Zone interne in fuorigioco

Orani che dopo 50 anni di attività ininterrotta rischia di non iscriversi al campionato di calcio contribuisce a sollevare il velo su una crisi, effetto delle difficoltà economiche, che strettamente legata allo spopolamento in un rapporto di causa-effetto, diventa sociale e educativa. Prima di programmare la nuova stagione, mentre i Mondiali conquistano il pubblico televisivo nonostante l’assenza della Nazionale italiana, gli addetti ai lavori pensano a chiudere i bilanci. Ultime mensilità da pagare, fornitori da accontentare, anche se la squadra è retrocessa e i risultati non sono stati quelli attesi alla vigilia. Nelle reti sociali, sulle pagine Facebook, si rinnovano gli appelli ai nuovi appassionati, per dare una mano a chi da anni porta avanti la baracca. Un problema comune a tutto l’associazionismo, ma quando in ballo c’è la squadra di calcio a entrare in gioco è anche l’orgoglio del paese che vuole essere sempre presente nel panorama regionale.
A Gavoi il Taloro da 18 anni gioca nel massimo campionato di Eccellenza, i sacrifici di un’intera comunità che offre le proprie risorse umane e finanziarie alla squadra di calcio sono ripagati dalla formazione che ogni domenica riempie le tribune del “Maristiai”, oasi felice in un contesto di tifosi sempre più interessati al calcio trasmesso più che a quello dal vivo.
A Fonni dopo due anni ai vertici del campionato di promozione il presidente Antonello Coinu ha scritto una lettera rivolta ai compaesani: «Cari cittadini e tifosi fonnesi – recita la missiva – siamo giunti alla conclusione di una bellissima e intensa stagione sportiva, portata avanti con grande entusiasmo. Siamo soddisfatti di aver raggiunto diversi obiettivi sia per la prima squadra che per il settore giovanile. Un caloroso ringraziamento va a tutti i calciatori e al nostro stimato e apprezzato allenatore per il lavoro svolto con passione e dedizione. Altra grande soddisfazione è la numerosissima partecipazione dei ragazzi nelle categorie minori, dove il risultato è ancora fortunatamente secondario al divertimento. Ringraziamo di cuore gli allenatori del settore giovanile che si sono impegnati al massimo per creare un gruppo di atleti ma soprattutto di amici. Grazie ai genitori che hanno collaborato e supportato la società durante tutta la stagione. Doveroso è il ringraziamento all’Amministrazione Comunale per il supporto e il proficuo lavoro e una sempre maggior attenzione ai problemi dello sport e dell’attività calcistica giovanile». Il presidente del Fonni conclude dicendo che «è arrivato il momento del cambio di guardia e il rinnovo del direttivo. Il mio augurio è che non venga mai meno la voglia e la determinazione di portare avanti un progetto, con passione, serietà e spirito di collaborazione per garantire un sicuro e positivo avvenire della società».
Il campanello d’allarme squilla fortissimo a Orani. «Molte volte – dice il segretario Lino Carta – la causa è il poco interesse per lo sport, in Italia e nello specifico in Sardegna c’è una scarsa propensione anche a livello scolastico della frequenza sportiva, altre volte è la mancanza di voglia di impegnarsi nel sociale, come può capitare ad una piccola società di calcio, succede anche ad associazioni la cui esistenza è molto più importante come quelle che svolgono servizi come il 118. Ci metterei pure il fatto che qualcuno in passato ci ha provato ma non ha vissuto una bella esperienza e quindi resta scottato e non vorrebbe più mettersi a disposizione. Confrontandomi con amici di altre società che purtroppo hanno dovuto chiudere bottega, la motivazione che ho sempre sentito è quella dell’abbandono istituzionale, i comuni che non danno il dovuto sostegno alle piccolissime realtà in termini economici. Ci metterei anche il fatto che nei nostri piccoli centri, le strutture sportive sono vetuste ed obsolete, il che spesso scoraggia. Una rinfrescata agli impianti attirerebbe più atleti con la conseguenza di un numero dirigenziale più elevato».
Luca Pira, tecnico di Gavoi ex bandiera del Taloro e allenatore delle squadre della zona, ritiene che «tutto sia legato alla crisi in generale, portare avanti una società oggi implica tanti costi e i soldi sono sempre di meno. Bisognerebbe ripartire da zero puntare sui settori giovanili per abbattere le spese e soprattutto ritrovare quella passione vera del calcio, ci ritroviamo a portare stranieri nei nostri campionati a costi altissimi copiando un modello che non faceva parte del nostro credo. Altre nazioni insegnano, ne sono esempio Uruguay e Islanda, con pochi abitanti ma con grande organizzazione si può andare lontano sempre passando dai giovani. Le società rispecchiano l’andamento del nostro paese, è normale che un dirigente si stanchi presto, gli sponsor sono sempre di meno, per questo motivo bisogna ripartire dai ragazzi, dalla loro formazione investendo sulle strutture e su tecnici preparati».

© riproduzione riservata

  • L’inchiesta sull’ultimo numero del settimanale 

 

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn