israele di arrivare alla terra promessa. È un luogo inospitale eppure là Israele diventa popolo che sperimenta la fedeltà di Dio, la sua parola, i suoi doni (acqua dalla roccia, manna e cibo dal cielo). È anche il luogo della insidia peggiore: perdere la fiducia in Dio, paralizzati dalla nostalgia delle cipolle d’Egitto che impedisce di camminare. I 40 giorni della permanenza di Gesù rimandano ai 40 anni del popolo d’Israele e 40 anni sono la misura di una generazione, cioè di tutta la vita.
Lo Spirito non abbandona Gesù, non abbandona noi. Quando si è tentati vuol dire essere nella strada di Dio, e il deserto può essere luogo di crescita o di fallimento. Marco non racconta le famose tre tentazioni di Gesù; tutto il suo Vangelo contiene le tentazioni di Gesù e le nostre.
Già dal primo giorno a Cafarnao spunta la tentazione di sfruttare il successo dei primi miracoli e poi l’iniziativa della folla della moltiplicazione dei pani e dei pesci che lo vuole acclamare re; anche nell’orto degli ulivi l’apparente fallimento di tutta la missione vuol travolgere l’inossidabile obbedienza al Padre che Gesù riafferma nella intimità della preghiera. La tentazione non è peccato, ma esperienza di fragilità quando spinge a mettere al centro l’io e Dio: «Guai al peccatore che cammina su due strade» (Sir 12,12). Fa emergere anche energie positive e potenzialità sconosciute in vista di una significativa vita di relazione e un dialogo produttivo. La prova non viene da Dio, ma dal diavolo, “ildivisore”, che opera per separare da Dio, da sé stessi e dagli altri.
La Quaresima offre ampi spazi per riconoscere la grandezza e fragilità dell’uomo, le possibilità della fede, l’appuntamento della misericordia di Dio sul peccatore. «Stava con le bestie selvatiche, e gli angeli lo servivano» (Mc 1,13). Gesù porta nel deserto l’armonia originaria del paradiso terrestre, il compimento delle promesse messianiche nel profeta del profeta Isaia, del lupo che dimora con l’agnello e del bambino che gioca coi serpenti (cfr. Is 11,6-8). Gli angeli sono al servizio di Dio e arrivano daGesù provato dalla tentazione nel deserto.
Il Padre non si dimentica nessun figlio quando lotta contro il male nei deserti della vita, dalle cui sabbie spuntano i serpenti che spingono a illusioni nefaste e scelte negative, e proclama con la voce dell’amore, la vicinanza del suo Figlio vincitore e capofila di vincitori.
La Quaresima, con Gesù che nel deserto vince il male, offre un luminoso messaggio all’uomo d’oggi che bussa deluso a tante porte, mendicante di salvezza.
Già un secolo fa un animo inquieto riconosceva che «non ci sono riforme sociali che possano affrancare l’uomo dalla dura necessità di mendicare al cospetto dell’universo quel che occorrere alla sua fame di amore, alla sua esperienza del dolore, alla lacerazione del rimorso, al distacco tragico della morte» (E. Bonaiuti).

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Nell’immagine: Domenico Morelli, Cristo nel deserto