Il vecchio e il bambino, le favole e la realtà

Pensando all’oggi, alla campagna elettorale, alle elezioni politiche del 4 marzo ed ai suoi postumi, tornano in mente i versi di Francesco Guccini, da Il vecchio e il bambino: «Il bimbo ristette, lo sguardo era triste / e gli occhi guardavano cose mai viste / e poi disse al vecchio con voce sognante / “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre”». Il vecchio sono i boiardi di partiti anche di recente conio, i marchesi di istituzioni e paraistituzioni, i beneficiati per eredità ed arroganza, i demoliti dalle elezioni popolari ma sempre al loro posto di pontefici, gli intelligenti per destino deputati a perpetuarsi. I bambini siamo noi che ascoltiamo le loro fiabe e bisticciamo su quella che a nostro parere è la più bella. Poco importa se, sempre Guccini ci mette sull’avviso: « …bella più di tutte l’isola non trovata / quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino / il Re di Portogallo / con firma suggellata e “bulla” del pontefice / in Gotico-Latino…».
Come sempre, si fa a gara a chi la spara più grossa, ben sapendo di cavalcare le nuvole. Però gli italiani hanno ripetutamente dimostrato di credere a tutte (o quasi) le favole più impossibili. Si sono accapigliati ed hanno votato chi vuole eliminare la legge Fornero (tutti in pensione a 60 anni); chi vuole dare il reddito di cittadinanza (altri lo chiamano di dignità); chi vuole abolire le tasse universitarie e pure il numero chiuso. Fuori gli immigrati; via dall’euro; tre anni di deficit per finanziare opere pubbliche; niente vaccini obbligatori, dentiere gratis per tutti, pensioni minime a mille euro e… Un tempo le promesse elettorali servivano almeno per guardare al futuro, dare un’idea del paese immaginato. Erano ambizioni più che favole. Erano fondate sul fare e non sul semplice cancellare. Ora, tutti i protagonisti vogliono abolire qualcosa. Dopo aver inserito il canone Rai in bolletta, Matteo Renzi assicura la cancellazione del balzello. Silvio Berlusconi, invece, come fiaba, sbandiera quella dell’eliminazione del bollo sulla prima auto. Nel Paese dei Balocchi gli incantesimi impediscono di vedere il re nudo.
Nel discorso di Capodanno, Sergio Mattarella aveva invocato proposte elettorali «adeguate, realistiche e concrete ». La risposta è stata un’enciclopedia di favole, di cancellazioni del passato senza risposta alla più elementare delle domande: chi le paga? Peggio ancora: c’è l’assenza di una visione futura del Paese. Piuttosto che pensare al domani, i partiti raccontano favole sull’ieri o sul semi-oggi. In questi chiari di luna ci aspetta l’ennesimo ministro della Pubblica Istruzione (un tempo si chiamava così) con l’ennesima riforma scolastica; un Presidente della Camera che riscrive il vocabolario della lingua italiana; un Guardasigilli che abbozza sulla tumorale gestione della giustizia italiana; rappresentanti istituzionali che sviliscono quel ruolo riducendolo ad una partita di calcetto. Manco fosse un torneo di monopoli o del gioco dell’oca dove ogni volta sei rispedito alla casella di partenza.

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