Giustizia, un potere senza controllo

L’intervento dell’avvocato Basilio Brodu

La premessa a una qualsiasi presentazione del libro intervista di Luca Palamara dovrebbe essere che quel libro, in Italia, oggi, era necessario. Non si vuol così dire che sia un’opera letteraria eccellente e/o dai contenuti edificanti: tuttavia è un volume illuminante e, per certi versi, in una prospettiva di miglioramento e ricostruzione della realtà civile/politica di questo paese, utilissimo e “pedagogico”. L’autore (ex magistrato dalla carriera rapidissima e brillante, recentemente radiato), con il giornalista Sallusti, descrive dall’interno – la realtà impietosa della magistratura italiana. Premettendo che, certamente, la massima parte dei magistrati che lavorano nelle singole Procure e sul campo dei diversi Tribunali di provincia nulla hanno a che vedere con il “sistema” descritto da Palamara, quest’ultimo racconta il potere giudiziario italiano evidenziandone tutte le storture e criticità.
Con buona pace di Montesquieu, si staglia una realtà istituzionale/politica dove l’equilibrio dei poteri è da anni oramai saltato. I poteri legislativo ed esecutivo, che sarebbero dovuti essere saldamente in mano alla classe politica, da oramai oltre trent’anni (anche per gravi colpe della medesima classe dirigenziale italiana: avvitata in una spirale verso il basso fatto di inadeguatezza, approssimazione, ignoranza unite a spregiudicatezza) appaiono deboli.
I partiti politici, dagli anni Novanta, squassati da una sempre più pressante questione morale, hanno provato a strumentalizzarla riportando il tutto a una mera questione giudiziaria che con il cavalcare l’ondata giustizialista ha così finito per delegare ampie fette di potere al terzo potere dello Stato. Non vi è chi non veda che l’onda giustizialista li ha travolti. Lasciando, apparentemente, al vertice un potere giudiziario a quel punto privo di contrappesi e controlli. Ciò non poteva che disgregare e incancrenire lo stesso potere giudiziario e le sue istituzioni. Troviamo, quindi, descritto da Palamara, un mondo in cui politica e realtà giudiziaria sono fuse e confuse, spesso utilizzate inappropriatamente (e con palesi sfumature di illegalità) dai vari personaggi a fini meramente personali, volti a garantirsi fette di potere (che, probabilmente, differentemente da quel che sosteneva Andreotti: logora chi ce l’ha). In questo contesto il “quarto potere”, il giornalismo, è stato a sua volta utilizzato e inglobato (alla ricerca di reciproci benefici, va detto). Pertanto, non solo la cronaca giudiziariaè stata utilizzata (e tutt’ora lo è) come clava e/o grimaldello contro i propri nemici politici o per garantirsi visibilità e carriera, ma – forse ed ancor peggio – ha totalmente perso le sue funzioni di controllo, verifica e critica anche per garantire l’opinione pubblica e la consapevolezza civile e sociale del paese. Tanto con buona pace del regolare funzionamento delle istituzioni e tanto, certamente, tra lo sconcerto dei vari addetti ai lavori (compresa la massima parte dei componenti della magistratura).
La vicenda di Palamara (che arriva dopo circa vent’anni in cui l’autore ha agito da protagonista indiscusso ai massimi vertici del potere giudiziario) appare ora come un redde rationem, ove l’autore sarebbe dovuto essere il capro espiatorio per “ripulire” il prestigio appannato della categoria di appartenenza: in una sorta di “cambiare tutto, perché tutto non cambi” di gattopardiana memoria. L’autore, però, non ci sta: con questo libro – senza giustificazione alcuna per sé – descrive “l’andazzo” generale, dove lui è stato al vertice per largo tempo, ma, lungi da esserne solo un fautore, ne era anche il prodotto.
Ciò detto, partendo da questa necessaria lettura, si possono vedere con maggiore chiarezza le storture del presente, al fine di mettervi mano e – con gli opportuni, auspicabili cambiamenti e riforme (caldeggiate da anni) – riportare ad una sorta di “ecologia” civile, politica e – si direbbe meglio – culturale di questo paese a un miglior funzionamento e più limpida e lungimirante prospettiva.

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Nell’immagine: La Giustizia, particolare (illustrazione ©Francesco Bongiorni per “Modus Magazine” via Behance)