Un Intermezzo di cultura per tutti

Era un progetto “folle”, ma a distanza di trent’anni si può dire che la scommessa è stata vinta. Non ha dubbi Giancarlo Marcialis – vice presidente dell’associazione Intermezzo di Nuoro – nel definire straordinaria la storia di Cala Gonone Jazz, il festival nato per volontà dei soci Giuseppe Giordano, attuale presidente, Gino Crisponi, fotografo scomparso nel 2004 e Pasquale Mascia.
In una pausa prima dell’evento serale è bello ripercorrere questi anni, e lo fa con orgoglio Marcialis: «Non sembrava possibile che i grandi artisti americani potessero venire a suonare nella piccola Cala Gonone che fino ad allora si reggeva esclusivamente sulle sue bellezze naturalistiche » eppure quell’intuizione è servita per portare, insieme alla musica, una prima idea di turismo culturale in un borgo esclusivamente marinaro. Da allora, ricorda Marcialis, «abbiamo portato i migliori jazzisti del Novecento mondiale, tutti quelli storici, da Billy Cobham a Wynton Marsalis, da Betty Carter a Wyne Shorter, e abbiamo anche avuto intuizioni importanti, penso in particolare a Noa e Gil Dor che si sono esibiti nel 1994 quando non erano ancora conosciuti». Poi è iniziata la trasformazione, così la chiamaMarcialis, con la valorizzazione dei generi musicali e dei talenti jazz locali che ha offerto l’opportunità di dare loro una visibilità internazionale, insieme a una contaminazione tra musica sarda e jazz, un connubio unico in uno scenario incantevole: le grotte, le spiagge, i palchi sull’acqua, l’anfiteatro all’aperto, villa Ticca e fino al nuovo teatro.
Non da subito sono state comprese le potenzialità dell’operazione, Intermezzo ha dovuto vincere alcune resistenze, si è dovuta «guadagnare la fiducia» della comunità locale ma adesso il vincolo è talmente forte che la collaborazione si è ampliata alla Cantina sociale, alla cooperativa Dorgali pastori, all’acquario, «un rapporto costruito col tempo che ci fa sentire parte di questa realtà» – sottolinea Marcialis.
Un lavoro, per quanto gratificante dal punto di vista umano, anche faticoso che impegna i soci per tutto l’anno, dalla programmazione, all’organizzazione, dalla realizzazione – dieci serate per 21 eventi solo quest’anno – alla rendicontazione e che muove diverse persone, i due dipendenti dell’associazione più i volontari. Molto più che organizzatori di concerti, spostare in alto l’asticella significa essere operatori nel turismo culturale a tutti gli effetti, senza tralasciare la mission originaria che è quella di veicolare la cultura attraverso grandi eventi e di offrire un palcoscenico importante a giovani emergenti – come fatto anche all’Eliseo – e ha portato ora Intermezzo a entrare nel Gal Barbagia-Baronie e nel Distretto culturale nuorese, quest’anno è stato poi instaurato un rapporto con il Dipartimento del territorio dell’Università di Sassari e si è iniziato a partecipare a tutti i Por finanziati dall’Unione europea. Questa visione di ampio respiro è sottesa anche nella volontà di affrancare il territorio dal suo isolamento e di «offrire la possibilità alla nostra gente di usufruire degli stessi spettacoli che vengono visti a Milano, New York o Parigi », è incredibile quante lingue e stili differenti possano incontrarsi nell’“incrocetto” di Cala Gonone.
Il futuro? «Dipende solo da noi, se si vuole e se si ha la forza di diventare una impresa culturale a tutto tondo». Occorre coraggio, e lo sa Marcialis, che lancia una provocazione: «Non so quali siano i numeri del comparto di Ottana e non so che sviluppo ci possa essere per l’industria, so per certo invece che lo spettacolo in Sardegna dà lavoro a duemila persone. Eventi come il festival rafforzano le realtà locali, i service audio per gli spettacoli, i lavoranti di teatro, tutto l’indotto».
Chi riceverà il testimone di questo impegno? «Da parte nostra abbiamo completamente rinnovato la squadra di collaboratori, età media di 22-23 anni. Quando il mio presidente ha iniziato nel 1988 aveva 34 anni, nel giro di 2 anni gestiva bilanci per 200-300 milioni di lire, quando ho iniziato a fare il “runner” a Cala Gonone Jazz avevo 23 anni, oggi ne ho più di 50 ma, come dice il vecchio resistente “gente nuova che corre non ne sto vedendo”, e mi dispiace. Lo direi anche per la Biblioteca, il mio auspicio è che il prossimo direttore abbia 28 anni, ma non sembra siano in molti ad avere una visione coraggiosa: a Nuoro dagli anni Novanta ad oggi sono altre due o tre le realtà come la nostra, non è entrato niente di nuovo».

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