Venga il Tuo regno

Si conclude, con questo commento, il ciclo delle riflessioni curate dalle sorelle agostiniane. A loro va il nostro grazie per averci offerto, settimana dopo settimana, una lettura originale, concreta e accessibile della Scrittura, arricchita da una stilla del pensiero del Padre Agostino. Le salutiamo confidando nel reciproco ricordo nella preghiera.

Lungo la storia, le insurrezioni popolari contro l’egemonia monarchica hanno bagnato di sangue numerose terre. Nella regalità di Cristo, invece, avviene proprio l’opposto: è il suo sangue sparso a consacrarlo re dell’universo. Un re, però, che non corrisponde ai nostri stereotipi. E infatti aveva dichiarato a Pilato poco prima di essere condannato e ucciso: «Il mio regno non è di questo mondo» ( Gv 18,36).
La prima lettura ci mostra il re Davide quale figura di Cristo ed è bello che, attraverso la voce del lettore, ciascuno di noi possa oggi professare: Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Sì, siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio e, grazie all’incarnazione di Gesù, ogni volta che il Padre ci guarda vede riflessa nei nostri occhi l’immagine del Figlio amato, anche se forse a tratti un po’ sfuocata.
Davide è consacrato re d’Israele secondo la promessa del Signore: Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele.
Gesù è il discendente di Davide, ma la sua consacrazione non avviene nel tripudio e nella gioia. Sì, c’è una folla che grida a lui, non più però osannando, ma chiedendo che venga crocifisso. Non è vestito con abiti di lusso, ma si avvia seminudo verso la “sala del trono”: il Golgota, il luogo del cranio, il luogo dei cadaveri. Ed infatti sarà re dei vivi e dei morti, perché ai vivi e ai morti donerà la salvezza. La sua corona non ha incastonate gemme preziose, ma è un intreccio di spine appuntite che gli si stringono sul capo. Il suo blasone? Un’ironica – ma vera – scritta su un pezzo di legno: “Il re dei Giudei”. Il suo trono, poi, non è una comoda poltrona imbottita, ma un duro palo di legno. Non ha anelli nelle dita, ma le mani inchiodate, fisse in un abbraccio che raggiunge l’intero universo. Non gli viene tributata la gloria, ma vile scherno e derisione.
«Ecco il vostro re!» ( Gv 19,14): ecco il nostro re! Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono… perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose (seconda lettura). Spesso però, come i soldati e i giudei del suo tempo, facciamo fatica a riconoscerlo e ad accettarlo come re e signore della nostra vita. Il nostro orgoglio, il nostro volerci fare e salvare da soli, mal volentieri si piega ad accettare il suo dono gratuito d’amore. Pensiamo e pretendiamo di volerlo comprare con i nostri meriti, ma sulla croce un ladrone ha compiuto il suo ultimo “colpo”, rubandoci un grande tesoro: «Gli altri non riconobbero il Signore mentre compiva i miracoli, egli lo riconobbe mentre era inchiodato alla croce. Era trafitto in tutte le sue membra; le mani erano fissate con i chiodi, i piedi erano pure inchiodati, tutto il corpo era disteso sulla croce; quel corpo non era libero nelle sue membra, erano liberi soltanto la lingua e il cuore; con il cuore credette e con la bocca confessò la sua fede» (S. Agostino, Comm. al salmo 39).

“Deo gratias” per il cammino che abbiamo percorso insieme, con l’augurio di un buon nuovo Anno Liturgico.

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