Un mistero svelato

Gesù continua a raccontare le parabole, storie semplici con significato profondo, in cui esprime il mistero, a tutti nascosto, della passione di Dio per l’uomo e della sua azione nella nostra vita. La liturgia di questa domenica è un inno alla bontà di Dio che è nutrita di pazienza, di attesa, di mitezza, di misericordia. Nella parabola del grano e della zizzania, Gesù non è tanto preoccupato di spiegare cos’è il male e cos’è il bene, ma qual è il comportamento di Dio verso i cattivi e verso i buoni: è la misericordia. È preoccupato di metterci nella verità: anche il male, come il bene, è dentro di noi, presente nel nostro io più profondo e nel più profondo di ogni uomo. Però vi sono due modi per affrontare il male e il bene: il modo di Dio e il modo dell’uomo. Noi abbiamo fretta, siamo come quei servi che vogliono, subito, senza perdere tempo, risolvere le situazioni con violenza: «Vuoi che andiamo a raccogliere la zizzania?». Noi abbiamo l’abitudine di voler sradicare il male, di ripulire il mondo, di mettere ordine soprattutto nella vita degli altri, perché neghiamo o non vediamo il nostro male. Dio, invece, ha un altro atteggiamento, non è impaziente, ma risponde: «No… lasciate chel’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura», il male cresca con il bene. Dio non ha nessuna fretta, ma usa pazienza con tutti: Dio, anziché eliminare i malvagi, del male fa il luogo del massimo bene perché può esercitare la sua misericordia. Egli è indulgente con tutti,amante della vita e non prova disgusto per nessuna delle cose che ha creato, egli fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi.
Il nostro atteggiamento davanti al male ci rivela la nostra identità di cristiani, cioè se siamo seguaci di Cristo, la cui misura è la misericordia ricevuta e che quindi siamo in grado di regalare agli altri. Non si può strappare il male dal mondo perché si sopprimerebbe anche il bene, infatti, la parola seminata ha sempre a che fare con ostacoli che rischiano di impedirne lo sviluppo. Solamente Dio, alla fine, raccoglierà ogni cosa e farà ciò che spetta solamente a lui, perché a lui è riservato il tempo della separazione del bene dal male.
Gesù espone anche altre due parabole con le quali intende spiegarci il Regno di Dio che non si sposa mai con la ricerca di spettacolarità e di trionfalismo, ma le sue origini sono sempre umili. Gesù usa similitudini con elementi insignificanti: un granello di senape… il più piccolo di tutti i semi, e un po’ di lievito che viene nascosto in una grande quantità di farina. Sono poca cosa ma, con la loro forza insita, sono la base incredibile per l’albero e per il pane. Il seme di senape ha in sé un’energia così potente da svilupparsi in una pianta di notevoli proporzioni dove gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami, proprio come la Chiesa che raccoglie ogni uomo e donna che è stato rigenerato dal seme della parola di Dio che, ascoltata e accolta, trasforma la vita. Infatti, la fede nell’annuncio di Gesù che, per amore, è morto in croce ed è risorto per me, per te e per tutti, porta alla testimonianza silenziosa dell’amore e del perdono nella vita dei cristiani, ed è il lievito che fa fermentare tutta l’umanità.
Il Signore ci doni di desiderare per noi e per tutta l’umanità ciò che lui desidera: la salvezza di tutti e la buona speranza che, dopo i peccati, concede il pentimento e così entrare in sintonia con lo Spirito che è in noi pronto a intercederecon gemiti inesprimibili.

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