Vita nuova, vita eterna

La Chiesa che è Madre, di domenica in domenica, ci ha condotto per mano e ci ha istruito sul senso battesimale della quaresima. La Parola di Dio, all’inizio, ci ha annunciato come rispondere alle tentazioni, e subito dopo, dal monte della tentazione, ci ha portato sul monte della trasfigurazione per mostrarci in Gesù la natura umana rivestita della bellezza originaria per godere dello splendore del suo volto e attingere da Lui la forza di camminare nel deserto della vita, vivificati dall’acqua che estingue ogni sete e illuminati nella nostra cecità. Oggi Gesù ci fa il grande annuncio: Io sono la risurrezione e la vita. È Lui il compimento della profezia che Ezechiele proclamava a nome di Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe: il Dio della vita vince la morte. Il cuore dell’uomoè un baratro, impenetrabile e ingannevole, solo Dio conosce il cuore di tutti gli uomini e solo Lui vi penetra per cambiarlo e farlo nuovo.
Gesù, in mezzo alla desolazione, al pianto, alla sofferenza per la morte di Lazzaro, suo amico, fa esplodere la speranza della vita, perché chi crede in lui ha la vita eterna. L’esperienza ci dice che si può essere morti mentre siamo ancora in vita.
Conosciamo bene tante situazioni di totale assenza di speranza, di voglia di lottare e di vivere che possiamo chiamare: morte del cuore. Ma chi può darci la risurrezione del cuore? Le parole di incoraggiamento non bastano. Anche in casa di Marta e di Maria la presenza degli amici che si trovano lì per consolarle, non sortisce alcun effetto benefico, la loro presenza non cambia nulla. Bisogna mandare a chiamare Gesù. È sempre necessario che qualcuno chiami Gesù e gli presenti le situazioni di morte. Gesù è l’amico a cui possiamo rivolgerci, l’amico che ci ama, che non si vergogna di piangere con noi, l’amico che comprende la sofferenza e la vive con noi, la sua presenzaporta vita, pace pur nella sofferenza. Egli è presente soltanto per manifestarsi come Colui che già fin da ora vivifica i “morti”. Egli freme di amore ogni volta che dal male e dalla morte ci risolleva con il suo perdono. Anche noi, oggi, siamo messi di fronte alla precarietà, alla nostra fragilità (lo vediamo nella pandemia che ci ha colpito), sperimentiamo la nostra impotenza, ma crediamo nella promessa della vita eterna che Gesù ci fa. Questa non riguarda solo la vita futura ma, chi crede, ora ha la vita eterna. La “vita” non è soltanto una promessa per l’ultimo giorno, ma un dono attuale, accordato oggiall’esistenza ordinaria. Tutto quello che San Giovanni ci racconta nel Vangelo di oggi sulla risurrezione di Lazzaro, è per la gloria di Dio:Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio? dice Gesù a Marta, e tra poco sarà visibile la potenza di Dio, e Lazzaro sarà risvegliato, ri-immesso nella vita. Si realizza in lui ciò che Marta attende soltanto per l’ultimo giorno. Dopo poco tempo anche Gesù conoscerà la morte e donerà, con la sua risurrezione, la vita che non tramonta.
Gesù dice a Lazzaro a gran voce: Vieni fuori!Anche a noi oggi Gesù grida: vieni fuori dalla tua indifferenza, dal tuo egoismo, dalle tue paure, dalla tua disperazione, dalla tua morte, sono io che ti dono la vita, che sconfiggo la morte, io sono l’origine di ogni vita.
Accogliamo la vita nuova che Dio ci dona nel Battesimo. Per mezzo della risurrezione di Gesù siamo destinati non all’annientamento, ma alla vita, alla comunione con il Padre e con il Figlio Gesù e a rendere gloria a Dio per tutti i suoi doni.

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