Una Eucarestia familiare

Siamo dentro la Settimana Santa, in questi giorni le nostre chiese si animavano di presenze, di preparativi, di  celebrazioni, di tradizioni, di confessioni, e invece… Invece quest’anno la nostra vita è stravolta, le nostre sante abitudini cancellate; tutto è strano, quasi assurdo, ma dentro questa storia così diversa c’è tanto di positivo. Ci sentiamo come il popolo ebraico nel deserto, preso per mano in modo misterioso dal Signore, che ci offre la manna della sua consolazione, l’acqua che disseta il nostro desiderio di speranza. Oggi mi piace rivolgere lo sguardo a Gesù che prima della passione va a trovare i suoi amici Marta, Maria e Lazzaro a Betania. Una scena di  una bellezza unica, che ci aiuta a capire  e vivere in modo positivo questi  nostri giorni.
Prima di tutto Gesù si ritira in casa di amici e mangia con loro: quanto è umana questa scelta di Gesù! Cerca consolazione  in una casa accogliente di amici. Le nostre case oggi sono diventate “le nostre chiese” e in esse è presente Cristo nostro ospite. Gesù è presente nelle fatiche dei genitori che in questo tempo si sono “inventati” insegnanti, animatori e consolatori dei propri  ragazzi. Non è facile ciò che essi  fanno ma tutto è espressione del loro amore. Gesù è presente  nelle tavole preparate con cura, fantasia e amore. Questi giorni ci stanno insegnando a rivalutare l’importanza della casa e della famiglia, spesso  diventate nella normalità della vita,  troppo marginali nell’esistenza di tante persone.
L’immagine più bella e ricca di fede e umanità e quella di Maria che profuma i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. Quello di lavare i piedi era un gesto di accoglienza e attenzione all’ospite e generalmente  spettava al servo. Il gesto di Maria anticipa il gesto di Gesù nell’ultima cena, quando laverà i piedi ai suoi discepoli. Quest’anno non faremo la tradizionale lavanda dei piedi, ma, sono certo  non sarà  un gesto assente dalle nostre liturgie vissute. Non lo faremo in chiesa, ma tantissimi lo stanno vivendo nelle case, negli ospedali, nei gesti di carità che si stanno moltiplicando in tutte le parti.
Quest’anno “si laveranno i piedi  dei malati” con il lavoro del personale medico e di assistenza, si laveranno i piedi dei poveri nei gesti di carità che ogni giorno con emozione posso vedere e testimoniare. Anche noi preti  siamo chiamati a “lavare i piedi” in modo diverso: non gridando  il nostro disappunto per l’impossibilità dei riti partecipati, ma, portando  in tutti modi parole di speranza, di vicinanza. Il catino del nostro rito potrà essere un cellulare sempre acceso, un computer da riempire di parole, di consolazione, di speranza e di bellezza. Allora il profumo dell’Amore invaderà questo tempo così “strano” e le nostre liturgie saranno ancora più vere.
Un ultimo pensiero: Gesù si è messo a tavola con gli amici; questi giorni  sembra che siamo troppo pochi i privilegiati  che possiamo stare “a tavola con Gesù” e invece non è così, perché l’Eucaristia non è mai un fatto privato, non è “il pasto” di uno solo privilegiato. Ogni mia Eucarestia è anche “il pasto  dei fratelli”, specialmente di quelli  che non vogliono  o non possono sedersi  a mensa con me, altrimenti non è Eucaristia.
Quando io ricevo Gesù Lui non può essere solo mio, lui ha detto “mangiatene tutti” e in quel tutti  non ci sono solo “i perfetti”, anzi quelli non possono stare alla Mensa del Cristo, perché io sono venuto a salvare non “i sani” ma “i malati”.

*Parroco di Dorgali

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn