Don Pietro Sigurani
In morte di don Pietro Sigurani, origini sarde e cognato di Cossiga
di Francesco Mariani

4 Luglio 2022

4' di lettura

Roma - La mattina, 4 luglio, si è spento a Roma don Pietro Sigurani, 86 anni, sacerdote da 61, fino al 2021 rettore della basilica di Sant’Eustachio, dove nel settembre 2018 aveva inaugurato – dopo il Ristorante dei poveri che ogni giorno in basilica dava da mangiare a 120 persone – la Casa della Misericordia, ricavata nei sotterranei della chiesa, tra i palazzi della politica e i ristoranti dei turisti. Una sala per il centro di ascolto, con servizi di assistenza legale e consigli medici, poi un centro di accoglienza nel quale offrire riparo, e un caffè caldo.

Io l’ho conosciuto per tre anni quando era parroco della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, in via Gallia, dal 1975 al 2012. Anche lì aveva fatto costruire la “Domus caritatis”, con una mensa da 90 posti che serviva la cena il lunedì e il venerdì e la colazione il mercoledì e il giovedì, proprio sotto alla chiesa, perché «tutto deve partire dalla mensa eucaristica»; un dormitorio con 20 letti; uno studio medico con macchinari per le malattie cardiovascolari; servizi doccia e vestiario. A disposizione anche un centro di ascolto, con la consulenza di un avvocato. Un campo da tennis dove dovevo cimentarmi con ragazzini infinitamente più bravi di me che ero una schiappa.

Catechismo, servizi ai bisognosi, sostegno nello studio per i ragazzi, era questo il mio compito. Stiamo parlando del 1975-78. In un quartiere, il Metronio-Appio-Latino, dove il Msi era il primo partito, c’era una forte presenza di immigrati, ed uno scontro mica solo verbale tra infatuati della destra (avevano anche un periodico sulla vita ecclesiale dove naturalmente io, seppur giovanissimo, ero un eretico) e della sinistra politica. Un giorno ogni tre mesi era dedicato ad una gita dei sacerdoti e seminaristi collaboratori della parrocchia. Ogni domenica a pranzo con don Pietro che invitava anche consiglieri comunali ed assessori capitolini, studenti universitari ed erranti di vario tipo. Colpivano la sua fede, la sua intelligenza, la cultura, la conoscenza dei quartieri, il suo amore per la Sardegna ed un cuore immenso.

E lì scoprii l’arcano di cui mai lui parlava. Era il fratello di Giuseppa Sigurani, nota Peppa, l’allora moglie di Francesco Cossiga in procinto di diventare Presidente della Repubblica. Suo padre, Giovannino Sigurani, era sardo, rappresentante di medicinali, un notabile democristiano di Sassari. Nelle aule dell’ateneo sassarese la figlia, bellissima e poliglotta, laureatasi in farmacia, conobbe il futuro marito, già all’ epoca docente e dirigente di partito. Cossiga comunicò a Giovannino Sigurani che per lui non ci sarebbe stato posto nella lista dei candidati alle amministrative. Il matrimonio, purtroppo rivelatosi infelice, si fece lo stesso. Cossiga Francesco Maurizio ebbe a dire: «La madre dei miei figli era bellissima, intelligentissima, bravissima, molto colta. Ha educato benissimo i ragazzi. E io l’ho amata molto».

Don Pietro e sua sorella erano ostili ad ogni forma di apparizioni, tanto che di Peppa e Cossiga non si trovano foto insieme e lei non ha mai messo piede al Quirinale. Don Pietro sapeva tutto e di più ma ha taciuto sino alla fine, anche dopo la morte di sua sorella avvenuta quattro anni fa. Con me, nel volgere dei tempi, è rimasta grande stima e gratitudine. Di sardo quanto basta per non dimenticare l’ieri e l’oggi.

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