Vedere la vita con la prospettiva di Diomic
di Michele Casula

15 Febbraio 2022

5' di lettura

La scelta migliore da fare, leggendo questa pagina, forse è quella del silenzio e dell’ascolto pieno di stupore delle parole pronunciate da Gesù. In questa pagina è racchiuso il messaggio di Gesù, davanti al quale siamo chiamati ad una scelta di vita. Mi risuona l’esperienza del giovane ricco: uno alla ricerca della felicità, e quando Gesù gli propone la “sua” felicità, va via triste perché troppo chiuso nella felicità dei suoi beni. Ecco perché Gesù contrappone al “beati” il “guai”, infatti per quattro volte usa l’espressione “beati voi” e altre quattro volte l’espressione opposta “guai a voi”. Leggiamo nel CdCC al n° 1728 «Le beatitudini ci mettono di fronte a scelte decisive riguardo ai beni terreni; esse purificano il nostro cuore per renderci capaci di amare Dio al di sopra di tutto». «Gandhi diceva che queste sono “le parole più alte del pensiero umano”. Riaccendono la nostalgia di un mondo fatto di bontà, di sincerità, di giustizia, senza violenza e senza menzogna, un tutt’altro modo di essere uomini» (E. Ronchi). Beati voi: Dio si prende cura della felicità dell’uomo. Il senso della vita è la ricerca di felicità e questa ricerca è nel progetto di Dio; Gesù è venuto a portare la risposta a questa ricerca. Dire beati è come dire: «Forza, coraggio voi che piangete; camminate, Dio cammina con voi, apre vie nuove». Beati: non arrendetevi perché il mondo non sarà reso migliore da coloro che accumulano più denaro. I potenti sono come vasi pieni, non hanno spazio per altro. Se accogli le Beatitudini, la loro logica ti cambia il cuore, sulla misura di quello di Dio; te lo guariscono perché tu possa così prenderti cura del bene del fratello e del mondo. Se noi leggiamo questa pagina con gli occhi di chi ha scelto come ideale di vita la ricchezza, il potere, sembra che Gesù abbia beatificato tutti gli “sfigati” dell’umanità: tutte situazioni di disgrazia, di sofferenza che nessuna persona spera che si realizzi nella propria vita! Ma chi è quel pazzo che spera di essere povero, affamato o nel pianto? In che consiste allora la beatitudine? Come fa Gesù a dire che sono beati i poveri, gli afflitti, gli affamati? Sembra che Gesù abbia beatificato i disgraziati dell’umanità, con la promessa ipotetica del paradiso. Quindi la religione come oppio dei popoli. Le beatitudini sono tutt’altro che l’oppio dei popoli; sono il motore di cambiamento di questa società. Non sono un messaggio per l’aldilà, ma un messaggio per il di qua, che si apre ad un orizzonte eterno. Ecco perché Gesù contrappone al «beati voi», i «guai a voi»: sembra volerci dire «state attenti perché l’uomo è sempre tentato di ribaltare il progetto di felicità che Dio ci rivela e questo ribaltamento porta verso una strada di perdizione morale e sociale». Davanti a noi abbiamo sempre presente questa triste realtà di violenza, sopruso, potere sulla libertà e diritti di tutti. Oggi, accanto a tante persone che vivono al limite della sopravvivenza; accanto a coloro che cercano di essere solidali e di promuovere la legalità, la giustizia, ci sono i mercanti di droghe, di armi, i corrotti sedotti dal fascino del denaro, ci sono quelli che speculano sulla salute degli altri. La ricchezza di alcune persone è il frutto della povertà di altre; è frutto della violenza, dell’oppressione. Questa categoria di persone crede di essere felice, ma in realtà non lo è, perché la vera felicità consiste nell’aver fiducia nel Signore. Lui è la nostra vera e sola ricchezza. La felicità, diceva Pascal, non è in noi, né fuori di noi. La felicità è in Dio che vive nel nostro cuore e ci offre tutto quello di cui abbiamo bisogno. Ci ricorda Papa Francesco: «In questo sta la vera libertà: chi ha questo potere dell’umiltà, del servizio, della fratellanza è libero. A servizio di questa libertà stanno la povertà, la mitezza, il desiderio di bene, che è fame di giustizia, presentate dalle Beatitudini. Perché c’è una povertà che dobbiamo accettare, quella del nostro essere, e una povertà che invece dobbiamo cercare, quella concreta, dalle cose di questo mondo, per essere liberi e poter amare. Sempre dobbiamo cercare la libertà del cuore, quella che ha le radici nella povertà di noi stessi». © riproduzione riservata L’immagine: James Tissot, Il sermone delle Beatitudini (1886-96) Brooklyn Museum

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