Una comunione d’amore

Dio, nel suo mistero d’amore, ha creato l’uomo a sua immagine, perché potesse vivere in comunione con Lui. Ma l’uomo inizialmente non è stato capace di comprendere ed accogliere questo dono di Dio. Solo dopo la lacerazione prodotta dal peccato nel suo cuore, ha potuto conoscere la nostalgia di Dio e comprendere che Dio, e solo Dio, è la profondità ultima della nostra vita e la fonte e la meta di tutto il nostro essere. Ciò si manifesta nella apertura del nostro “io”, verso un “tu” che lo accolga e lo colmi d’amore. È il sigillo imposto in noi dal Dio Trinità! Dio è comunione d’amore, è mistero di comunione e di vita, poiché Egli è Padre, Figlio, Spirito Santo.
Dio cerca la comunione con l’uomo, ed è sempre il primo ad interpellarlo come vediamo nella prima lettura. Il popolo d’Israele, uscito dall’Egitto ha già tradito l’Alleanza appena stipulata sul Sinai, ma Dio comanda a Mosè di risalire sul monte e si manifesta a lui come il Signore misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà. Dio vuole ristabilire la comunione con l’uomo e manifesta due aspetti fondamentali di questo rapporto: la misericordia e la fedeltà. Due qualità del Cuore di Dio che dovremmo sempre tenere presenti nel nostro rapporto con Lui, perché fondanti del suo atteggiamento verso di noi.
Il Vangelo di Giovanni apporta un’ulteriore luce sul mistero: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui… abbia la vita eterna», così Gesù rivela a Nicodemo l’amore concreto di Dio. Un amore che nella croce e nella resurrezione ha manifestato tutta la concretezza ed il realismo dell’amore divino. La Trinità non è un rompicapoteologico od intellettuale, ma è vocazione di Dioe nostra alla comunione interpersonale. È questo un mistero che ci affascina e colma di stupore amante il nostro cuore, immergendoloin una gioia profonda, appagante, che si perdenell’adorazione. Dio è Padre e ci chiama avivere con Lui la nostra vocazione filiale, uniti a Gesù, il Figlio amato. Forse non pensiamo abbastanza al nostro rapporto di figli nel Figlio: Dio è spesso per noi un Ente astratto, al di là dichissà quali nuvole, e non invece, il Padre, ricco di misericordia e fedeltà nel quale affondano le radici del nostro essere. È stato Lui ad amarciper primo, a volerci, a chiamarci alla vita,tramite i nostri genitori. Ci ama a tal punto daaverci donato Gesù, come salvezza e mediatore, per ritornare ad essere
in comunione con Lui, dopo il nostro peccato. Ma chi è, in fondo, l’artefice della nostra comunione con Dio? è lo Spirito Santo, che essendo l’Amore che lega il Padre al Figlio, è anche il Dio Amore che unisce noi a Dio Padre ed a Dio Figlio. È lo Spirito che ci purifica con il suo Amore e ci prepara alla comunione con Dio. È Lui, pienezza di Dio, che colma di Sé la nostra vita e ci unisce al Padre ed al Figlio, per essere “uno” con Lui nell’abisso dell’amore trinitario. Sembrano elucubrazioni intellettuali, ma sono, invece, verità di fede molto reali che scaldano la nostra vita e ci rendono capaci di attraversare qualsiasi valle oscura e tenebrosa che possiamo incontrare sul nostro cammino verso il Padre.
La beata Elisabetta della Trinità, carmelitana scalza francese, è stata ed è una testimone privilegiata, inviata da Dio alla Chiesa, di questa presenza trinitaria nel cuore umano. Ella ha esperimentato per grazia, di essere casa e dimora di Dio per il Battesimo, cosciente della presenza di Dio Trinità nella sua anima. «I Tre che abitano in me» soleva dire e fa di questa presenza Trinitaria, la sua vocazione d’adorazione e d’oblazione nella Chiesa, divenendo così una “lode di gloria” della Trinità in unione alla Vergine Maria. Ecco a quale meta Dio ci chiama, Egli che ha detto di essere per noi grazia, misericordia e fedeltà.

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