Vescovi e sindaci frenano il presidente Solinas

L’altolà sul metodo non fa presagire niente di buono sul merito. Perché l’ordinanza del presidente della Regione Christian Solinas, attesa come start per far ripartire la Sardegna, si becca, in attesa di esaminare le decisioni in dettaglio, sonore e significative bocciature. Mentre in campa nazionale sulla celebrazione delle funzioni religiose Cei e Governo dialogano e trovano un accordo di massima, in Sardegna i vescovi si ritrovano a dover mettere alcuni paletti poco incoraggianti per il Governatore, smontando in particolare l’enfasi del primo comunicato stampa: «Restano proibite – ha fatto scrivere Solinas nella nota ufficiale – le cerimonie religiose aperte al pubblico, ma, vera novità in campo nazionale e internazionale, l’ordinanza prevede la ripresa delle funzioni religiose, quindi la celebrazione delle Messe, con un protocollo di regole che i Vescovi stabiliranno nelle loro Diocesi». Già subito dopo la conferenza stampa i Vescovi isolani, tramite monsignor Antonello Mura, presidente della Conferenza Episcopale Sarda, hanno fatto sapere che «pur apprezzando l’attenzione che il Presidente Solinas ha rimarcato nella conferenza stampa di oggi verso l’apertura delle chiese alle “celebrazioni eucaristiche”, si riservano di leggere e valutare il testo dell’ordinanza regionale che verrà firmata, tenendo conto che non sono stati consultati precedentemente e che decisioni di questo tipo  competono unicamente all’Autorità ecclesiastica».

L’ENFASI DELLA REGIONE. Una diffidenza che sicuramente non sarà dipanata dalla lettura dell’ordinanza  a partire dal “valutato”che «l’anzidetto DPCM 26 aprile 2020 ha disposto la sospensione delle “cerimonie civili e religiose”, consentendo le sole “cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti» e il  “rilevato” «che sussiste nell’ordinamento giuridico italiano una chiara distinzione tra “cerimonia” (quale matrimonio, battesimo, prima comunione, confermazione o funerale) e “funzione” eucaristica (quale è la Santa Messa ordinaria), come rilevabile ictu oculi (“a colpo d’occhio”, di evidenza immediata, ndr) ad esempio dall’art. 405 c.p., e che, pertanto, la sospensione operata dal DPCM de quo ( in esame, ndr) non sia estensibile alle funzioni religiose ordinarie, stante la necessaria tassatività delle misure limitative di diritti costituzionalmente garantiti».

L’ORDINANZA A SORPRESA. Premesse sfociate nel successivo articolo 27 che, a proposito delle funzioni religiose pone in campo ad autorità terze provvedimenti e controlli difficilmente spiegabile senza un minimo di interlocuzione preventiva:  «In armonia con le previsioni di cui al DPCM 26 aprile 2020, sono sospese nel territorio regionale le cerimonie civili e religiose, ad eccezione delle cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione dei congiunti. Preso atto – si legge nel provvedimento specifico – della distinzione operata dall’ordinamento giuridico tra cerimonia, funzione e pratica religiosa e valutato che la sospensione operi per le cerimonie (matrimoni, battesimi, prime comunioni, cresime) senza alcun divieto esplicito per le funzioni eucaristiche, è consentito nell’intero territorio regionale lo svolgimento della Santa Messa ordinaria con l’osservanza degli obblighi di distanziamento fisico, di divieto di assembramento e di contatto diretto tra le persone nonché di indossare idonei dispositivi di protezione delle vie respiratorie. A disposizione dei fedeli, all’ingresso ed all’uscita dagli edifici religiosi, devono trovarsi idonee soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani. All’uopo – continua l’articolo 27 dedicato nell’ordinanza di Solinas alle funzioni religiose –  la Conferenza Episcopale Sarda dovrà preliminarmente proporre all’Autorità Sanitaria regionale apposite linee guida per lo svolgimento in sicurezza e nel rispetto delle superiori prescrizioni igienico sanitarie delle funzioni religiose consentite. I Vescovi di ciascuna Diocesi dovranno garantire il rigoroso rispetto di tali prescrizioni e linee guida, che dovranno prevedere inoltre il contingentamento degli accessi e lo scaglionamento delle funzioni nell’arco della giornata in ciascuna Parrocchia. Analogamente a quanto previsto per la religione cattolica, potranno essere consentite funzioni equipollenti di altre confessioni religiose, previa validazione delle rispettive linee guida per la sicurezza igienico-sanitaria da parte dell’Autorità sanitaria regionale».

