Il vescovo di Nuoro: «Con i pastori e con l’uomo»

Il vescovo di Nuoro monsignor Mosè Marcià, assente dalla Diocesi da un mese per motivi di salute, vuole con questo intervento che sarà pubblicato nel prossimo numero dal settimanale diocesano L’Ortobene confermare la vicinanza ai pastori della Chiesa nuorese.

«Io sto con i pastori», scrive don Totoni Cossu, designato dal Vescovo Consigliere spirituale della Coldiretti Nuoro-Ogliastra, parroco di Bitti. «Io sto dalla parte dell’uomo», gli fa eco da Dorgali don Michele Casula, «parroco per la gente e con la gente».

Ho letto attentamente i due loro interventi, li condivido e li faccio miei. Due anni sono passati dalla Visita Pastorale e negli incontri con il mondo del lavoro e in particolare con voi pastori, emergevano questi stessi problemi. Era il 2017, il Pecorino romano era 5,17 e il latte ai voi pastori venne pagato 0,60. Oggi il formaggio è a 5,90 e il latte ancora a 0,60! Secondo le stime degli specialisti i costi di produzione, al netto dei premi dell’Unione Europea, compresi i finanziamenti per il “Benessere Animale” supera l’euro al litro. Perciò pagare il latte a 0,60 significa lavorare sotto costo, mentre dovrebbe essere garantito un minimo margine di guadagno.

Timidamente, negli incontri durante la Visita, si delineava l’esigenza di una unità forte tra gli operatori per fare un unico fronte in difesa, non una presa di posizione, della dignità del proprio lavoro, della propria persona e della propria famiglia.

Ho letto con attenzione una stringata relazione sull’incontro avvenuto tra i pastori, l’assessore regionale e gli industriali caseari. Incoraggio l’iniziativa. Da quelle sintetiche righe appare chiaro che chi decide il prezzo al latte sono gli industriali caseari, nelle cui mani ci sono i canali di commercializzazione, soprattutto del pecorino romano. Spesso le stesse cooperative sono costrette a rivolgersi agli industriali per vendere il proprio prodotto all’estero. Vedo ora le due controparti che allo stesso tavolo in un dialogo, anche se serrato, cercano insieme una soluzione. Spero si possa raggiungere presto un’intesa chiara e credibile.

Dall’animale, che occorre curare perché viva e produca, fino al prodotto caseario finito e messo sul mercato nasce una filiera. Quanti ne prendono parte, devono poter dignitosamente vivere. Non è però giusto, che in questa filiera ci sia chi si arricchisce e un altro che impoverisce. Non è retto che uno rischi quotidianamente di chiudere battenti e un altro viva di rendite di posizione (se pure conquistate con tanta fatica).

Nel dialogo, si potrà trovare una soluzione, una sintesi alle varie posizioni e ai veri problemi che le leggi del mercato globalizzato spesso alterano a favore di uno anziché di un altro, trasformano in processo finanziario il diritto di vivere e rendono il lavoro una semplice merce su cui poter speculare come si fa con una cosa qualsiasi.

Sì, come don Totoni «sto con i pastori», come don Michele «sto dalla parte dell’uomo». Proprio per questo, oso ripetere quanto ci siamo detti con molti di voi pastori, nella Visita Pastorale: stiamo più uniti tra noi, non disperdiamo le nostre forze, non deleghiamo a vanvera la lavorazione del latte e la commercializzazione del formaggio. L’unione e l’unità sarà a vantaggio di tutti. Là dove c’è già una cooperativa pastori, non creiamogli ostacoli: è un modo di accorciare la filiera, avere meno dispersione e creare vantaggio per tutti.

La mia persona vale poco, ma quel che posso fare con voi son pronto a farlo per il bene comune.

+Mosè Marcìa

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