Un cuore saggio

La Liturgia della Parola si apre con una domanda che lascia senza fiato: quale uomo può conoscere il volere di Dio? Ma poi prosegue donando certezza e fiducia: chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?… gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza (prima lettura). Ed è proprio questo che chiediamo, sull’esempio del giovane re Salomone, che non aveva domandato per sé al Signore vittorie e potere, ma un cuore saggio e docile per poter guidare il popolo di Dio (cfr. 1Re 3).
Nel brano evangelico Gesù con i suoi discepoli si sta dirigendo risolutamente verso Gerusalemme, luogo fisico sì, ma più ancora luogo teologico dove porterà a compimento la sua missione di amore e di salvezza per tutti gli uomini. Lungo il cammino si intrattiene con loro, li istruisce e li avverte. Non stanno andando a Gerusalemme solamente per celebrare l’annuale festa di pasqua; non stanno andando nella città di Davide perché là – come sperano – egli si manifesterà quale Messia e liberatore; non si recheranno al Tempio per offrire l’agnello che poi consumeranno con azzimi, erbe amare e il rito dei quattro calici. No, a Gerusalemme vivranno una nuova Pasqua; Gesù sarà l’Agnello e il Pane, vero cibo di salvezza; il suo Sangue versato sarà l’unico calice della nuova ed eterna alleanza… egli stesso sarà l’alleanza tra Dio e l’umanità.
Gesù in realtà non rivela tutto questo ai suoi:non sarebbero in grado di capire e già più voltehanno respinto l’idea di un Messia sofferente e vilipeso. È tuttavia chiaro ed esigente: chi vuol dirsi mio discepolo deve amarmi al di sopra di tutto e di tutti, deve mettermi al centro della sua vita, deve essere disposto a portare la propria croce dietro di me e deve rinunciare a tutto ciò che potrebbe intralciarlo nel cammino. Poi con due piccoli esempi esorta ad avere un cuoresaggio: prima di mettere
mano ad un’impresa occorre far bene i conti, perché non accada di non avere i mezzi sufficienti e necessari per portarla a compimento. Seguire Gesù non è cosa da poco e occorre un serio e sincero discernimento: sono disposto a lasciarmi coinvolgere nella sua vicenda; sono disposto a fare la sua volontà anche e soprattutto quando mi sembra di non capirci niente; sono pronto a mettermi nelle sue mani proprio quando queste saranno inchiodate sulla croce?
Questo esame ci porta a smascherare le tante ricchezze accumulate (non soltanto quelle tintinnanti) che soffocano il nostro cuore e ci chiede di decidere coraggiosamente di rinunciare ad esse. «La smettano di adescarmi le cose destinate a morire… Voglio seguire una voce più chiara, capace di commuovermi di più, di eccitarmi di più, di infiammarmi di un amore più intimo. Non voglio più ascoltare lo strepito delle cose terrene… Anche mio padre mi dice: “Amami”, così anche mia madre… Rispondiamo al padre e alla madre che giustamente dicono “Amaci”: “Certamente io vi amo in Cristo, ma non vi posso amare al posto di Cristo. Siate con me in Lui, ma io non posso stare con voi senza di Lui”» (S. Agostino, Disc. 65/A ).

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