Un’estate afosa per colpa dell’uomo

È stata una mera illusione pensare e sperare di trascorrere, non dico una fresca estate ma almeno con temperature sopportabili. Le due settimane passate nel tranquillo borgo di Santa Lucia di Siniscola sono state, dal punto di vista climatico, quasi positive. Diciamo che la brezza marina ha fatto il suo giusto lavoro, rendendo le temperature, durante il giorno e la notte, accettabili. Per il resto vi lascio immaginare la sofferenza che si moltiplica in chi come me devo combattere il caldo inchiodato a letto.
Il preludio di una stagione afosa lo si era già visto dal mese di giugno ma nessuno si aspettava che fosse così torrida e soprattutto caratterizzata dalla totale assenza di piogge. Questa perdurante siccità, che ha interessato l’Italia intera, ha inevitabilmente messo in ginocchio i settori trainanti dell’economia sarda, soprattutto l’agricoltura e l’allevamento, già in difficoltà per cause non strettamente connesse alle condizioni climatiche. Insomma, “non piove sempre sul bagnato”.
Anche il settore turistico ha avuto non pochi problemi per effetto del razionamento dell’acqua e, in alcune zone, della sua non potabilità. È da alcuni decenni che subiamo impotenti gli effetti catastrofici, sia sulle persone, sulle cose ma soprattutto sulla natura, di un clima globale ormai impazzito e purtroppo anche la nostra bella e amata Sardegna non è immune da tali conseguenze. Non è questa l’occasione di argomentare sulle cause dei mutamenti climatici che sono sotto gli occhi di tutti, ma vorrei solo mettere in evidenza, semmai ce ne fosse bisogno, quanto l’uomo sia artefice e allo stesso tempo vittima di questo scempio. Basta pensare agli incendi che anche quest’estate hanno devastato l’Isola.
Le cosiddette “mezze stagioni”, sono ormai un lontano ricordo e questo vulnerabile clima ha reso gli inverni e le estati alquanto anomali. Ricordo con immenso piacere quel suggestivo valzer di colori che contraddistingueva la primavera, la stessa ci prendeva per mano ci accompagnava gradualmente dal rigido inverno verso la calda estate. Così anche l’autunno, con i suoi tipici colori caldi delle foglie cadenti, aveva il compito di traghettarci piano piano verso il rigido inverno. Senza entrare nello specifico, parafrasando il concetto aristotelico di “virtù”, intesa come forma di eccellenza ovvero come la capacità razionale dell’uomo di esercitare al meglio, proprio con eccellenza, le proprie funzioni o i propri compiti, possiamo definire le stagioni intermedie come quelle più virtuose, in cui le piante e gli alberi nel pieno della fioritura danno il meglio di sé, raggiungendo così il proprio fine ultimo, la “felicità”.
Ahimè, l’approccio comportamentale dell’uomo nei confronti del pianeta Terra è stato tutt’altro che virtuoso, mostrando tutti i suoi peggiori vizi. In questo sistema solare, il nostro pianeta si trova a una perfetta distanza dal sole, ha la giusta rotazione su sè stesso e intorno al sole.
Personalmente non è così rilevante conoscere cause concause che hanno determinato la perfetta collocazione del nostro pianeta, rispetto agli altri, dentro il sistema solare, permettendo il formarsi della vita, ma piuttosto prendere atto di tutto ciò ed essere consapevoli della immane responsabilità che noi tutti abbiamo nel salvaguardare questa meraviglia quale è la nostra Terra come ci ricorda papa Francesco nella sua Laudato sii, enciclica che unisce credenti e non credenti nell’esortazione a difendere il Creato.

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