Vittime del terrorismo, memorie di casa nostra

Il 9 maggio, data in cui nel 1978 vennero assassinati Aldo Moro e Peppino Impastato, ricorre il “Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale” istituito con la legge 56 del 4 maggio 2007. Vicende apparentemente lontane dalla Sardegna, lontane nel tempo e geograficamente che però ci hanno toccato da vicino anche a Nuoro. Chi erano Santo Lanzafame? Chi era Franco Straullu? Chi era Nicolino Zidda? Tre nomi, tre storie diverse, dolorosamente accomunate da una data: 1981, anno orribile che vide il terrorismo bussare in Barbagia. Al di là delle vicende giudiziarie e delle sigle terroristiche, restano le vittime, dimenticate, di cui i giovani poco sanno anche quando studiano in scuole dedicate al loro nome. Come tanti sardi, poliziotti e carabinieri, colpevoli solo di servire lo Stato, sono caduti per mano di chi accecato dall’ideologia, sosteneva di «sparare non agli uomini ma alle divise». Ricordare il sacrificio di quegli uomini è un dovere non solo per chi, vedove e orfani, continua a convivere con quel dolore, ma per noi e per i nostri figli. Per i giovani che, forse, non hanno mai sentito parlare di Brigate Rosse o Nar, per citare le sigle più conosciute, per i ragazzi che oggi distrattamente poco sanno anche in Sardegna. L’ultima offesa a quei morti sta nella difficoltà di ricostruire nomi e storie: “Il silenzio uccide più della mafia”, ammoniva oggi uno striscione esposto durante una manifestazione in Sicilia. Eppure stiamo parlando di vicende lontane pochi decenni ma rimosse dalla coscienza. Ricordare le vittime sarde della mafia e del terrorismo nazionale e internazionale, è un dovere cui non ci possiamo sottrarre, correndo anche il rischio di dimenticare qualcuno ma aperti a correggere e completare un elenco su cui riflettere sul prezzo pagato alla nostra democrazia anche a casa nostra, anche in Sardegna, anche in Barbagia. Ecco nomi e storie in ordine temporale, chiedendo scusa e pronti a sopperire a eventuali dimenticanze.
Tra i 18 morti della strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969) figura un Luigi Meloni di probabile origine sarda; Alessandro Floris, originario di Iglesias, portavalori, ucciso a Genova il 26 marzo del 1971; Antonio Niedda, originario di Bonorva, agente polizia stradale ucciso a Padova il 4 settembre del 1975; Francesco Cocco, originario di Terralba, magistrato ucciso a Genova l’8 giugno del 1976 insieme al suo autista, il carabiniere Antioco Deiana di Ardauli; Salvatore Porceddu, agente di polizia di Silì (Oristano), ucciso a Torino il 15 dicembre del 1978; Pierino Ollanu, emigrato da Gergei, ucciso il 3 maggio del 1979 nell’assalto alla sede Dc di piazza Nicosia a Roma; Angela Fresu, 3 anni e sua mamma Maria Fresu, 24 anni, originaria di Nughedu San Nicolò, due delle 85 vittime dell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980; Nicolino Zidda, insegnante nella colonia penale di Mamone, ucciso per errore a Orune il 9 giugno 1981 in un agguato contro il brigadiere dei carabinieri Salvatore Zaru che si salvò grazie alla sua prontezza di riflessi; Santo Lanzafame, medaglia di bronzo al merito civile, carabiniere ucciso il 31 luglio 1981 nel monte Ortobene mentre era di pattuglia (insieme commiltone sassarese Baingio Gaspa, rimasto illeso): originario di Catania, sposato con Giovanna Piras di Lodè e padre di cinque figli viveva a Nuoro; Franco Straullu, capitano della Polizia di Stato, di Nuoro ucciso, insieme al suo autista Ciriaco Di Roma, il 21 ottobre del 1981, medaglia d’oro al merito civile conferita nel 2005 perché «mentre percorreva a bordo dell’auto di servizio uno stretto e breve tunnel, veniva mortalmente raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco sparatigli contro in un vile e proditorio agguato terroristico, sacrificando la giovane vita ai più nobili ideali di coraggio e di spirito di servizio»; Benito Atzei, vicebrigadiere dei carabinieri di Gonnostramatza ucciso l’8 ottobre del 1982 a Rocca Canavese in provincia di Torino. La giornata di oggi accomuna anche il ricordo delle vittime di mafia nel nome di Peppino Impastato, dolore che in Sardegna diventa strazio ricordando Emanuela Loi, primo agente donna della Polizia di Sestu caduta in servizio, vittima il 19 luglio del 1992 dell’attentato che costò la vita a Palermo al magistrato Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia insieme agli altri componenti della scorta: Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Tra le vittime del terrorismo internazionale non possono essere, inoltre, dimenticati anche i 17 italiani tra carabinieri e militari e due civili, massacrati in Iraq dal camion-bomba che il 12 novembre del 2003 devastò la base “Maestrale”, Silvio Olla, 32 anni, di Sant’Antioco, sottufficiale della Brigata Sassari. Con Olla sono sei i militari sardi caduti nelle missione di pace e considerati a tutti gli effetti vittime del terrorismo: il 5 giugno 2006, sempre a Nassirya, muore il caporalmaggiore di Selargius Alessandro Pibiri, il 17 settembre 2009, a Kabul, in Afghanistan, a seguito di un attacco suicida ad un convoglio diretto all’aeroporto, muore Matteo Mureddu, 26 anni, di Solarussa, caporalmaggiore della “Folgore”, il 28 luglio 2010, a Kabul, viene ucciso in un’imboscata Mauro Gigli, 41 anni, di Sassari, guastatore del reggimento “Torino”; il 9 ottobre 2010 cade a Farah in Afghanistan insieme a tre colleghi della Brigata “Julia” Gianmarco Manca, 32 anni di Alghero; il 18 gennaio del 2011, infine, in Afghanistan muore Luca Sanna, 33 anni, di Samugheo.

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