Il turista arriva in miniera

Dalle grigie cavità minerarie, alla grande scommessa turistica. Risuonano parole di futuro in questa grande sala di Istolo, area industriale di Orani, che dai primi decenni del Novecento custodiva le grandi partite di Amesite, Clinocloro, Pirolusite, Talco che Valchisone e Soim strappavano alle viscere della terra e scaricavano qui con un’ingegnosa teleferica. In questa sala che ancora trasuda del sudore dei minatori, per iniziativa di Confindustria, si parla di come «uscire dalla miniera» e scommettere su altro: turismo, rete e attrattori ambientali, inserendolo nella realtà ancora produttiva. Dal 2018 la società “Imifabi” gestisce le concessioni de Su Venosu (talco grigio colitrico) e di Sa Matta (talco bianco), con concessioni che scadranno nel 2035. Anzi i progetti vanno in crescendo e altri operai e tecnici saranno chiamati al lavoro.
La coltivazione della miniera inizia, in sotterraneo, nel 1930, nel 1966 continua a cielo aperto, va sotto terra dal 2014. Sono due le gallerie a meno quattro e a meno otto metri. La soletta in cemento armato pone in sicurezza giacimento, uomini e mezzi. Capacità produttiva di oltre 500 mila tonnellate l’anno. Come conciliare questa realtà produttiva col turismo? La scommessa è alta. Coglie la sfida la giovane direttrice del Museo Nivola, Antonella Camarda, fluente inglese e ottimo tedesco: «Non per ricreare un museo statico ma per alimentare una crescita condivisa con le comunità del territorio, dove tutto si intreccia e si integra. Rete tra cittadini, beni culturali e imprese».
Si accalora la direttrice. Sa bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo… Collegare anzitutto le aree delle miniere delle zone interne. Lo sguardo subito verso Sos Enattos di Lula. Il sindaco Mario Calia ascolta, confuso tra il pubblico. C’è quella candidatura per vincere la sfida a tre, nel 2020. Chi si aggiudicherà, tra Lula, Ungheria e Germania-Austria, il titolo di luogo più adeguato per accogliere, nelle sue viscere, il gigantesco Interferometro triangolare per la ricerca delle onde gravitazionali. Sfida epocale non solo per Lula. I numeri possono dare alla testa. L’Osservatorio Einstein sarà collocato a una profondità tra i 100 e i 300 metri, per isolarlo dai movimenti delle onde sismiche, avrà un perimetro di circa 30 chilometri, con bracci lunghi dieci chilometri per l’osservazione regolare delle onde gravitazionali, inaugurando l’era della nuova astronomia gravitazionale di precisione. Forse il sindaco di Lula è più concentrato su questo, per ora, anche se la straordinaria bellezza ambientale di Sos Enattos è fuori discussione. E Massimo Cossu, manager della società nuorese “Portale Sardegna”, racconta che solo gli attrattori destagionalizzati, come i siti minerari dell’interno, possono cambiare il volto turistico dell’Isola. Lo dice dall’alto della sua esperienza in una società, la seconda sarda quotata in borsa, 18 anni di sfide, portar fuori la Sardegna interna dal vivere di luce riflessa delle spiagge.
Pronti a un nuovo progetto, entro dicembre, finalizzato a rendere fruibili gli attrattori fuori mare e fuori stagione balneare. Una sorta di Open Voucher experience,mappatura delle esperienze, con il turista stesso che attraverso un’App si scelgono i propri itinerari, integrati tra cultura, ambiente, enogastronomia. Protagonisti saranno i Comuni e le istituzioni, con un pacchetto itinerante coinvolgente anche i diversi siti minerari. Il filo che potrà legare Orani, Sos Enattos e Funtana Raminosa, quella miniera di Gadoni.
Terre lontane da questa grande sala della Valchisone, ma che hanno avuto destini simili. Attività estrattive a Funtana Raminosa, risalenti alle imprese e agli schiavi di Roma, o ai baroni di Spagna del 1500. È nel secondo decennio del Novecento che le società estrattive si fiondarono sulle aree impervie di Gadoni. Difficile il trasporto del materiale. Ingegneri al lavoro sin dal 1912 per costruire teleferiche con due funi d’acciaio portanti, con carrelli sempre attivi a depositare rocce di rame. Tanta l’attivitàche, durante il fascismo, il fantasioso imprenditore Marcello Ravizza organizzò la costruzione del “villaggio del rame” nell’area di Funtana Raminosa. Piccola città, con aeroporto e cittadini operai e maestranze legate lì, a doppio filo, imbavagliate e curve ad estrarre: non se ne fece nulla, ovviamente. Tutto finì negli anni Ottanta del secolo scorso e oggi si pensa alla riqualificazione attraverso Igea. Lo conferma Tarcisio Agus, presidente di questa società regionale, nata dalle ceneri di miniere spente. Per «non passare dall’idea Parco che diventa Pacco », come egli dice, chiede la disponibilità dei sindaci, la rete tra amministrazioni e gli 86 Comuni sardi potenzialmente interessati. «Occorre far fruttare subito i 12 milioni disponibili»: musica per le orecchie del sindaco di Orani Antonio Fadda, tra i protagonisti e maggiori sostenitori di un percorso di innovazione nella Sardegna centrale. Tra i volti rigati di ex minatori, o gli occhi attenti di ragazzi con voglia di misurarsi col lavoro, sotto le volte in legno dell’exdeposito del talco, corre un filo di nuova speranza.

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