La normalità nell’emergenza

Non vogliono essere chiamati eroi i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che combattono il coronavirus ma senz’altro il loro esempio e la loro dedizione sorreggono l’impalcatura della nostra convivenza civile in questo tempo di prova per il Paese. Una storia di straordinaria normalità è anche quella di Paolo Balata, 33 anni, di Nuoro. Infermiere presso la Rsa (residenza sanitaria assistita) “Santa Caterina” di Settimo Milanese gestita dalla fondazione Sacra Famiglia e diretta da Marco Arosio ha dato la propria disponibilità a trasferirsi per un mese nella Rsa di Regoledo Perledo, in provincia di Lecco, anche questa gestita da Sacra Famiglia, dove lo abbiamo raggiunto telefonicamente.
La situazione intanto.
«La struttura accoglie 115 persone, sono stati chiusi più nuclei, quello dove mi trovo ospita 20 pazienti positivi al coronavirus, due decedute nei giorni scorsi. Il lavoro consiste nell’assistere le persone, dall’inizio alla fine. Io come infermiere mi occupo delle terapie, si tratta di antibiotici in particolare, controllo delle febbri, saturazione, valori. Sono venuto per far fronte all’emergenza, c’erano 15 infermieri che lavoravano qui, 8 sono in malattia perché positivi al Covid-19 o per precauzione, non riuscivano più a coprire i turni e ora eccomi qui, stiamo cercando di farlo al meglio».
Quali sono i turni di lavoro?
«Come in altre strutture sanitarie in questo momento, i turni bisogna coprirli in un modo o nell’altro, ci sono giorni in cui di seguito copri la mattina e il pomeriggio, c’è chi fa 3 o 4 notti, è normale, lo dobbiamo fare, in emergenza è giusto così e ne siamo consapevoli».
Come avvengono i contatti con le famiglie degli ospiti della Rsa?
«Le sentiamo quasi ogni giorno. Non fanno entrare parenti, quindi siamo in contatto via telefono, parlano sia con gli infermieri che con i medici dell’andamento generale, ogni giorno raccontiamo come stanno, se hanno febbre, se hanno mangiato, mandiamo i saluti. Una paziente scambia le lettere con i suoi e quindi noi leggiamo e lei scrive. Tutto quello che possiamo fare lo facciamo».
Qual è la situazione nel lecchese?
«La zona di Regoledo è nel pieno del covo del virus in Lombardia, la situazione è pesante, con tantissimi contagiati a livello regionale. Ci sono misure strette, qui il sindaco ha impedito agli ultra sessantacinquenni di uscire per evitare il contagio ma ora ci sono anche giovani colpiti, il virus ha reazioni diverse da persona a persona ».
Le misure di contenimento adottate dal Governo stanno funzionando?
«Sì, stanno limitando molto ed è l’unica cosa sensata che si debba fare. Secondo me dovrebbero attuare anche restrizioni più serrate, prolungheranno il periodo per vedere che impatto ha dato, altrimenti si è sempre punto e a capo. Il virus gira e ha una velocità impressionante nell’andare da un corpo all’altro».
E il grado di preparazione della sanità lombarda?
«È una cosa nuova, naturalmente, il problema principale è che la sanità ha tagliato molto in questi anni, per quello in emergenza ricorrono a reclutare infermieri e medici, c’è soprattutto una impressionante carenza di infermieri. Hanno tagliato troppo e questi sono i risultati».
Dal punto di vista personale, umano, cosa ti lascia questa esperienza?
«È una bella prova, però ci sono anche effetti negativi. Come quando si arriva alla morte dei pazienti e sai di non poterci fare nulla, in più non sai cosa lascia il virus, è una bella lotta. Per questo è molto importante stare a casa, seguire i minimi consigli che ci sono stati dati, e prima le persone lo capiscono meglio è. Ci si deve mettere in testa che le abitudini sono cambiate e che si devono per forza seguire queste indicazioni, senza scappatoie o altri ragionamenti». Dopo il diploma di ragioniere Paolo ha lasciato Nuoro per trasferirsi a Pavia dove ha conseguito la laurea in Infermieristica. «Ho iniziato da subito a lavorare nelle zone di Novara, Cerano, in varie Rsa, poi è arrivata la proposta della Fondazione Sacra Famiglia per cui lavoro ormai da quattro anni. Sono contentissimo, anche di essere uscito, di aver visto tante altre realtà, è una cosa basilare».
Il rapporto con Nuoro e la Sardegna?
«Difficile, già normalmente torno solo d’estate, raramente a Natale. Ma quando è possibile sono felice di rientrare e vedere la famiglia, gli amici, il mare. Non si dimentica il luogo dove si è nati, cerco di mantenere i legami».

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