Vedere è nascere
di Pietro Puggioni

25 Ottobre 2021

4' di lettura

“Mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla…” (Mc 10,46). L’ultimo miracolo nel Vangelo di Marco avviene a Gerico, la città inespugnabile che impedisce l’ingresso di Israele nella terra promessa dopo la schiavitù nell’Egitto. Giosuè conquista la città, suonando le trombe e girandole attorno, quindi non con le armi umane ma con la forza di Dio. Le nuove mura di Gerico per Bartimeo sono la cecità che lo priva della luce e la folla che gli impone il silenzio e gli impedisce di comunicare con Dio. Gesù cammina sulla strada che sale a Gerusalemme, precede i discepoli che lo seguono turbati e ancora ciechi, incapaci di riconoscerlo nella verità profonda della sua drammatica scelta di amore agli uomini. Forte il contrasto col grido di fede del cieco Bartimeo: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” (v. 48), il suo correre verso Gesù, la decisione pronta di seguirlo con occhi nuovi nella strada verso Gerusalemme. Vedere Dio è nascere di nuovo. L’evangelista non racconta solo il miracolo, ma tramanda anche il nome del beneficato, Bartimeo, il figlio di Timeo. Il nome rende viva una persona davanti agli altri e su di lui Gesù dispiega una storia di tenerezza e di misericordia. Bartimeo è cieco e mendicante. Non ha nulla, solo il mantello che per lui è casa, protezione contro il freddo della notte, difesa dalla umiliazione della nudità. È mendicante di luce, di calore umano, soprattutto di speranza. Capisce che non può confidare nei soli mezzi umani simboleggiati dal mantello che blocca il suo correre verso Gesù, e per questo lo getta via. In questa scena di una folla in movimento solo lui è seduto ai margini della strada e della vita. “Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare” (v. 47). I ciechi hanno l’udito molto sviluppato. Bartimeo è l’uomo aperto e disponibile alle sorprese di Dio. Sa che ha un’occasione irripetibile di essere introdotto nella luce. Prima ascolta la bella notizia di Gesù che passa nella strada, cioè entra nella storia degli uomini, nella profondità del loro buio, dopo grida: prima l’ascolto e poi la parola, prima l’ascolto e poi la risposta alla chiamata. La folla è tante volte protagonista nelle paginedel Vangelo con l’ambivalenza della sua posizione davanti al rivelarsi di Gesù Nazareno e alle sue radicali proposte di fede. Da un lato impedisce a Bartimeo di gridare a Gesù il dramma della sua cecità, dall’altro favorisce l’incontro con Gesù: “Coraggio! Alzati, ti chiama!” (v. 49). Narrando questa pagina l’evangelista Marco pensa alla sua comunità, offrendo interessanti spunti di riflessione e di conversione. La Chiesa non deve soffocare il grido della disperazione del mondo, né sentirsi disturbata nelle sue liturgie se sa camminare con Cristo. Le porte aperte delle chiese permettono di accogliere i rumori del traffico, gli acuti delle sirene delle ambulanze, gli accenti dei discorsi dell’uomo della strada. Il Bartimeo di oggi è chiamato a raccontare le soste di Gesù presso ogni uomo per la provocazione dell’amore: “Allora Gesù gli disse: che cosa vuoi che io faccia per te?” (v. 51). Dentro il cuore di ognuno c’è una domanda di luce e di senso, e il sogno di incontrare chi può dare una risposta. La fede infatti dà uno sguardo nuovo che salva, permette di uscire dalla propria cecità, e promuove quel dinamismo di conversione per percorrere le strade della vita insieme a Dio e ai fratelli.

donpietropuggioni@gmail.com

© riproduzione riservata L’immagine: Maestro della raccolta della manna, Guarigione del cieco di Gerico, 1475 ca  

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--