Zone di contatto nel regno segreto

Dopo quasi tre mesi di chiusura forzata causa Covid 19, il Museo Man riapre le sue porte con la mostra Il regno segreto. Sardegna-Piemonte: una visione postcoloniale, curata da Luca Scarlini. Nell’attesa di riabbracciare visitatori continentali e stranieri, passaporti permettendo, quale miglior modo per i nuoresi e i sardi di “riappropriarsi” del Man riappropriandosi, al contempo, di una parte della propria storia? Utile esercizio per acquisire – citando il duro saggio di Marcello Fois che impreziosisce il catalogo della mostra – un senso di sé, qualcosa che ha a che fare con la memoria e rifugge il folklore.
Una visione postcoloniale presuppone, da una parte e dall’altra, il riconoscimento – che ci piaccia o meno – della reciproca influenza tra Sardegna e Piemonte, tra colonizzati e dominatori. A dimostrarlo sono le parabole artistiche come pure quelle accademiche o politico amministrative di donne e uomini che giunti dalla Sardegna in Piemonte qui hanno vissuto la loro piena realizzazione. Ma il discorso vale anche sulla tratta inversa in termini, soprattutto, di modernizzazione. Emblematica, da questo punto di vista, la sezione che apre la mostra: Cartografia di un’Isola. L’immagine seicentesca di una terra coricata in mezzo al Mediterraneo muta grazie al lavoro degli ingegneri e topografi piemontesi che restituiscono, ruotandola di novanta gradi, una visione ufficiale e realistica dell’Isola come dimostrano le carte di Alberto Ferrero de La Marmora. Nella prima ecco comparire il piroscafo, dettaglio per nulla insignificante, con le indicazioni delle tipologie di viaggio, la Sardegna insomma è continente. Ci sono poi le testimonianze degli studi per la realizzazione di una grande infrastruttura interna, tuttora insuperata, la Carlo Felice.
Fino a quando la conoscenza non è avvenuta sul campo la visione della Sardegna era per lo più simbolico fantastica come mostrano le tre grandi tele realizzate da Giovanni Michele Graneri e commissionate dal famigerato ministro per gli affari di Sardegna Giovanni Battista Lorenzo Bogino. Arte e scienza sono in qualche modo i due canali attraverso i quali si realizza una prima reciproca conoscenza.
La seconda sezione, Architettura per un nuovo regno, porta a scoprire o riscoprire l’influenza degli architetti piemontesi nella trasformazione dell’Isola. Per restare a Nuoro valga come esempio il lavoro di Giacomo Galfrè, avo di Salvatore Satta, che della città fu anche sindaco. Giunto a Nuoro per seguire i lavori della Cattedrale, progettò anche il cimitero nel quale trovano spazio le opere di Giuseppe Sartorio (che operò anche nei cimiteri monumentali di Cagliari, Sassari e Iglesias) e una sorprendente lapide attribuita a Giacomo Balla. Di foggia piemontese è anche il famoso caffè Tettamanzi.
Le fotografie di Vittorio Besso testimoniano le opere di ingegneria civile promosse dalla famiglia Sella (originaria di Biella, sì, quella dell’azienda vitivinicola) mentre Ettore Sotsass, grande designer del Novecento, arrivato in Sardegna per la creazione di un villaggio operaio Olivetti a Iglesias, indaga la costruzione di un “paesaggio artificiale”. Le relazioni tra Olivetti e la Sardegna sono testimoniate anche dall’impronta data all’immagine dell’impresa di Ivrea da Costantino Nivola e Giovanni Pintori.
La sezione Sardegna-Piemonte, andata e ritorno è emblematica della “porosità” del passaggio tra i due polmoni del Regno. Ritorna il Lamarmora, questa volta con i suoi studi di ornitologia e con le tavole raffiguranti gli idoli sardo- fenici, sono presenti in mostra anche le opere in bronzo rinvenute durante gli scavi archeologici piemontesi sull’Isola e collezionate da Carlo Alberto ma che si rivelarono essere una produzione contemporanea realizzata a scopo di truffa e dichiarate false solo nel 1849.
Originalissimo è invece il documento che data l’inizio di tutto: la Cessione del Regno di Sardegna alla Regnante Casa Savoia (Cagliari 8 agosto 1720). Altre carte amministrative e testimonianze autografe attestano il continuo interscambio tra Sardegna e Piemonte nei campi del cinema, del teatro con la nascita della “Compagnia Reale Sarda”, del melodramma.
In questa sezione della mostra ci siamo anche noi, piemontese era il Vescovo Maurilio Fossati che nel 1926 (e non nel 1929 come riporta erroneamente il catalogo) volle L’Ortobene, una cui pagina – non la più antica che è nei nostri archivi – è esposta dentro una teca.
Segni & sogni, è il titolo della sezione finale della mostra, quella più specificamente dedicata alle arti figurative. Sono qui esposte le opere di artisti piemontesi in Sardegna come Giovanni Battista Quadrone e Felice Casorati ma anche di sardi in Piemonte come Giuseppe Biasi a Biella. Significative anche le opere di Remo Branca, Foiso Fois, Aligi Sassu e le committenze a Filippo Figari e Giovanni Marghinotti. Un discorso a parte meriterebbero i tre illustratori Giovanni Manca, Tarquinio Sini ed Enrico Gianeri, legati al più importante dei periodici satirici, il settimanale Pasquino. A loro è dedicato uno dei corti d’animazione opera del collettivo “Mira” (Alessandra Atzori e Milena Tipaldo) e realizzati con il contributo della Fondazione Sardegna Film Commission.
Una piccola, preziosa porzione della mostra, è dedicata alla ceramica a tema sardo con le opere realizzate per la Lenci e in particolare da Sandro Vacchetti per Essevì, tra tutte spicca il ritratto di Maria Josè di Savoia in abito di Desulo.
A concludere l’esposizione le opere di Edina Altara e Vittorio Accornero: storia esemplare, la loro, che potrebbe riassumere il tema e il senso dell’intera mostra.
Una mostra che, come afferma il direttore del Man Luigi Fassi – non è forse lui stesso esempio di uno scambio tra Sardegna e Piemonte che continua a produrre frutti mirabili? –, ha oggi «un valore in più»: in un momento in cui ritornano di moda le «conflittualità regionali» mette in gioco «l’identità della Sardegna in rapporto con le altre regioni».
Accolti dal presidente del Man Tonino Rocca abbiamo poi avuto il privilegio di una visita guidata “personalizzata” in compagnia del direttore che ci ha dedicato oltre un’ora del proprio tempo. Tempo che merita di essere speso qui al Man, per guardarsi e riconoscersi e scoprirsi figli di un tempo e di uno spazio che ci ha resi quello che siamo.

