Se vai a votare pensa al futuro

La perenne campagna elettorale si appresta ad affrontare appuntamenti importanti. Dopo decenni, ci sono delle cose, tra le tante, che mai più vorremmo vedere e sentire nel prossimo Consiglio regionale che eleggeremo tra pochi mesi. Proviamo ad elencarne alcune, almeno quelle più eclatanti.
Mai più transumanze politiche di consiglieri-saltimbanchi, girovaghi di partiti e coalizioni. Chi cambia lo schieramento in cui è stato eletto si dimetta.
Mai più bancarelle del voto e fori boari per arruolare in extremis l’ultimo numero mancante per governare. Quando in Consiglio non c’è una maggioranza si torna a casa. Quando non si riesce ad approvare (dopo tre anni di confronti e dibattiti) la legge urbanistica si chiude bottega.
Mai più manovre finanziarie votate a scrutinio segreto. La democrazia non può essere professione occulta dettata dai franchi tiratori. Il voto segreto deve riguardare esclusivamente questioni di coscienza.
Mai più parentopoli e nepotismi che riducono la politica ad un affare privato, ad una clientela corrotta e corruttrice.
Mai più scorciatoie per arraffare indennizzi di invalidità vere o presunte, prebende e benefici. La Regione non è una carogna per avvoltoi famelici.
Mai più consiglieri e partitini che hanno come preoccupazione assillante e dominante quella di perpetuare se stessi ad ogni costo. Lo stesso dicasi per i funzionari o responsabili di settore di un Assessorato che partecipano ad un concorso pubblico bandito dallo stesso assessorato. Immaginatevi l’imparzialità.
Mai più caste e successioni dinastiche nelle gerarchie di partito e politiche in genere.
Mai più ricorsi all’esercizio provvisorio e paurosi ritardi nella stesura e approvazione di bilanci di previsione e documenti programmatori. Questo vale anche per le opere pubbliche che da noi hanno tempi biblici, soffocate sul nascere dalla piovra burocratica. Non si può dare la colpa ai sindaci che non conoscono le procedure; l’apparato regionale dovrebbe esistere per supportare i Comuni non per complicare la loro vita.
Mai più sudditanze della politica a lobby e logge. Non si può appaltare la politica agli affaristi e ai grembiulini.
Mai più surroghe dei partiti e della politica da parte dei gruppi di pressione: ad ognuno il suo compito e la sua responsabilità.
Mai più consiglieri regionali dei quali a fine mandato non si conosce cosa hanno fatto o detto.
Mai più partiti che esistono in funzione di una persona o di un parentado, nati per rieleggere qualcuno o per garantire tal altro. Ci sono personaggi che ad ogni competizione elettorale cambiano sigla cercando meschinamente di candeggiare il passato.
Mai più proconsoli romani, di destra e di sinistra, inviati a gestire la politica isolana.
Mai più un Consiglio regionale dove i due terzi del territorio non hanno reale voce in capitolo e vengono trattati come riserve indiane, sanità compresa. Si lanciano allarmi sullo spopolamento delle zone interne e poi si fa di tutto per acuirlo.

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