L’iniziativa di tre giovani per affiancare le imprese sarde

La loro filosofia si fonda «sul concetto che 1+1=3, cioè sull’idea che la forza del gruppo sia nettamente superiore rispetto alla forza dei singoli separati». Questo vale tanto per tre giovani – Maura Fancello, Alessandro Pettazzi e Cristina Cerina – che hanno unito le loro competenze per fare impresa, quanto per l’unione in rete di imprese appartenenti a settori diversi. Questo è “We are Shardana”.

Come nasce l’idea di questa impresa? E perché proprio in tempo di pandemia?
«L’idea di raccontare la Sardegna e rendere accessibile le eccellenze dell’Isola è sempre stata viva in ognuno di noi. Siamo tre cittadini del mondo per formazione. Ognuno di noi ha un percorso professionale iniziato all’estero, tra l’Europa, l’Africa e la Cina, e ognuno di noi ha sentito il bisogno di tornare in Sardegna per investire le proprie competenze in un progetto che oltre ricchezza portasse valore. L’incontro in Sardegna è stato provvidenziale nel permetterci di immaginare We Are Shardana e decidere di lavorare insieme. Ci siamo riconosciuti, abbiamo messo per iscritto il nostro progetto e lo abbiamo presentato alla Start Cup, una competizione per idee d’impresa. Abbiamo quindi ricevuto il premio speciale dedicato alla cultura da parte del Distretto Culturale del Nuorese. Questo riconoscimento è stato provvidenziale per spingerci a continuare a lavorare con determinazione e nonostante lo scoppio del Covid19, abbiamo deciso di scommettere insieme su We Are Shardana e creare impresa».

Maura Fancello

Alessandro Pettazzi

Cristina Cerina

Perché Shardana?
«Sono molte le teorie sugli Shardana ma una cosa è certa: erano popoli che navigavano il Mediterraneo e non avevano paura di addentrarsi in rotte sconosciute. Abbiamo voluto fare di quest’intraprendenza il monito del nostro progetto, guardando alla Sardegna come isola nel Mediterraneo, con prospettive dentro e fuori i confini isolani. L’utilizzo dell’inglese “We Are” e non quello del termine in italiano o in sardo, è stato invece fatto per sottolineare quanto la rete locale si voglia rivolgere in materia implicita anche ad un pubblico straniero, in ottica di internazionalizzazione dell’offerta culturale e produttiva dell’Isola. Una Sardegna aperta, unita localmente e propensa all’innovazione e alla digitalizzazione delle proprie eccellenze».

Cultura, saperi, sapori: sono queste le carte che la Sardegna e le zone interne in particolare possono ancora giocare per competere nel mercato? Il web dovrebbe giocare un ruolo fondamentale in questo, eppure a livello infrastrutturale siamo ancora indietro, che fare?
«La Sardegna è ricca di eccellenze enogastronomiche e artigianali, è una terra antica culla di una civiltà millenaria, quella nuragica. Spesso tuttavia questo patrimonio non è valorizzato al meglio, non è digitalizzato né agisce nell’ottica di una rete territoriale. Quello che stiamo cercando di sviluppare con We Are Shardana è un sistema che faciliti l’accessibilità delle eccellenze isolane attraverso la loro digitalizzazione e la creazione di un progetto di marketing territoriale che prende forma nel We Are Shardana Pass. La prima guida digitale del territorio del nuorese, scritta sotto consiglio dei locali. È attualmente in corso un grande risveglio da parte di tutte le attività presenti nel circuito sul web, in seguito anche alla necessità scaturite dagli effetti del Covid. Oltre alla carenza infrastrutturale puramente digitale, la Sardegna ed il centro in particolare, si trova indietro con il sistema dei trasporti e nella complessità di raggiungere i singoli territori. Per questo oltre a Cultura, Saperi e Sapori, abbiamo individuato una quarta carta su cui dobbiamo obbligatoriamente giocare, e sono i Trasporti interni».

Che servizi fornite alle aziende?
«Con il progetto We Are Shardana Pass abbiamo fornito alle oltre 60 aziende parte del circuito una vetrina digitale che rende accessibili tutte le loro informazioni nel dettaglio (dai contatti personali alla galleria fotografica; dalle lingue parlate in struttura ai metodi di pagamento accettati) e le posiziona all’interno di una mappa pensata per i viaggiatori che vogliono esplorare la Sardegna più autentica, dando loro la possibilità di mettere in vendita dei prodotti o delle esperienze scontate, per essere più facilmente appetibili sul mercato. Accanto alla rosa di eccellenze selezionate sotto il consiglio dei locali, sono stati digitalizzati oltre 200 secret places, quei luoghi che solitamente non sono raccontati nelle guide tradizionali ma che spesso sono i più cari a chi vive l’Isola. Attraverso il We Are Shardana Pass i viaggiatori, sia locali che stranieri e in tutte le stagioni, non solo potranno finalmente scoprire la Sardegna più autentica con un click ma avranno anche accesso a sconti fino al 50% sull’ingresso alle principali attrazioni culturali: musei, siti archeologici, luoghi di interesse storico e naturalistico; nei ristoranti ed agriturismo e sull’acquisto di prodotti agroalimentari e artigianali. We Are Shardana supporta le imprese del circuito nella scrittura di progetti per partecipare ai bandi, nell’internazionalizzazione dei loro servizi e nell’implementazione di campagne di marketing, sia a livello singolo che di rete. È questo il caso di Natale in LockUP. L’iniziativa di marketing territoriale attualmente in corso, con la quale abbiamo voluto sostenere l’economia locale in questo Natale anomalo. Oltre a questo tipo di iniziative We Are Shardana offre una serie di servizi alle imprese legati alla loro presenza digitale, dalla creazione di siti web, alla traduzione e scrittura di contenuti testuali, alla produzione di materiale digitale, foto e videografico».

Dopo varie esperienze avete deciso di tornare in Sardegna facendo il percorso inverso a tanti che scelgono di andare via. La Sardegna è una terra per giovani?
«La Sardegna è una terra meravigliosa con una qualità della vita altissima. Formarsi e acquisire competenze è fondamentale e spesso il viaggio è parte di questo percorso, a volte si prosegue viaggiando, altre si decide di tornare a casa. Non è questo il punto, ognuno ha il dovere di perseguire la propria felicità».

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