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La mostra.
Orari. Martedì-domenica: 10-19 (continuato), lunedì chiuso.
Prenotazioni. Possibilità di prenotazione telefonica (0784 252110) della visita dalle ore 8.30 del mattino sino alle 19 dal martedì alla domenica.
Biglietti. Intero 5 euro (over 25), ridotto 3 euro (dai 18 ai 25 anni). Gratuito under 18 e la prima domenica del mese.
Catalogo. Il regno segreto (MAN/Ilisso Edizioni) prezzo speciale mostra 20 euro.
Promozioni. L’acquisto combinato del biglietto di ingresso (intero o ridotto a seconda delle convenzioni vigenti) assieme a quello del catalogo dà diritto a un secondo ingresso gratuito alla mostra (su conservazione del biglietto e della ricevuta).
Note. Ingresso contingentato (10 visitatori alla volta). Obbligo di indossare dispositivi di protezione individuale. Misurazione della temperatura corporea di ogni visitatore all’ingresso. Presenza di distributori di gel igienizzante nei piani.

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Vita di un museo oltre la quarantena: «Non ci siamo mai fermati»

Il Museo è un corpo vivente e il Covid-19 non ha avuto la meglio sul lavoro dell’istituzione nuorese. Certo, la chiusura forzata ha avuto un costo, come spiega il presidente Tonino Rocca, «perché ci ha costretti a traslare tutta la programmazione. Non stravolgeremo i programmi – dice Rocca – ma tutto slitterà. Questa mostra era programmata per marzo, abbiamo atteso e ci siamo adeguati alle disposizioni governative seguendo anche i consigli della rete Amaci di cui facciamo parte. Questa è una mostra complessa che ha alle spalle un grande lavoro di ricerca, è pensata anche per le scuole, avendola fino a novembre ci teniamo aperta la possibilità che alla ripresa gli studenti possano visitarla».
Il Man, come afferma il direttore Luigi Fassi, «in realtà non ha mai chiuso: abbiamo lavorato tantissimo. Abbiamo voluto tenere vive due esigenze: il rapporto soprattutto con il pubblico più piccolo, i bambini, attraverso i laboratori su facebook con le nostre mediatrici, e con Il diario della quarantena anche per intercettare il pubblico degli adulti. In secondo luogo non abbiamo voluto interrompere l’attività di ricerca e di produzione di nuova conoscenza e qui si inserisce il progetto “Connessioni inventive” in collaborazione con ICA di Milano, progetto che – sottolinea Fassi – andrà avanti, abbiamo avuto un importante riscontro. Questa collaborazione – spiega il direttore – ci ha aperto una nuova strada, intercettare e valorizzare personalità italiane di rilievo che lavorano all’estero, figure di grande eccellenza che non finiscono a “Otto e mezzo”. Era difficile farli venire da così lontano, abbiamo usato un format che mi piace, far raccontare loro la propria ricerca, e questa occasione ci ha fatto dire “facciamolo
ma collaborando con altre istituzioni”. Porteremo avanti questo ponte con Milano, abbiamo visto che possiamo dare al pubblico contenuti importanti a costo praticamente zero. Sarà importante più che mai in questa fase di “ricostruzione” – sottolinea Fassi – collaborare a livello di istituzioni artistiche, mettendo da parte ogni egoismo competitivo.
In definitiva didattica e uffici, non hanno mai smesso di lavorare: «Durante la quarantena abbiamo completato l’allestimento della mostra che era quasi ultimato al momento del primo decreto del Governo, limando il progetto mettendo a frutto le settimane di chiusura. Non abbiamo interrotto la progettazione delle mostre successive, abbiamo salvato tutta la macchina».
La speranza è che il motore continui a viaggiare a pieno regime.

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