Volontariato e passione, ma chi aiuta lo sport?

Li chiamano sport minori, minori poi rispetto a cosa è tutto da valutare. Non muovono milioni, questo è certo, ma serietà, passione e dedizione sono una garanzia per queste attività magari in perdita – economicamente parlando – certamente in attivo sul piano educativo e formativo.
Il lockdown di primavera le ha duramente provate, poi hanno tentato di rialzarsi, ora attendono coltivando la speranza.

È il caso della Pallacanestro Nuoro la cui prima squadra milita in Promozione. È una realtà che in questi ultimi anni ha coinvolto circa 200 atleti (dai 4 ai 6 anni per l’attività motoria, dai 6 ai 10 anni per il minibasket) più altri 60-70 tra ragazze e ragazzi con oltre 11 anni di età.
«A marzo abbiamo dovuto interrompere all’improvviso – racconta la presidente Mariagrazia Porcu, non è stato bello, non eravamo pronti. Erano appena iniziati i campionati che sono poi il coronamento delle fatiche dei ragazzi. Abbiamo cercato di non lasciarli soli mantenendo i contatti grazie alle intuizioni degli allenatori che si sono inventati anche dei contest sui social per mantenerli in forma. Quando a giugno abbiamo ripreso ci siamo attivati con un protocollo interno basato su quelli Fip e Coni con allenamenti individuali, era importante riportare tutti in palestra e sono arrivati abbastanza numerosi. Speravamo nell’inizio di un nuovo anno, ora una nuova chiusura, ci atteniamo alle indicazioni ma non siamo contenti».
La società è molto attiva sul sociale, basti pensare al minibasket gratis che ha permesso a tante famiglie di avviare i propri figli all’attività sportiva, ma il cuore grande dei Sirbones si è fatto vedere anche nelle settimane più dure del lockdown, quando lo staff – composto esclusivamente da volontari – ha aiutato materialmente ed economicamente diverse famiglie in difficoltà, senza sbandierarlo. «Lavoriamo nel sociale – sottolinea la presidente –, ci siamo e facciamo quello che possiamo per tenere i ragazzi e non abbandonarli alla solitudine. Ora vedere la palestra Coni vuota e silenziosa è triste, davvero». 

(foto di gruppo per la Pallacanestro Nuoro, in alto una formazione della Hac Nuoro)

Roberto Deiana ci accompagna in un giro negli spazi della Polivalente. Questa estate, grazie al lavoro della società di pallamano Hac Nuoro, dal 15 giugno al 15 settembre era animata ogni settimana da oltre 350 bambini, un servizio alla città e alle famiglie a prezzi più che popolari, e in piena sicurezza. La pandemia e soprattutto la chiusura delle scuole ha influito negativamente – spiega il presidente e allenatore della squadra che milita nel campionato di serie A – sull’avviamento alla pratica sportiva dei più piccoli.
Ad oggi i tesserati sono oltre sessanta ma – spiega Deiana – «ai costi di gestione degli impianti e alle spese ingenti da sostenere per militare in un campionato nazionale si sono aggiunte quest’anno quelle per l’igienizzazione di 1500 metri quadrati di superfici oltre ai protocolli federali che prevedono per il gruppo squadra tamponi ogni settimana». La situazione è quasi «insostenibile» se non fosse, appunto, per la passione che anima questo gruppo. Venuti meno gli introiti dall’affitto dei campi, risicate le sponsorizzazioni regionali che vanno a vantaggio di pochi grandi o presunti tali, i dirigenti fanno di tutto impiegando anche le proprie finanze personali.
Ci vuole un impegno anche politico, con un assessore tecnico che abbia un portafoglio, l’idea di Deiana, «ricordiamoci che, nel nostro piccolo, muoviamo l’economia della città ogni volta che ospitiamo una squadra che arriva dal continente, e lo stesso vale per altri sport». Intanto qui continuano a rimboccarsi le maniche, quando c’è stato bisogno di interventi strutturali lo si è fatto in autonomia, quando si è dovuto trovare un locale per la Pesistica che non poteva più sostenere i costi dei locali di via Lazio l’Hac ha offerto i propri spazi.
Si resiste, ma quanto può durare?

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