La fiducia alla base della cura
di Luca Mele

11 Febbraio 2021

4' di lettura

Stare attenti al rischio dell’ipocrisia, a non essere come quelli che “dicono ma non fanno”, per intraprendere, invece, una relazione personale con i malati fino a farsene carico affinché nessuno si senta «escluso e abbandonato». È la meta che il Papa indica nel Messaggio per la 29ma Giornata Mondiale del Malato, che ricorre l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes. «Una società è tanto più umana – ricorda – quanto più sa prendersi cura» dei fragili «con efficienza animata da amore fraterno». Nel testo che ha come titolo Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). La relazione di fiducia alla base della cura dei malati, il pensiero di Francesco va particolarmente a quanti in tutto il mondo patiscono gli effetti del Covid-19, specialmente i più poveri. Una pandemia, nota, che «ha fatto emergere tante inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell’assistenza alle persone malate». «Agli anziani, ai più deboli e vulnerabili – rimarca – non sempre è garantito l’accesso alle cure, e non sempre lo è in maniera equa». E, sottolinea, «questo dipende dalle scelte politiche», dall’impegno di chi ha ruoli di responsabilità. «Investire risorse nella cura e nell’assistenza delle persone malate è una priorità legata al principio che la salute è un bene comune primario», ricorda evidenziando anche la generosità di tanti nel portare cure e conforto in questo tempo, che il Papa definisce «una schiera silenziosa di uomini e donne» che hanno sentito gli altri come prossimi in virtù della «comune appartenenza alla famiglia umana». Decisivo, dunque, per una buona terapia «l’aspetto relazionale» mediante il quale si può avere «un approccio olistico alla persona malata», da valorizzare per un percorso di guarigione. Il Papa auspica «un patto tra i bisognosi di cura e coloro che li curano», fondato sulla fiducia, mettendo al centro la dignità del malato, tutelando la professionalità degli operatori sanitari e anche intrattenendo un buon rapporto con la famiglia del paziente. La critica che Gesù compie verso coloro che “dicono ma non fanno” è salutare “per tutti”, spiega poi il Papa, «perché nessuno è immune dal male dell’ipocrisia» che impedisce di fiorirecome «figli dell’unico Padre». Papa Francescopunta, dunque, sulla relazione diretta, stando attenti a non ridurre «la fede a sterili esercizi verbali» senza coinvolgersi nelle necessità dell’altro e venendo, così, meno «la coerenza fra il credo professato e il vissuto reale». Il Papa evidenzia, infatti, come la vicinanza sia «un balsamo prezioso» che dà consolazione a chi soffre nella malattia, nella quale tra l’altro si sperimenta «in maniera evidente la nostra dipendenza da Dio» perché si vive una condizione di impotenza in quanto la salute non dipende dalle nostre capacità. Il Papa entra, quindi, in una dimensione di riflessione anche esistenziale perché «la malattia – afferma – impone una domanda di senso, che nella fede si rivolge a Dio». La relazione con il malato trova un fonte inesauribile nella “carità di Cristo”, come tra l’altro, nota Francesco, «dimostra la millenaria testimonianza di uomini e donne che si sono santificati nel servire gli infermi». È, in conclusione, a Maria Madre di misericordia e Salute degli infermi che si volge lo sguardo del Papa, affinché dalla grotta di Lourdes e dagli innumerevoli santuari sparsi nel mondo, sostenga la fede e «ci aiuti – afferma – a prenderci cura gli uni degli altri con amore fraterno».

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--