Un atto d’amore

Percorrendo i luoghi del terremoto ti accorgi della linea sottile tra normalità e tragedia. Cascia a noi sardi ha mostrato il suo volto, racchiuso nelle rughe dense di preoccupazione del sindaco: «Ha retto il centro storico, scricchiolii in basilica, contenuti, lesioni nelle case popolari giù in valle, io non ci tornerei – ha detto. Lo Stato? Molti soldi… sulla carta». Intanto ottocento sfollati, a riempire alberghi chissà dove, vogliono rientrare, anche nei “moduli”, come la burocrazia li chiama, in legno.
Sì, abbiamo respirato aria di incertezza, a Cascia. Siamo arrivati dalla Sardegna, con un dono. Lo hanno riconosciuto, apprezzato. Occhi umidi di commozione per una parte sperduta d’Italia che li aiuta a rinascere. E quando nell’atto concreto de Sa Paradura, i pastori umbri mettevano insieme ciascuno le proprie venticinque pecore donate, le accompagnavano con occhi bassi di lacrime. Bambini con la benda, fazzoletto coldiretti, sceglievano a “istumbu”: un gioco. Che passione, che storia dietro, di Sardegna là, oltre il mare. Nel paesaggio umbro, aspro di montagne strette tra loro, cielo grigio, brezza che sale dalla val Nerina, dove tanta parte di storia d’Italia è passata. In questa città di Cascia, ha graffiato la collina, scendendo, lungo i secoli, sui tornanti dalla rocca di Sant’Agostino dove sono rimasti i ruderi di una civiltà antica.
Oggi la Basilica di Santa Rita unisce l’Italia, vedi i pellegrini con una devozione straordinaria. Chi, dalle nostre nonne, non ha sentito vicino il respiro di Santa Rita, la Santa delle cause impossibili! C’è voluto un atto di solidarietà per portarci qui, «un atto d’amore», come l’ha definito padre Bernardino nella sua omelia in Basilica inferiore. Quale Italia è qui? Roma non è dietro queste montagne ma pare su un altro pianeta. Cascia è più vicina alla Sardegna, e sono i pastori che stanno modificando l’orografia della terra dell’Isola. La terra è tornata ad essere ossatura delle comunità dell’interno.
Il dopo Paradura è questo: ritessere un filo nuovo, pastori ed economia vivono, dimostri di capirlo chi nella politica sarda deve avere orizzonti alti. Ripercorrendo il Tirreno al contrario, sentendo pastori e organizzatori, l’impressione è che il gioco si fa duro e i duri, in Sardegna, iniziano a giocare.

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