Un giornale con gambe e idee

Nell’annuale incontro all’avvio della campagna abbonamenti la famiglia de L’Ortobene si è riunita. Abbiamo ricordato don Salvatore Bussu e quanti ci hanno lasciato ringraziandoli per il loro prezioso servizio. In questa occasione il primo grazie è andato alle delegate stampa, non un grazie formale ma sincero: quello delle delegate è un vero apostolato della comunicazione, sulla scia di San Paolo e di don Alberione.
Viviamo un tempo in cui si scrive tanto: fra tanto che si scrive chi propone la Verità? Chi propone una lettura di fede agli eventi? alla vita? Chi ci toglie o aiuta a uscire dalla mentalità chiusa e terrestre dei Sadducei che – non credendo alla resurrezione – interrogano con ironia Gesù? Davanti a persone schiave di questo mondo, senza alcuna prospettiva interiore (non avrebbero potuto essere giornalisti de L’Ortobene), Gesù dà un colpo d’ala, al di sopra dei cavilli terrestri: siamo chiamati a un’altra dimensione, a un’altra esistenza che comincia qui nella nostra unione con Dio e continua nell’eternità. Allo stesso modo il giornale deve aiutare i lettori a volare alto.
Il giornale è fatto dai giornalisti, mi diceva qualcuno: ci ho riflettuto e credo che il giornale lo facciano prima di tutto i lettori. Un giornalista lo scrive, il lettore legge e apprezza ma quando non trova quel che cerca arriva a dire non compro più il giornale, non dice più nulla. Ecco perché il giornale lo fanno i lettori. Prestiamo però attenzione alle “voglie” del lettore non per assecondare il prurito dell’ascolto ma per cercare la sua crescita. Quale? Non una crescita di religione ma di fede, aiutandolo a una lettura della sua realtà con occhi di fede, con le lenti della fede che non hanno colore ma lasciano la libertà.
Qui sta l’arte del giornalista de L’Ortobene, non tanto cronaca per la cronaca o eventi, fatti fini a se stessi ma il culto della Verità per una crescita. In tutto questo le delegate, promotrici di lettori, portatrici di questa Verità, come la Maddalena e le pie donne alle quali Gesù dice “Andate in Galilea e dite ai miei fratelli”. Perciò dico loro grazie per quello che siete, per quello che fate. E chiedo loro: cercate altre/i, fatevi aiutare, contagiate altre/i. Non mi interessano gli abbonamenti, mi interessano i lettori. Un abbonamento ha più lettori, facciamo più abbonamenti per raggiungere più lettori.
Ai giornalisti dico: non scrivete per riempire pagine, riempite pagine per dire qualcosa, fatevi leggere per le cose che dite e dite cose che formino l’uomo. Altri scriveranno per informare, voi scrivete per formare.
Spero di riuscire, prima di lasciare la diocesi, a dare al mio successore uno strumento veramente valido di evangelizzazione, perché nel territorio ne abbiamo bisogno. Evangelizzazione non vuol dire che puzzi di sacrestia o stia all’ombra del campanile. Sogno un giornale che sia punto di riferimento per il territorio in modo che su un fatto, un evento, un momento storico si possa sentire la domanda: ma… “ L’Ortobene cosa dice a riguardo?”. Per questo siamo tutti utili, necessari ma non essenziali. Necessari ognuno al suo posto: l’editore non è il direttore, l’editore non è l’amministratore, l’amministratore non è giornalista, il giornalista non è amministratore né direttore. Tutti fanno il giornale, le gambe del giornale sono le idee che contiene e le delegate le portano a tutti, in ogni comunità della diocesi.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn