Vite e tralci, la forza e l’energia vitale vengono da Gesù

È dalla testimonianza dell’evangelista Giovanni che arriva il suggerimento per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno. Si tratta delle parole pronunciate da Gesù ai suoi discepoli prima della passione. Un passo che ha ispirato la vocazione delle sorelle della Comunità monastica di Grandchamp, le quali hanno preparato il materiale delle celebrazioni e delle riflessioni da utilizzare dal 18 al 25 gennaio prossimi. Queste donne, di tradizione riformata della Svizzera di lingua francese, già dagli anni ’30 del secolo scorso sperimentarono il dolore della divisione tra le chiese cristiane e guidate dal padre Paul Couturier fondarono la loro vita monastica sui tre pilastri della preghiera, della vita comunitaria e dell’ospitalità.
Cronologicamente e spiritualmente, già si vedono delle analogie con Suor Maria Gabriella Sagheddu di Dorgali, chiamata da Dio alla vita consacrata per essere con lui «una cosa sola», rimanendo nel suo amore.
«Innestati nella vite, che è Gesù stesso – si legge nell’Introduzione teologicopastorale al sussidio per il 2021 – il Padre diviene il vignaiolo che ci pota per farci crescere. È la descrizione di quanto avviene nella preghiera: il Padre è il centro della nostra vita, Colui che ci ricentra, ci pota e ci rende un tutt’uno e un’umanità resa tutt’uno, rende gloria al Padre». Genevieve Micheli, che sarebbe divenuta poi la prima Madre della Comunità, scrisse queste righe molto attuali per il presente: «Viviamo in un’epoca che è allo stesso tempo problematica e magnifica, un’epoca pericolosa in cui nulla protegge l’anima, in cui i traguardi rapidi e pienamente umani sembrano spazzar via gli esseri umani […].
Noi cristiani, che conosciamo il pieno valore della vita spirituale, abbiamo una responsabilità enorme e dobbiamo rendercene conto, unirci e aiutarci vicendevolmente per creare forze di pace e rifugi di serenità, centri vitali dove il silenzio della gente richiama la parola creatrice di Dio».
Questo spiega che la sensibilità ecumenica non riguarda solo coloro che hanno fatto una scelta particolare di dedizione totale, ma tutti i battezzati. Infatti, sempre nell’Introduzione, le autrici affermano che «le divisioni tra i cristiani,
il loro allontanamento gli uni dagli altri, sono uno scandalo perché ciò significa allontanarsi ancor di più da Dio. Molti cristiani, mossi dal dolore per questa situazione, pregano ferventemente Dio per il ristabilimento dell’unità per la quale Gesù ha pregato: la sua preghiera per l’unità è un invito a tornare a lui e, conseguentemente, a riavvicinarci gli uni gli altri, rallegrandoci della nostra diversità».
Anche monsignor Ambrogio Spreafico, il pastore evangelico Luca Maria Negro e il Metropolita ortodosso Gennadios interpretano l’insegnamento del Maestro durante l’ultima cena rivolto all’umanità di oggi, colpita nel profondo dall’epidemia di Covid-19 e dalle sue devastanti conseguenze sociali, economiche e morali: «L’immagine della vite non è nuova nel Primo Testamento: essa rappresenta il bene più prezioso per i contadini israeliti, fonte di sostentamento e di gioia, causata dalla produzione del vino. Riprendendo questo sostrato della tradizione, Gesù opera un cambiamento inaspettato: Egli stesso diventa la vite del Padre, mentre i suoi discepoli sono i tralci. Si fa garante cioè di un rapporto con Dio stesso destinato, attraverso la sua morte e risurrezione, a rimanere stabile, saldo, portatore di vita e di speranza, come la linfa che scorre dal centro della pianta verso le sue estremità, senza escludere quelle più periferiche. Gesù vuole rassicurare tutti noi tralci e ci chiede di non temere davanti alle difficoltà e ai tempi bui: la forza, l’energia vitale proviene da lui».

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