Zone interne: sindaci e incubi

Ha dato materiale abbondante per tante discussioni la presentazione delle liste per le elezioni comunali dell’11 giugno nella nostra provincia (o ex?). In un paio di paesi non è sceso in campo nessuno, in altri c’è un’unica lista che, salvo rare eccezioni, di unitario hanno poco o nulla. Si dice sia colpa dello spopolamento delle zone interne e dei bilanci ridotti al lumicino. Il che è vero, ma ci sono anche altri motivi su cui non si può sorvolare.
Uno di questi riguarda il rischio, o meglio la quasi certezza, di essere raggiunti da un avviso di garanzia, una querela a prescindere, una sanzione: di aver a che fare con magistrati ed avvocati. Una prospettiva non esaltante specie per chi, senza fedina penale pulita, perde il lavoro. Non sto parlando di corruzione, turbativa d’asta o malaffare grave: il corrotto gli scivoloni giudiziari li ha già messi in conto, sa che fanno parte del suo rischio. Altra cosa sono quei sindaci ed amministratori comunali onesti finiti nell’occhio del ciclone per il dissesto di una strada, un incendio partito da una cunetta non sfienata, un’alluvione, un incidente stradale… Al sindaco, spesso privo di un supporto tecnico adeguato, si chiede di essere ingegnere, architetto, commercialista, medico, esperto ambientale, manager, dirigente scolastico e tuttologo. Un tempo, con tutti i suoi limiti, esisteva la Sezione di controllo sugli atti degli enti locali che vigilava sulla correttezza delle delibere ed il rispetto delle procedure: c’era cioè un filtro. Oggi il sindaco tuttologo si ritrova, suo malgrado, indagato per un vizio di forma nell’adottare una delibera.
I pochi appalti pubblici che un comune manda a gara si portano dietro ricorsi, controricorsi, sospetti e cattiverie senza limiti. La guerra tra poveri non è più romantica rispetto a quella tra ricchi. Se poi al sindaco gli va male si ritrova con lettere minatorie, le fucilate contro la sua casa, l’auto bruciata, il podere di campagna devastato. Cornuti e bastonati, abbandonati dallo Stato e anche dagli elettori. E tutto questo per che cosa? Per sentirsi dire da Piercamillo Davigo: « Non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti».
I nostri paesi hanno perso la componente più dinamica, più colta, e i pochi professionisti di qualità rimastivi si guardano bene dall’assumersi ruoli cui sono connesse tante rogne e poche lodi. Meglio starsene alla larga, anche perché in paesi dai brevi confini i conflitti di interesse sono praticamente inevitabili se non si è disoccupati o pubblici dipendenti con lavoro possibilmente fuori. Candidarsi a gestire la miseria, lo spopolamento o semplicemente per evitare l’arrivo del commissario prefettizio non è certo entusiasmante; meno ancora lo è amministrare le contraddizioni barbaricine senza sintesi politica, condizionati da intrecci parentali che rendono impossibile anche una banale variante urbanistica. Infine: alle vanità personali (di taluni sindaci) non c’è rimedio, le pagherà poi la comunità locale.

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