Il valore dell’infanzia, il senso del nostro lavoro

La voce delle titolari degli asili nido privati di Nuoro affidata a una lettera aperta pubblicata dal nostro giornale

C’è una fase 2 che bussa alla porta, ma qualcosa non quadra. Si torna al lavoro e la gran parte dei lavoratori ha famiglia e una parte rilevante di queste famiglie hanno bambini al di sotto dei sei anni, molti non hanno nemmeno compiuto tre anni.
Quei bambini dimenticati dal decreto, ora sembrano essere tornati ad esistere. Qualcosa si muove. C’è una proposta che sarà presentata al comitato tecnico scientifico del governo. Si propone la riapertura anche dei nidi, con ipotetici protocolli secondo cui i bambini verranno divisi a gruppi di tre o quattro, affiancati sempre dalla stessa educatrice, in ambienti poveri di giochi e preferendo la permanenza in spazi esterni (per chi ha la fortuna di averli) per gran parte della mattina se non per l’intera mattinata, entreranno su turni stabiliti e ai genitori, invece, verrà chiesto di rimanere all’esterno. I più piccoli non indosseranno le mascherine, che saranno invece obbligatorie per le educatrici. Quindi, dopo tre lunghissimi mesi a noi sarà dato il compito di fare una selezione dei bambini da reinserire, poiché sarà impossibile accogliere tutti i bambini che frequentavano fino a febbraio, non solo, dovremmo anche scegliere i bambini per formare i piccoli gruppi, decidere noi con chi dovranno socializzare, snaturando completamente le loro capacità relazionali. Successivamente, questi bimbi dovrebbero tornare a quella che viene definita come “normalità” ma che tale non è. Dovranno passare dalle braccia di mamma o papà alle nostre, per poi essere introdotti all’interno della struttura con uno stato emotivo già gravemente compromesso. Senza considerare che, per garantire gruppi di massimo quattro bambini, si dovrà aumentare l’organico, oppure, come si propone, è probabile che questi servizi vengano affidati ad associazioni di volontariato, il che vuol dire che i bambini, che già dopo tre mesi faticheranno a riconoscere le loro maestre dietro la mascherina, saranno affidati a personale totalmente sconosciuto.
Qual è il genitore che lo accetta?
Io da educatrice, titolare di un asilo nido, non lo accetto.
Non è accettabile perché aprire a queste condizioni significa rinunciare al ruolo socio-educativo del nido in una tappa talmente delicata nella crescita di un bambino che ha il diritto di essere trattata con la giustaconsiderazione. Non è possibile rispettare ledistanze anche in gruppi di tre/quattro bambini.Non è possibile impedire che si portino i giochi
alla bocca per poi scambiarli tra loro. Non è possibile consolarli a distanza se si considera il senso di abbandono che vivranno per essere stati catapultati in un nuovo contesto senza l’inserimento, tappa importantissima e non trascurabile. Il contatto fisico tra bambini e tra educatrici e bambini è estremamente importante, è educativo e noi non possiamo negarlo. Se devo mantenere la distanza di un metro dai bambini e tra i bambini, se non posso consentire la socializzazione e il confronto tra di loro, se non posso relazionarmi a loro fisicamente, il senso del contesto educativo è totalmente sacrificato a discapito di una riapertura probabilmente prematura che non ci farebbe lavorare serenamente.
Ma tralasciando per un attimo il lato umano. C’è anche una sottile condanna a morte di tutti noi nidi privati. Perché sostenere i costi con un rapporto numerico di un operatore ogni tre/quattro bambini è matematicamente impossibile. Facendo un calcolo a mente molto veloce si può immediatamente intuire che, se io devo garantire un’educatrice ogni massimo quattro bambini, il costo della retta di quei quattro bambini non coprirebbe la retribuzione di cui l’educatrice ha diritto. Ergo, aprire a queste condizioni, comporterebbe un bilancio in perdita immediata.
I nidi privati vivono grazie alle rette dei bambini che permettono di fronteggiare tutti i costi di gestione. La nostra categoria non ha diritto al credito d’imposta per gli affitti, il che significa che ogni mese, pur senza entrate, dobbiamo pagare affitto, luce, acqua, consulenti, ecc., tutte spese che mese dopo mese si stanno accumulando. Aprire con queste condizioni, rende necessario l’intervento economico dello Stato.
Noi, titolari di asili nido privati, ci stiamo battendo, insieme alle colleghe di tutta Italia, affinché lo Stato ci aiuti a sopravvivere con sostegni economici a fondo perduto. La riapertura delle nostre strutture educative sarà una decisione studiata e organizzata dai vari organi competenti sul diritto all’infanzia insieme al comitato tecnico scientifico e ci auguriamo valutino se ci saranno i presupposti per riaprire in totale sicurezza fisica ed economica.
Mi chiamo Rosa, ma mi chiamo anche Giuliana F., Daniela, Antonella, Stefania, Giuliana C. e Sara. Siamo titolari degli asili nido privati della città di Nuoro e facciamo parte di quella categoria che il lavoro l’ha scelto e combatteremo affinché il nostro sacrifico non venga vanificato e la nostra realtà non muoia.

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