ACCORDO GOVERNO-CEI. A questo punto la soluzione potrebbe arrivare da oltre Tirreno. Mentre a Cagliari, infatti, il decisionista in solitario Solinas parlava di « vera novità in campo nazionale e internazionale», a Roma il cardinale Gualtiero Bassetti annunciava l’accordo di massima col Governo che probabilmente dal 24 maggio (ma la data è ancora da definire) consentirà di tornare a celebrare le Sante Messe. «Esprimo la soddisfazione mia, dei vescovi e, più in generale, della comunità ecclesiale per essere arrivati a condividere le linee di un accordo, che consentirà – nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione della curva epidemiologica – di riprendere la celebrazione delle Messe con il popolo», ha detto il presidente della Conferenza Episcopale Italiana  commentando la definizione di un Protocollo di massima, relativo alla graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche. «Il mio ringraziamento va alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – aggiunge – con cui in queste settimane c’è stata un’interlocuzione continua e proficua. Questo clima ha portato un paio di giorni fa a definire le modalità delle celebrazioni delle Esequie, grazie soprattutto alla disponibilità e alla collaborazione del Ministro dell’Interno e del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione». Nel contempo, «un pensiero di sincera gratitudine mi sento in dovere di esprimerlo al Ministro della Salute e all’intero Comitato tecnico-scientifico – prosegue il Cardinale Bassetti -: questa tempesta, inedita e drammatica, ha posto sulle loro spalle un carico enorme in termini di responsabilità». «Come Chiesa – riconosce il presidente della Ceiabbiamo condiviso, certo con sofferenza, le limitazioni imposte a tutela della salute di tutti, senza alcuna volontà di cercare strappi o scorciatoie, né di appoggiare la fuga in avanti di alcuno; ci siamo mossi in un’ottica di responsabilità, a tutela soprattutto dei più esposti. Alla vigilia di quella che ci auguriamo possa essere una rinascita per l’intero Paese, ribadisco l’importanza che non si abbassi la guardia ma, come abbiamo ripetuto in questi mesi, si accolgano le misure sanitarie nell’orizzonte del rispetto della salute di tutti, come pure le indicazioni dei tempi necessari per tutelarla al meglio. Al Paese – conclude il cardinale Gualtiero Bassettivoglio assicurare la vicinanza della Chiesa: ne sono segno e testimonianza le innumerevoli opere di carità a cui le nostre Diocesi e Parrocchie hanno saputo dar vita anche in questo difficile periodo; ne è segno pure la preghiera che, anche in forme nuove, si è intensificata a intercessione per tutti: le famiglie, quanti sono preoccupati per il lavoro, gli ammalati e quanti li assistono, i defunti».

PRIMO NO DALL’ASSOCIAZIONE COMUNI (ANCI). Intanto alla freddezza dei vescovi si è accompagnata già ieri sera il gelo dei sindaci che pur avendo un ruolo da protagonisti con il compito assegnato di aprire attività commerciali, vigilare sulla gestione dell’epidemia e chiudere le attività in caso di contagi, stranamente non sono stati neanche citati nel comunicato finale. Anche in questo caso si contesta la mancata consultazione preventiva preliminare sul testo dell’ordinanza, considerata da Emiliano Deiana, presidente di Anci Sardegna «una grave sgrammaticatura istituzionale: noi tutti, a partire dall’11 maggio, siamo pronti a far ripartire, in sicurezza, parrucchieri, barbieri, tatuatori ed estetisti e certamente (se consultati) avremmo proposto anche un piano sostenibile, nei modi e nei tempi, per la riapertura dei bar, dei ristoranti o delle attività del settore turistico con codici di comportamento e di sicurezza davvero innovativi».

SINDACI NON CONSULTATI. L’Associazione dei Comuni pone anche un problema di competenze, chiedendosi se non sia consigliabile e giuridicamente giusto che il presidente della Regione assuma su di sé l’onere della riapertura delle attività economiche anche per non generare decisioni a macchia di leopardo che ingegnerebbero problematiche non facilmente gestibili fa Comune e Comune.  Il presidente regionale Anci, in sostanza, ribalta il ragionamento di Solinas che consegnando le competenze ai sindaci punta proprio a decisioni locali mirate. «Si specifica, a favore dei cittadini e degli operatori economici coinvolti, che i Comuni sardi vogliono una rapida definizione della procedura che li vedrebbe ritornare al lavoro in sicurezza per produrre reddito e dare il giusto sostentamento alle loro famiglie e non hanno timore, rispettando le leggi, di assumersi le proprie responsabilità così come chiedono agli altri attori istituzionali di fare altrettanto», conclude Emiliano Deiana: «Purtroppo, e non per responsabilità dei sindaci sardi, siamo costretti a fare le nostre annotazioni a posteriori non essendo stati consultati preliminarmente all’adozione dell’ordinanza da parte della Regione. Altre considerazioni più compiute saranno svolte già domani dopo un’ulteriore e attenta e meditata valutazione del testo».