Se il turista pretende di bere e lavarsi

«Gli impianti sono spinti al massimo delle loro potenzialità con sforzi sempre più enormi per trasformare il fango che sta arrivando ai potabilizzatori in acqua da distribuire in rete». Chissà cosa hanno pensato lo scorso 10 agosto i turisti che affollavano le spiagge di Budoni, Posada e Siniscola, nel leggere il comunicato di Abbanoa divulgato per segnalare un disagio che poi pochi giorni dopo si è tradotto in un’ordinanza di non potabilità. Qualcuno avrà lanciato la scontata battutaccia sul Terzo Mondo destinata, se filmata, a scatenare la solita ondata di indignazione on line. Certo, non è proprio il massimo sbarcare in un’Isola e ritrovarsi, dopo aver speso fior di euro solo per il viaggio, il gestore dell’acquedotto avvisare che quel liquido ha un sapore di varecchina e quel colore torbido tale da scoraggiare anche una veloce doccia, perché si potabilizza fango.
Se poi un ospite curioso decidesse di approfondire la questione, ne scoprirebbe delle belle. Perché la Sardegna che nel 2006 doveva razionalizzare con gestioni uniche e multisettoriali l’idrico – potabile, ha inventato Enas, ente che gestisce le dighe, e nel nostro caso quella di “Maccheronis” sul rio Posada, vende l’acqua grezza a Abbanoa (società regionale creata unificando i vari gestori locali) che potabilizza e distribuisce. In questo percorso c’è però, a proposito di semplificazione, un ulteriore protagonista: il Consorzio di bonifica della Sardegna centrale proprietario della condotta, già costruttore e proprietario della diga, che ora si limita a portare l’acqua dal lago al potabilizzatore di Fruncu ’e oche, campagne di Siniscola. Ebbene Enas, analisi alla mano, dice di rilasciare dalla diga materia prima relativamente pulita, ma Abbanoa sostiene di ricevere fango. Quindi il problema è nelle tubature del Consorzio di bonifica che però è un semplice vettore, cioè viene pagato per trasportare l’acqua grezza in tubature pensate e gestite per l’irrigazione dei campi.
Già detta ad apprenderla così il turista curiosone rischia di sbellicarsi dalle risate, dovendosi però trattenere perché, si sa, i sardi sono permalosi. Non fategli però sapere che nelle viscere del Montalbo, monte sovrastante il potabilizzatore di Fruncu ’e oche, c’è un lago carsico quantificato in oltre un milione di metri cubi di acqua cristallina che, se sfruttato ovviamente con tutte le garanzie per la tutela dell’ecosistema, risolverebbe per sempre il problema. Basterebbe potabilizzare, con un rilevante risparmio anche finanziario, quella risorsa non sfruttata da erogare per usi civili e distribuire l’acqua di Maccheronis per i campi. Del progetto si parla da almeno dieci anni. Intanto Siniscola, Torpè, Posada e Budoni anche in questa estate di piogge abbondanti hanno dovuto e stanno facendo i conti con sospensioni del servizio e ordinanze di non potabilità. E poi ci sono anche i turisti: se pretendono di farsi pure la doccia se ne stiano a casa loro.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn