La fuga non è sempre per la vittoria
di Angelo Sirca

2 Febbraio 2023

3' di lettura

Fra i molti problemi che affliggono la Sardegna, uno dei più drammatici è la cosiddetta fuga di cervelli (ci sarebbero anche quelli a cui il cervello è fuggito, ma è un’altra storia). Alcune fra le migliori intelligenze o per necessità o per scelta lasciano la nostra isola, realizzando progetti, aspirazioni, sogni oltremare. Parecchi di costoro non recidono del tutto le radici con la terra natia ma ovviamente non lasciano i luoghi dove si sono affermati nelle professioni e nell’economia. 

Crediamo potrebbe essere un segno di generosità concreto se, magari, invogliassero i loro figli o quelli degli amici a tornare in Sardegna per quello che potremmo definire un “Erasmus italiano”: frequentare le università di Cagliari, Sassari, Nuoro per un semestre o un anno accademico. Certo non ci sono le possibilità che offrono Londra, Parigi, New York ma sarebbe un’occasione di arricchimento e scambio di conoscenze e di emozioni. Alcuni dei “continentali” scoprirebbero una Sardegna non solo di tramonti fiabeschi e assaggi alle sagre estive delle località costiere, ma potrebbero iniziare a capire meglio cosa significhi abitare in un’isola con tutte le sue criticità e potenzialità inespresse anche a causa delle diffidenze e invidie. Uno dei nostri miti consolatori è che i sardi sarebbero generosi, ospitali, onesti, di parola, insomma poco meno che perfetti. Si avrebbe gioco facile nel chiedere: ma se abbiamo così tanti pregi com’è che siamo così malmessi?  

La proposta, dell’“Erasmus italiano”, potrebbe sembrare stravagante ma non lo è più di quanto lo siano le discussioni sul cosiddetto “turismo esperienziale” (a proposito, qualcuno si dovrà, prima o poi, decidere a spiegare una buona volta cosa significhi), sul patrimonio millenario di cultura e tradizioni che si vorrebbe valorizzare nel mentre il deserto antropologico, economico e sociale avanza. I territori sempre più sguarniti di servizi essenziali come possono essere attrattivi per chi abbia voglia d’investire e mettersi in gioco? L’arrivo di giovani, anche se per un tempo non lungo, potrebbe, o almeno lo si spera, mettere in circolo idee nuove e originali e fare da ponte con realtà avanzate che nella nostra terra possano trovare competenze e capacità poco apprezzate. Perché se è vero che nessun uomo è un’isola, ciò lo è ancor di più per chi in un’isola ci vive.

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